Cronaca

Pace fatta tra Sgarbi e l’ex ministro: Cancellieri rimette la querela

Sentenza del giudice di pace di Brindisi: “Non doversi procedere nei confronti del critico d’arte”. La lettera: “Chiedo scusa per la mia esuberanza, ho sbagliato ad aggredirla, ma insultavo il potere politico indebolito”. Al centro del processo per diffamazione, un incontro avvenuto a Cellino San Marco ad agosto 2013

BRINDISI – “Oggi posso essere «pentito» della sgradevolezza delle mie parole ma la prego di credere che erano solo le dichiarazioni di un uomo deluso”. Parole di Vittorio Sgarbi che oggi era atteso a Brindisi, come imputato, davanti al giudice di pace, per rispondere dell’accusa di diffamazione mossa dalla Procura del capoluogo, dopo la denuncia sporta dell’ex ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri in relazione ad alcune frasi che il critico d’arte avrebbe proferito in occasione di un incontro pubblico a Cellino San Marco, il 12 agosto 2013, sul quale ha testimoniato anche l’ex sindaco Francesco Cascione.Anna Maria Cancellieri

Ma il critico d’arte ha preferito chiarire la questione lontano dalle aule di giustizia e lo ha fatto scrivendo una lettera all’ex titolare del Dicastero che proprio in virtù delle scuse ha rimesso la querela, non prima di aver risposto. Sempre tramite missiva. I testi dei messaggi scritti da entrambi sono stati pubblicati su Il Giornale lo scorso 8 novembre e solo oggi sono venuti a galla come motivazione alla base della scelta dell’ex ministro di fare un passo indietro, con la conseguenza che il giudice di pace di Brindisi, Salvatore Camposeo, ha pronunciato sentenza di “non doversi procedere per remissione della querela”.

Pace fatta, quindi, tra Sgarbi e Cancellieri a dispetto delle previsioni secondo le quali sarebbe stato impossibile arrivare alla stretta di mano fra le parti. Soprattutto dopo che l’ex ministro è stata ascoltata nell’aula del giudice di pace la scorsa estate, confermando di essere stata offesa  e rinunciando all’offerta simbolica di un assegno di 500 euro, allegato a una lettera di scuse.

La sede dell'ufficio del giudice di pace a BrindisiNel corso dell’esame, Anna Maria Cancellieri definì offensiva anche la stessa offerta dell’assegno, aggiungendo che in quel comizio Sgarbi ne disse tante: Sono stata offesa innanzitutto come donna perché paragonata a Ruby, poi come ministro dell’Interno. Non solo. E’ stato offeso anche il presidente della Repubblica: Vittorio Sgarbi ne ha dette tante che non le ricordo tutte, vero è che sono stata insultata più volte, pure in televisione, oltre che al comizio di Cellino San Marco.

Era un incontro pubblico dal titolo “Turismo rurale: opportunità di sviluppo sostenibile per il territorio”, organizzato dall’assessorato comunale alle politiche sociali, turismo e politiche comunitarie e  dalla Pro Loco. Ospite era lo stesso  Sgarbi che presentò il suo libro “In nome del figlio”. Presenti, tra gli altri, Mario Luzzato Fegiz, del Corriere della Sera, oltre a esponenti politici locali. “Dinanzi a una platea di 300 persone Sgarbi proferì la seguente frase: lo Stato si serve di queste figure, i prefetti poi ci fanno carriera, guadagnando 12mila euro al mese, come è successo a un noto prefetto che poi sciogliendo i comuni per mafia ha fatto carriera e ora è ministro”, si legge nel capo d’imputazione. “In quella occasione andò oltre affermando che l’allora titolare del dicastero era stata “raccomandata da Napolitano”.

Cosa è successo nel frattempo? E’ accaduto che il trascorrere delle settimane e poi dei mesi, ha contributo a stemperare i toni, sino ad arrivare alla scelta di Sgarbi di consegnare una nuova missiva ai suoi  gli avvocati Gianpaolo Cicconi e Anna Cavaliere (quest’ultima del Foro di Brindisi, lo ha rappresentato davanti al giudice di pace).

Sgarbi è partito dalla situazione venutasi all’epoca a creare nel Comune di Salemi, sciolto dal Governo, comune di cui era sindaco: “Illustre ministro (è lui che ho offeso), gentile dottoressa Cancellieri (di cui ho un buon ricordo), avrei sperato che il potere politico, nel quale io ho confidato, fosse in grado di valutare il mio impegno come sindaco contro i luoghi comuni di quell’antimafia opportunistica che ogni giorno di più viene smascherata”, si legge nella prima parte della missiva che poi ricostruisce gli eventi.
“A distanza di tempo l’inclemenza dello scioglimento ha ottenuto soltanto l’umiliazione di un paese che con me aveva rialzato la testa. Lei può capire, quindi, la mia delusione, anche personale e, nel mio carattere, la violenza della reazione non contro di lei, ma contro la macchina amministrativa dello Stato che lei non ha ritenuto di fermare. Ho sbagliato ad aggredirla,ma insultavo il potere politico indebolito, non la sua persona. Non voglio giudicarla e sono qua anzi a scusarmi della mia esuberanza, paradossale e certamente irritante; ma lei può capire che non c’è niente di più doloroso, per chi crede nella propria azione e non accetta compromessi di essere accusati ingiustamente. Sono certo che lei avrà agito in buona fede e senza pregiudizio, ma sono altrettanto certo che davanti alla Storia, e anche alla piccola storia di Salemi, il suo è stato un errore. E ritenga queste mie parole non una giustificazione della mia violenza verbale, ma l’espressione di una profonda amarezza che mi ha portato anche agli atteggiamenti scomposti che lei giustamente lamenta. Me ne scuso sinceramente con la persona, ma non posso mutare il mio giudizio sulla insufficienza
politica”. Rispetto a questo giudizio, la lettera va avanti ed è tutt’altra storia: “Spero nella sua comprensione, rinnovandole la stima che le ho manifestato come prefetto e come commissario”, conclude Sgarbi.

La risposta dell’ex ministro: “Gentile professor Sgarbi, vorrei che sapesse che comprendo la sua amarezza e la sua delusione. Al tempo stesso, però, ci tengo a riaffermare l’inevitabilità della mia decisione. Decisione presa con sofferenza e assoluta convinzione perché gli elementi istruttori in mio possesso, su cui si è basata la relazione del prefetto, indicavano una unica strada da percorrere, senza tentennamenti.  Come già le dissi, il provvedimento non riguardava affatto la sua persona, ma il contesto ambientale e gli avvenimenti che maturavano in Comune durante le sue assenze”.
“Del resto, lo scioglimento di un Comune per condizionamento mafioso è una misura che non presuppone necessariamente la responsabilità individuale di ogni singolo amministratore, né sempre implica la diretta contaminazione della compagine di governo locale. Al punto che né è stato spesso evidenziato il carattere di «tutela» del Comune coinvolto, piuttosto che quello, tout court, sanzionatorio”. La lettera chiude con un ringraziamento per la stima affermata da Sgarbi. “Stima che ricambio”, ha scritto l’ex ministro Cancellieri.

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