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Ostuni, tentato omicidio: sei anni e sei mesi

BRINDISI – Sei anni e sei mesi di reclusione sono stati inflitti dal giudice per l’udienza preliminare Paola Liaci a Marco Valente, 35 anni, imprenditore ostunese, incensurato. Valente è stato riconosciuto colpevole di avere tentato di ammazzare, la sera del 23 febbraio del 2008, Eugenio Bellanova, 33 anni, ostunese.

BRINDISI - Sei anni e sei mesi di reclusione sono stati inflitti dal giudice per l'udienza preliminare Paola Liaci a Marco Valente, 35 anni, imprenditore ostunese, incensurato. Valente è stato riconosciuto colpevole di avere tentato di ammazzare, la sera del 23 febbraio del 2008, Eugenio Bellanova, 33 anni, ostunese.

Nel corso delle indagini preliminari Valente, titolare di un'autocarrozzeria e di un punto vendita di auto usate, aveva presentato istanza di patteggiamento chiedendo che l'imputazione di tentato omicidio venisse modificata in lesioni gravi. Istanza che fu rigettata dal giudice per le indagini preliminari Antonia Martalò, che nell'occasione sollecitò una più approfondita valutazione degli elementi istruttori acquisiti.

Nell'udienza di giovedì scorso il pubblico ministero Antonio Negro e l'avv, Carlo Legrottaglie, difensore di Bellanova, costituitosi parte civile, avevano chiesto la condanna di Valente a sei anni e due mesi di carcere per tentato omicidio aggravato da futili motivi e detenzione abusiva di arma da fuoco. Di avviso contrario la difesa dell'imputato, per la quale si trattava di semplici lesioni senza alcuna volontà di uccidere. Il gup Paola Liaci ha accolta le richieste della pubblica accusa e della parte civile condannando Valente a 6 anni e due mesi, all'interdizione dai pubblici uffici oltre che al pagamento delle spese e dei danni in favore della parte civile.

La sera del 23 febbraio 2008 dinanzi all'Indian Cafè, a Ostuni, a causa di un litigio tra un adulto del posto e alcuni ragazzini per questioni di parcheggio, scoppiò un parapiglia che culminò con l'esplosione di cinque colpi di pistola contro Bellanova, che fu raggiunto dalle pallottole alle gambe e alla schiena. Ricoverato in ospedale, fu sottoposto a intervento chirurgico. I poliziotti non riuscirono a risalire subito all'autore del tentato omicidio, per l'omertà dei presenti e le versioni contrastanti.

Nonostante le difficoltà incontrate nelle indagini, durante le quali venivano eseguite numerose intercettazioni e interrogatori, il sequestro del bar e una consulenza balistica nei locali, la svolta si ebbe ben presto. Era il 16 maggio del 2008 quando i poliziotti al termine di un rocambolesco inseguimento sui tetti delle abitazioni di Ostuni, arrestarono Valente sulle cui tracce erano da tempo e che sino a quel momento aveva utilizzato la casa dei genitori come nascondiglio. All'uomo fu notificata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di tentato omicidio emessa dal gip Alcide Maritati su richiesta del sostituto procuratore Milto De Nozza, Dopo l'arresto Valente si era avvalso della facoltà di non rispondere. Successivamente, quando il quadro indiziario a suo carico era ormai chiaro, ammise di essere stato lui l'autore del ferimento, rifiutandosi però di fornire indicazioni per recuperare l'arma utilizzata nella sparatoria, mai ritrovata.

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