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Operazione "Ottobre rosso", il ruolo dei brindisini nel traffico di droga dai Balcani

Con il blitz i carabinieri di Genova hanno sgominato un presunto sodalizio criminale attivo nella Penisola: emesse 21 misure cautelari in tutta Italia

BRINDISI – Marijuana coltiva nei Balcani e importata in Italia tramite gli scafi che facevano la spola tra le coste adriatiche d'oltremare e quelle della Penisola. Gli investigatori di Genova hanno sgominato una presunta consorteria criminale che si occupava di traffico internazionale di stupefacenti. Anche di cocaina. Se le menti degli “affari” sono albanesi, l'organizzazione logistica era affidata a soggetti del Brindisino. E' l'operazione “Ottobre rosso”: le indagini sono state condotte dal settembre 2016 al gennaio 2019, 50 persone denunciate e 32 indagati. Sono state emesse 21 misure cautelari: 12 soggetti in carcere e 9 con obbligo di dimora. Tra questi, il gip del Tribunale di Genova Luisa Avanzino ha disposto la custodia cautelare in carcere per Francesco Calamo (fasanese di 53 anni), Giovanni Carabotti (53enne nato a Cisternino), Alessandro Zizzi (28enne fasanese), Cosimo Carrozzo (56enne di Mesagne) e Antonio Prudentino (45enne ostunese). Altri brindisini risultano indagati.

I numeri dell'operazione condotta dai militari liguri sono imponenti: oltre sette tonnellate di stupefacente sequestrato per un valore di 50 milioni di euro circa. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale, detenzione e vendita di stupefacenti; estorsione; detenzione di armi clandestine. La base logistica dell'organizzazione è stata individuata a Rapallo, in Liguria. La rotta adriatica, con l'importazione della droga dai Balcani (Montenegro e Albania) era curata da soggetti pugliesi. L'attività di importazione avveniva a bordo di “gommoni transoceanici” modificati. E' importante per gli inquirenti il supporto logistico-organizzativo e le coperture di soggetti attigui alla Sacra corona unita. Una volta giunto in Italia, lo stupefacente veniva smistato presso varie piazze di spaccio, anche oltre confine. Uno dei depositi della droga individuati dagli investigatori si trovava a Roma. E' interessante il modo in cui lo stupefacente raggiungeva altre piazze di spaccio: attraverso “mini depositi itineranti”, ovvero autovetture intestate a prestanome fittizi, che consentivano di raggiungere facilmente diverse località Italiane (Bologna, Firenze e la stessa Rapallo), preservando il deposito centrale e il suo contenuto.

Nelle 196 pagine di ordinanza del gip vengono ricostruiti i traffici. Ai pugliesi l'onere del trasporto e dello sbarco dello stupefacente, dunque. Francesco Calamo e un altro italiano, insieme a soggetti albanesi, sarebbero tra le “menti” dell'associazione per delinquere. Calamo si sarebbe occupato del finanziamento e della coltivazione di marijuana in Albania, dell'organizzazione delle importazioni e delle esportazioni dello stupefacente. Giovanni Carabotti è accusato di essere uno stretto collaboratore di Calamo. Antonio Prudentino si sarebbe occupato di pilotare i natanti per il trasporto dello stupefacente dall'Albania. L'organizzazione era ben rodata, con ruoli e dinamiche collaudate, ma è stata bloccata dal blitz “Ottobre Rosso” di ieri, martedì 9 marzo 2021.

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