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Ancora bloccati patteggiamenti e riti abbreviati per indagine "Do ut des"

Restano congelate nelle mani del gup Maurizio Saso l’istanza di patteggiamento dell’ex sindaco di Cellino San Marco, Francesco Cascione, e di altri ex amministratori comunali così come il processo con rito abbreviato, scaturiti dall’inchiesta Do ut des

BRINDISI – Restano congelate nelle mani del gup Maurizio Saso l’istanza di patteggiamento dell’ex sindaco di Cellino San Marco, Francesco Cascione, e di altri ex amministratori comunali così come  il processo con rito abbreviato, scaturiti dall’inchiesta Do ut des, su presunte tangenti per due motivi: innanzitutto non sono stati ancora chiariti i termini della restituzione delle mazzette, come richiesto dalle nuove disposizioni di legge, e in secondo luogo per i difensori di altri imputati le dichiarazioni rese dall’ex primo cittadino sull’esistenza dell’associazione per delinquere non sarebbero affatto chiare, ma sfuggenti, al punto da non costituire un elemento a sostegno dell’ipotesi accusatoria.

Le udienze previste per la mattinata di oggi, dopo la discussione degli avvocati penalisti, sono state rinviate perché il pubblico ministero titolare del fascicolo, Antonio Costantini, ha chiesto di replicare. Di conseguenza per l’ormai ex sindaco Cascione, anche oggi presente in aula, e per gli altri che hanno scelto riti alternativi al dibattimento, rimane l’attesa: dovranno aspettare una settimana, salvo rinvii.

Il difensore di fiducia di Cascione, l’avvocato Giuseppe Guastella, ha chiesto di chiudere il conto con la giustizia a tre anni e quattro mesi, in relazione alle accuse di corruzione mentre per gli altri ex assessori,  Gianfranco Quarta, ex titolare della delega ai Servizi sociali,  Omero Macchitella Molendini, ex  al Bilancio, la richiesta di concordato della pena è arrivata a tre anni e otto mesi, stando alle istanze presentate dai legali Fabio Di Bello e Massimo Renna. Per Francesco Francavilla, “soggetto privo dei requisiti per poter svolgere attività commerciale” (in un chiosco),  il difensore Ladislao Massari ha chiesto di patteggiare a due anni.

Per tutti tranne Quarta resta il punto interrogativo legato alla necessità di restituire il profitto oggetto della corruzione contestata alla luce della nuova disciplina che attiene al patteggiamento quando il rito alternativo al processo ordinario si riferisce a reati contro la Pubblica Amministrazione. Dallo scorso 14 giugno, infatti, trova applicazione la novità normativa derivante dalla legge (la numero 69 del 27 maggio 2015), secondo cui l’ammissibilità al concordato della pena è subordinata alla “restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato”. Il che significa che la “riparazione” equivale a una condizione preliminare, in mancanza della quale non è possibile procedere con la richiesta.

Vero è che Cascione, oggi presente in aula, già il 14 luglio ha versato la somma pari a 9.400 euro sul conto corrente a disposizione dell’autorità giudiziaria: si tratta di una parte dell’importo contestato in relazione agli episodi di natura corruttiva evidenziati nel capo di imputazione. Per Francavilla, poi, va risolta la questione legata all’oggetto della restituzione perché l’accusa è di aver usato energia elettrica pubblica e di aver occupato suolo pubblico con i tavolini, per cui si rende necessaria una “conversione” in euro.

In ogni caso, per tutti gli imputati accusati di corruzione, la restituzione va intesa in favore della parte lesa, ossia il Comune di Cellino San Marco che si è costituito con l’avvocato Cosimo Pagliara in tutti i procedimenti, chiedendo un risarcimento dei danni, anche di immagine, per cinque milioni di euro.

L’istanza di costituzione di parte civile è stata ammessa anche nel processo con rito abbreviato a carico di Corrado Prisco, ex assessore alle Attività produttive, commercio, artigianato e agricoltura, e Gianfranco Pezzuto, vice sindaco con delega ai Lavori Pubblici. Per i due imputati, il pm ha chiesto la condanna a quattro anni di reclusione, con l’esclusione dalle attenuanti generiche, più quattromila euro di multa. E ancora la confisca della frazione della mazzetta di diecimila euro e l’interdizione dai pubblici uffici.

Nell’abbreviato oggi i difensori hanno eccepito che le dichiarazioni rese da Cascione e da Quarta e ritenute dal pm autoaccusatorie in realtà non sarebbero tali perché nessuno dei due avrebbe ammesso di aver promosso e diretto il sodalizio.

Il Comune si è costituito parte civile anche nel processo ordinario in cui sono imputati Gabriele Elia, 32 anni, ex assessore ai Servizi sociali della Giunta Cascione, Tommaso Ricchiuto, 70 anni, già presidente del Consiglio di amministrazione della società Igeco ritenuto dalla procura amministratore di fatto, e Alfredo Bruno, 58 anni, responsabile tecnico della stessa Igeco. Il dibattimento è stato incardinato davanti al Tribunale di Brindisi

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