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Padre e figlio perseguitano la madre: arresto e divieto di avvicinamento

Vittima di stalking, tentata violenza privata e danneggiamento seguito da incendio di auto, da parte dell’ex marito e di suo figlio

BRINDISI – Vittima di stalking, tentata violenza privata e danneggiamento seguito da incendio di auto, da parte dell’ex marito e di suo figlio. Un incubo peggiore non poteva capitare a una donna brindisina che ha perso la pace a causa degli atti persecutori da parte di coloro che erano la sua famiglia. Incubo a cui hanno messo fine gli agenti della squadra mobile di Brindisi dopo tutte le indagini del caso e dopo che la stessa ha trovato il coraggio di chiedere aiuto alla polizia. 

L’ex marito, 57 anni, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari mentre il figlio, 26 anni, da un divieto di avvicinamento alla madre e ai luoghi da lei frequentati, mantenendo una distanza non inferiore a 300 metri dalla donna e dall’abitazione della stessa e con l’ulteriore prescrizione di non comunicare con la donna neppure in forma scritta, a mezzo telefono o della rete internet.

“Nonostante gli sforzi fatti nel tempo per propugnare la parità dei sessi e le continue campagne sul delicato e purtroppo sempre attuale tema della violenza sulle donne, i casi di femminicidio non si arrestato e quest’ultimo è un termine ormai tristemente entrato nella quotidianità”. Si legge in una nota della Squadra mobile di Brindisi diretta dal vice questore Antonio Sfameni.

“I casi di violenza, di aperta molestia, i maltrattamenti, gli atti persecutori non diminuiscono e non accennano ad essere banditi e spesso sono anche oggetto di una sorta di giustificazione, soprattutto quando avvengono tra le mura domestiche, che rende difficoltoso addirittura riuscire a scoprire i casi che giornalmente si consumano.  Le denunce non sono mai tantissime e ciò per i motivi più svariati: il terrore delle vittime di una ritorsione, preoccupazione di sciogliere un vincolo familiare o relazionale cui si tiene particolarmente nonostante le umiliazioni e vessazioni, timore di perdere i figli e tanto altro. L’assenza di qualificate notizie di reato rende quello della violenza sulle donne un dato incompleto, spesso fuorviante e genera un rilevante “dark number” risultante, per l’appunto, dalla sproporzione tra dato reale del fenomeno ed episodi riportati alle Forze di Polizia ed alle Autorità Giudiziarie”.

“In questo settore tanto fanno però le unità specializzate della Polizia di Stato che, attraverso operatori qualificati e dotati di particolare sensibilità ed esperienza nel settore, riescono ad affrontare difficili percorsi investigativi fatti di delicati approcci con le vittime che, solo se accolte in un ambiente favorevole, riescono ad aprirsi ed a fornire quei dettagli che, seppur sgradevoli e dolorosi per le stesse interessate, risultano di assoluta rilevanza per le indagini e per la cristallizzazione di quel quadro probatorio assolutamente necessario per determinare un intervento, investigativo e giudiziario, che possa garantire al meglio le persone offese dalla tipologia di reati in argomento”.

Circa il divieto di avvicinamento alla persona offesa dal reato, va ricordato che è una misura cautelare personale, coercitiva e obbligatoria, prevista e disciplinata dall'art. 282-ter del codice di procedura penale. Si tratta di una misura di recente introduzione nel nostro ordinamento (febbraio 2009) che tende ad assicurare alla vittima una tutela tangibile ed immediata da possibili persecuzioni e ritorsioni da parte dell’autore dei reati. Del resto, ove il reo dovesse violare tali divieti ed obblighi, debitamente segnalati all’Autorità Giudiziaria, potrebbe essere passibile di più grave e restrittiva misura cautelare personale.

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