Cronaca

Parte un'altra improbabile rivendicazione: l'autonomia dell'Autorità portuale

La specializzazione della politica brindisina è, come è noto, quella di cominciare le proprie battaglie a giochi già fatti oppure, se vi garba di più, a babbo morto. Ha questo segno anche il vertice sul porto convocato dal sindaco Mimmo Consales per il 18 gennaio

BRINDISI – La specializzazione della politica brindisina è, come è noto, quella di cominciare le proprie battaglie a giochi già fatti oppure, se vi garba di più, a babbo morto. Vedi la recente rivendicazione di un patto per Brindisi a due mesi dopo il varo del Masterplan per il Mezzogiorno da parte del governo Renzi, che finanzierà 16 patti regionali, di aree metropolitane e città strategiche. Ha questo segno anche il vertice sul porto convocato dal sindaco Mimmo Consales per il 18 gennaio, lunedì prossimo, alle 10,30 a Palazzo Nervegna per rivendicare l’autonomia di Brindisi, visto che – questo il ragionamento -Taranto e Bari l’hanno ottenuta facendo saltare l’impostazione iniziale di una sola Autorità di sistema portuale del Basso Adriatico.

Convocati capigruppo consiliari, parlamentari nazionali e regionali, associazioni delle imprese, l’immancabile Consorzio Asi imposto dall’alleanza tra Pd e centristi, Camera di Commercio, sindacati, Provincia. “L’obiettivo è quello di ribadire la netta contrarietà, rispetto alla volontà del Governo, di abolire l’Autorità Portuale di Brindisi. Il tutto, in vista di un possibile incontro con il Ministro delle Infrastrutture o con un suo delegato”, dichiara Consales.

Aveva apeto le danze in mattinata il capogruppo del Pd, Salvatore Brigante: “Alla luce delle decisioni che si apprendono dalla stampa del venir meno dell'Autority unica per i porti di Puglia, si vive forte preoccupazione per il futuro del porto di Brindisi e quindi dello spirito che ha accompagnato il voto unanime in consiglio comunale della scelta del nostro porto come autorità indipendente. Pertanto ho richiesto al presidente del Consiglio Comunale di convocare con urgenza una conferenza dei capi gruppo per studiare e proporre ancora con forza la tesi già espressa dal consiglio comunale di Brindisi”.

Dove fosse la politica brindisina, dove fossero i parlamentari che Consales ha invitato per lunedì, quando la bozza vista e rivista del decreto Madia era in circolazione, e quando il ministro Graziano Delrio è stato indotto dalle pressioni dei sindaci di Bari e Taranto a cambiare strategia sui porti pugliesi, è la prima domanda da porsi.  Bisognava reagire subito, protestare nelle sedi istituzionali affrontando la questione con il presidente della Regione Puglia, in sede ministeriale e nello stesso Pd a Roma e Bari. Perché sono tutte di marca Pd, o dei suoi vari califfati, le modifiche applicate in corsa all’idea iniziale di accorpamento delle autorità portuali italiane.

Lo stesso Consales aveva condiviso pubblicamente l’impostazione iniziale di una sola authority per la Puglia, che era, e resta, l’idea più valida dal punto di vista logistico. La contropartita non può certo essere invece il ritorno all’autonomia di tutti, e l’avallo di una parte della stampa locale a questa tesi non è che un ulteriore segnale di confusione. Basterebbe seguire la crisi dell’economia cinese di queste settimane e di queste ore per capire che i cambiamenti dello spostamento delle merci a livello mondiale possono subire modificazioni tali da richiedere una grande flessibilità dei sistemi logistici.

Il futuro di Taranto è legato alla ricerca di un sostituto di Evergreen? Allora le speranze sono limitate: Taranto potrà mai essere un porto hub, in uno scenario in cui i cinesi investono sul Pireo e su Cipro, e in Nord Africa si lavora a grandi porti container?Nell’Italia Meridionale sarà un miracolo se sopravvivrà la sola Gioia Tauro. Taranto potrà mai sperare in collegamenti ro-ro o passeggeri? Ci sarà qualcuno disposto a comprare, bonificare e rilanciare il siderurgico per immaginare un porto che torna a movimentare semilavorati in acciaio? Molti scuotono la testa. Separare Taranto, Bari e Brindisi è stato un grave errore commesso dal governo Renzi.

La riforma prevede una rendicontazione dei fatturati ogni due anni: se il trend non sarà positivo, l’authority perderà la propria autonomia. Taranto sarà in grado tra due o tre anni di presentare indubitabili segnali di ripresa? La stessa domanda vale anche per Brindisi che ora, in grandissimo ritardo ancora una volta, vuole battere i pugni per ottenere l’autonomia anche al cospetto di un probabile calo del traffico del carbone, al rischio di una smobilitazione della chimica e di ciò che rappresenta in termini di merci, alla sparizione da un anno all’altro delle navi da crociera, e alla mancanza di vere navi passeggeri, alla difficoltà di fare spazio ad altri armatori per il traffico ro-ro.

Senza dimenticare che la riforma prevede l’autonomia solo per i porti core: Taranto e Bari lo sono, Brindisi no, né lo potrà diventare con un colpo di bacchetta magica che la politica brindisina non ha tra le sue dotazioni già molto limitate. E tutti i finanziamenti europei saranno convogliati solo sui porti core. Perduta l’occasione di bloccare lo snaturamento del sistema portuale unico della Puglia, perciò, Brindisi deve scegliere la strada più conveniente.

In 20 anni di autorità portuale autonoma il porto ha perso solo posizioni, navi, finanziamenti, non ha varato un nuovo piano regolatore, non ha costruito nuovi accosti e neppure terminal. La politica locale non ha mosso un dito. E’ il momento di cambiare strada, e quella dell’Autorità di Sistema dell’Adriatico Meridionale assieme a Bari, Manfredonia, Barletta e Monopoli è una sfida da accettare, per rientrare nel grande giro della logistica. Paura di contare niente? Brindisi è già a quel punto. Per rivendicare un nuovo ruolo bisogna entrare in gioco, non uscirne.

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