Cronaca

Patrimonio Cannone, dissequestro parziale

BRINDISI - Troppo tempo è passato per poter sostenere che le colpe del padre debbano ricadere ancora sugli acquisti del figlio. Per altro in assenza di documentazione che, dettagliatamente, attesti che i soldi usati oggi sono soldi riciclati e accumulati nel lontano 1992.

BRINDISI - Troppo tempo è passato per poter sostenere che le colpe del padre debbano ricadere ancora sugli acquisti del figlio. Per altro in assenza di documentazione che, dettagliatamente, attesti che i soldi usati oggi sono soldi riciclati e accumulati nel lontano 1992. E' per queste ragioni che è stato dissequestrato in parte il patrimonio di Oscar Cannone, imprenditore di Brindisi, per lo meno quello che fu avvolto dai sigilli il 22 luglio del 2013 su richiesta del pm Giuseppe De Nozza.

Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Brindisi (Chiarelli, Cacucci e Nestore) che ha ritenuto nel merito, condividendo le osservazioni della difesa di Oscar Cannone, sostenuta da Giacomo Serio e Giuliano Calabrese, che non si potessero mettere in relazione le attività compiute dal figlio, per lo meno non tutte, con quelle che illo tempore condusse il padre Ciro, legate per lo più al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

E' stato così annullato il decreto di sequestro disposto dal gip la scorsa estate in quel di Brindisi: una villa al Casale, quattro autovetture, un rimorchio, una moto e un gommone. Il valore complessivo ammontava a 715 mila euro. Oscar Cannone resta comunque indagato per riciclaggio e sarà poi un approfondimento dibattimentale, come per altro scrivono i giudici nelle motivazioni, per stabilire se effettivamente vi è connessione fra il passato e il presente e se gli investimenti siano stati fatti con denaro sporco. E se fosse realmente possibile, solo per via della sproporzione fra beni posseduti e redditi dichiarati estendere all'intero nucleo famigliare di Ciro Cannone indagini antimafia e sequestri.

Altra storia, e altro genere di indagini patrimoniali ben più dettagliate ne sono a fondamento, è quella antecedente di pochi mesi. Il 22 aprile, sempre i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, avevano "bloccato" con analogo provvedimento disposto dal gip di Brindisi, la ditta edile Euro Plast Srl, oltre ad altre disponibilità finanziarie e mezzi. Nel marzo 2010 fu disposto un provvedimento di confisca, nell'ambito dell'operazione Cash Flow II che si inseriva in una più ampia indagine su fatti compiuti a partire dal 1999, per 4 milioni di euro.

Nell'elenco c'erano due società, la Nuova Resine Sud e la American Plast, due appartamenti, quattro garage, sette auto di lusso, un capannone di 2mila metri quadrati, un terreno edificabile di oltre mille, tutti i macchinari e i mobili trovati all'interno, 200 mila euro depositati in conti bancari e altro denaro contante. Ma lì, le interconnessioni erano forse ben più esplicite.

 

 

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