Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Non approva nuovo fidanzato della figlia e la perseguita: papà stalker condannato

Quando finisce un amore si assiste purtroppo spesso a ex mariti, fidanzati, compagni, conviventi che non se ne capacitano e che danno di matto fino a cacciarsi nei guai. Ma che sia un padre a tramutarsi in uno stalker per il mancato gradimento della relazione della figlia è tipologia di persecuzione insolita.

OSTUNI - Quando finisce un amore si assiste purtroppo spesso a ex mariti, fidanzati, compagni, conviventi che non se ne capacitano e che danno di matto fino a cacciarsi nei guai. Ma che sia un padre a tramutarsi in uno stalker per il mancato gradimento della relazione della figlia è tipologia di persecuzione insolita. E’ accaduto, invece, secondo quanto acclarato nel corso di un processo che in primo grado si è concluso oggi con una sentenza di condanna a nove mesi (pena sospesa) per un uomo di Ostuni, il 61enne E.A, che dovrà inoltre provvedere alla rifusione delle spese legali e al versamento di un risarcimento di 10.000 euro alla figlia 40enne (assistita dall’avvocato Giuliano Calabrese) la quale, stanca di subire aggressioni in pubblica piazza, lo aveva denunciato un anno e mezzo fa.

La storia è questa: lei, donna sposata, lascia il marito e avvia una relazione con un altro uomo con il quale va a convivere. Nessuna scorrettezza, non una sola bugia. Men che meno i "due piedi in una sola scarpa", come dice l’adagio, ma semplicemente una scelta chiara, alla luce del sole. L’ex, addirittura, se ne fa una ragione. Stavolta è il genitore, a quanto riferito dalla vittima che si è costituita parte civile oltre che da numerosi testimoni, a non riuscire proprio ad accettare la decisione della donna, adulta a tal punto da poter discernere cosa sia giusto per se stessa.

L’uomo, che si è affidato alla difesa di Nicola Santoro e Vito Melpignano, l’aveva quindi seguita anche sul luogo di lavoro in quel di Brindisi. S’era assistito a piazzate d’ogni genere, davanti agli sguardi impotenti di altre persone. Fino a un’aggressione, datata febbraio 2013, che era stata la goccia che faceva traboccare il vaso.

Sono tutte circostanze negate dall’imputato che tuttavia è stato ritenuto responsabile di stalking e di lesioni dal giudice monocratico Adriana Almiento. Si chiude così, in primo grado, un capitolo doloroso per chi, tramite querela, lo ha condotto in un’aula di giustizia. Scelta non facile, ma “necessaria” forse per staccare il cordone ombelicale e guardare al proprio futuro con serenità. Senza dover subire il giudizio di nessuno, men che meno di un padre probabilmente un po’ troppo impiccione.  

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