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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca

Storia d'amore patologico: pace fatta fra rivali, ma resta la condanna a un anno

Storia di un amore malato. Di una ossessione patologica come ce ne sono tante. In molte passano da un’aula giudiziaria, se c’è stato qualche atto di follia che ha condotto qualcun altro a sentirsi braccato, minacciato, in pericolo, allora si concludono con una sentenza di condanna.

OSTUNI - Storia di un amore malato. Di una ossessione patologica come ce ne sono tante. In molte passano da un’aula giudiziaria, se c’è stato qualche atto di follia che ha condotto qualcun altro a sentirsi braccato, minacciato, in pericolo, allora si concludono con una sentenza di condanna. E’ successo anche oggi, nonostante la remissione di querela, nonostante il tempo trascorso avesse perfino portato i due rivali a riconciliarsi.

V.C, un uomo di Ostuni, è stato ritenuto responsabile di violenza privata e condannato alla pena di un anno (con la sospensione condizionale) dal collegio giudicante presieduto da Domenico Cucchiara (a latere Luca Scuzzarella e Adriana Almiento).

Il pm aveva presentato un conto perfettamente conforme alla sentenza che è stata poi emessa. Aveva chiesto la riqualificazione dell’accusa di tentato omicidio proprio in violenza privata. E’ una vicenda triste quella che è stata riepilogata oggi nell’aula bunker del tribunale di Brindisi. La storia di un uomo tradito che finì agli arresti per aver aggredito il nuovo compagno della moglie, nel frattempo diventata “ex”.

Si era recato sotto l’abitazione dello stesso, a Ceglie Messapica, e con una manovra azzardata in un vicoletto del centro, aveva inscenato un investimento. Si è capito in aula che non sarebbe stato capace di far male a nessuno, ma che si trattava unicamente di un momento di pura follia dettato dalla gelosia che ottenebra ogni forma di razionalità. Non che sia giustificabile, ma è comunque umanamente comprensibile.

Chiunque si fosse trovato a passare per quell’aula, oggi, si sarebbe sentito un po’ V.C. Magari non per aver vissuto la stessa esperienza, ma nella consapevolezza di poter un giorno arrivare a tanto se intrappolato in una dimensione di amore patologico. E’ lì che nascono le querele, che si compiono gli atti scellerati. Che le brave persone si trasformano in gente capace, forse non del tutto consapevolmente, di compiere un reato.
V.C. era un marito felice, padre di due bimbi, quando iniziò a sospettare che la moglie avesse simpatia per un’altra persona. Andò a fondo, cercò di capire. E fu in quell’esatto istante che, piuttosto che scappare via, decise di regolare i conti finendo in un vortice di querele che però hanno attivato meccanismi giudiziari da cui non ha potuto più liberarsi.

Uno querela per minacce, poi però si contesta d’ufficio un tentato omicidio, ché le accuse le formulano i magistrati sulla base delle ricostruzioni della polizia giudiziaria. E se anche è pace fatta, fra coniugi o fra rivali in amore e le querele sono state rimesse, la contestazione d’ufficio che ha dato avvio al processo non si cancella. Il giudizio si celebra, se i fatti vengono accertati, perché vivaddio dinanzi a un giudice non si può raccontare il falso, si finisce condannati a un anno di reclusione per troppo amore.

E’ la storia dell’ostunese che è tornato a casa con la fedina penale macchiata da una pena di 12 mesi che, se dovesse essere confermata, resterà lì, indelebile. Poco importa al sistema giustizia che i due ex litiganti siano entrati in aula a braccetto. Aver attivato una battaglia a suon di denunce penali ha provocato conseguenze inevitabili. Ora lei, la moglie contesa, sta con un altro. Lui, padre modello, ha avuto “la vita rovinata”, come ha dichiarato a margine del dibattimento.

Tutti staranno meditando, ora, se hanno un po’ di sale in zucca, su quanto ne valesse davvero la pena. 

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