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Blitz Omega, Vincenzo Maiorano ottiene i domiciliari

Il gip accoglie l'istanza dei difensori d'Amuri e Cascione: l'indagato è accusato di aver fatto parte di un'associazione finalizzata al traffico di droga. Arrestato il 12 dicembre, nell'interrogatorio si professò innocente. Per gli altri finiti in carcere, anche con l'accusa di essere affiliati alla Scu, ricorso al Riesame

BRINDISI – Undici giorni dopo il blitz Omega della Dda di Lecce, ha ottenuto i domiciliari Vincenzo Maiorano, 41 anni, di San Pietro Vernotico, arrestato con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga nella zona Sud del Brindisino. 

Vincenzo Maiorano-2Lo stesso giudice che ha firmato l’ordinanza di arresto in carcere, Vincenzo Brancato, questa mattina, 23 dicembre, ha riconosciuto l’attenuazione della misura ritenendo non attuali le esigenze cautelari. Il gip ha accolto l’istanza presentata dai difensori Daniela d’Amuri e Francesco Cascione, all’esito dell’interrogatorio di garanzia reso da Maiorano. Il brindisino si è professato innocente, ha respinto con forza l’accusa e ha precisato di non conoscere neppure molti degli indagati, mentre per altri ha ammesso la conoscenza, ma non la frequentazione.

Hanno ottenuto i domiciliari anche Gabriele Ingusci e Cristian Cagnazzo, difesi dall'avvocato Cosimo D'Agostino, e Stefano Immorlano, difeso da Rocco Vincenti.

L’inchiesta della Dda è partita dall’omicidio di Antonio Presta, avvenuto a San Donaci, il 5 settembre 2012 e ha portato a scoprire, anche sulla base delle dichiarazioni rede dagli ultimi pentiti della Sacra Corona, affiliazioni a a San Donaci e a Cellino. In 22 sono stati indicati dalla Ddda i volti della Scu: Carlo Solazzo, accusato di essere l’autore materiale del fatto di sangue, Pietro Soleti, Benito Clemente, Floriano Chirivì, Vito Conversano, Onofrio Corbascio, Antonio Corbascio, Carlo Solazzo, Pietro Solazzo, Massimiliano Pagliara, Daniele D’Amato, Claudio Bagordo, Gabriele Leuzzi, Gabriele Cucci, Daniele Rizzo, Saverio Rizzo, Luca Goffredo, Giuseppe Chiriatti, Cosimo Perrone, Giordano Giuseppe (alias Aiace), Cosimo Mazzotta, Giuseppe D’Errico e Cosimo Fullone.

Ruolo di primo piano è contestato a Soleti, “referente a San Donaci dapprima di Antonio Vitale alias il marocchino e Daniele Vicientino detto il professore e poi di Francesco Campana, impegnato nel traffico di droga che aveva base operativa nel club “Le Massè” dove lo stupefacente veniva custodito”. Suoi “ragazzi” erano: Antonio Saracino, Sergio Dell’Anna, Floriano Chirivì, Gennaro Hajdari, Cosimo Vitale, Benito Clemente, Gianluca Re, Fausto Lamberti e Antonio Rizzo, defunto.

Il gruppo di Cellino San Marco avrebbe visto insieme Carlo Solazzo, Pietro Solazzo, fratelli poi arrivati a farsi la guerra, indicati come affiliati a Francesco Campana,  Marco Pecoraro, Daniela Presta, sorella di Antonio Presta, Andrea Vacca, Giuseppe Perrone, Benito Clemente, Umberto Nicoletti, Vito Braccio, Pietro Mastrovito, Massimiliano Pagliara, Claudio Bagordo, Giuseppe Cortese, Antonio De Luca, Francesco Giannotti, Vincenzo Maiorano, Saverio Elia, Marco Ferulli, Daniele D’Amato, Stefano Immorlano, Annunziato Christian Vetrucci, Francesco Francavilla, Davide Goffredo, Antonio Brando Lutrino, Cristian Cagnazzo, Salvatore Arseni, Valter Scalinci, Oronzo Chiriatti, Cosimo Fullone, Matteo Moriero, Nicola Taurino, Gionatan Manchini e Gabriele Ingusci.

I difensori di diversi indagati hanno già presentato ricorso al riesame. Depositata, tra le altre, quella per Daniela Presta, difesa dall’avvocato Giacomo Serio.

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