Cronaca

Patto di stabilità: lo sforamento blocca pure la Protezione civile

Paradosso tutto brindisino, conseguenza diretta dello sforamento del patto di stabilità: ad aver bisogno di aiuto è la Protezione civile perché non ci sono fondi per l’Unità operativa. Zero euro per il progetto “Brindisi sicura” che ogni estate permetteva interventi in caso di incendi e sbarchi di immigrati. Né c’è ossigeno per la gestione di emergenze legate all’allerta meteo, come trombe d’aria o alluvioni. Non ci sono più neppure le disponibilità per fare gasolio ai mezzi

BRINDISI – Paradosso tutto brindisino, conseguenza diretta dello sforamento del patto di stabilità: ad aver bisogno di aiuto è la Protezione civile perché non ci sono fondi per l’Unità operativa. Zero euro per il progetto “Brindisi sicura” che ogni estate permetteva interventi in caso di incendi e sbarchi di immigrati. Né c’è ossigeno per la gestione di emergenze legate all’allerta meteo, come trombe d’aria o alluvioni. Non ci sono più neppure le disponibilità per fare gasolio ai mezzi.

Sos. L’Sos c’è tutto dopo che lo sbilanciamento fra entrate e uscite per un milione e 597mila euro è stato reso ufficiale dal sindaco Mimmo Consales, con annesse preoccupazioni per la garanzia dei servizi che solo la Protezione civile è in grado di assicurare in autonomia o in stretta collaborazione con i vigili del fuoco o gli uomini delle forze dell’ordine.

In verità serpeggiava da mesi, da quando nella sede dell’Unità operativa che si trova in via della Torretta è arrivata la prima voce sui conti che non tornavano, complici i pourparler dei consiglieri comunali di opposizione che oggi pomeriggio (23 aprile) alle 17,30 hanno convocato una conferenza stampa per consegnare il loro giudizio su quanto è accaduto.

E soprattutto sulle dichiarazioni rese dal primo cittadino, incentrate sul salvataggio della società Multiservizi, la partecipata che conta il maggior numero di dipendenti: 172 unità, altrettante famiglie salvate, secondo Consales, che sul piatto della bilancia contabile ha messo la Bms sacrificando il resto. L’Ente ha versato un milione e 580mila per il ripiano parziale della voragine della società.

Il progetto. A quanto pare, a pagare il prezzo di quella responsabilità politico-amministrativa rivendicata dal capo dell’amministrazione di centrosinistra, c’è da annoverare prima di ogni altro, il futuro dei servizi resi e garantiti dalla Protezione civile nelle 24 ore. Reperibile mattina, pomeriggio, sera e notte è l’ingegnere Giuseppe Augusto, che ora come mai prima non potrà dormire sonni tranquilli: su di lui grava tutto il peso dell’Unità costretta a fare i conti con finanziamenti non ridotti all’osso come è stato sino ad ora, ma praticamente azzerati.

Non possono esserci stanziamenti per le attività che venivano racchiuse sotto la voce “Brindisi sicura”, dal sapore tipicamente estivo, essendo legate soprattutto agli interventi in caso di incendi che – come si sa – avvengono un giorno sì e l’altro pure, più volte al giorno, tanto da costituire un’emergenza a tutti gli effetti. Nello stesso progetto rientrano le attività connesse alla gestione di un’eventuale emergenza sbarchi che con la bella stagione sono più che concreti, a maggior ragione ora vista la situazione che si è venuta a creare nell’area del Mediterraneo. Se arriveranno navi con immigrati, l’Unità avrà le mani legate.

La sanzione. La motivazione è presto detta: va cercata e trovata nel mancato rispetto del patto di stabilità. Più esattamente nelle sanzioni a cui si espone il Comune di Brindisi, tra le quali c’è quella che attiene all’impossibilità di dare vita a progetti incentivanti, caratterizzati dal requisito innovativo. Sotto questa voce, rientrano appunto le attività poste in essere dagli uomini della Protezione civile, vale a dire i cinque dipendenti dell’Amministrazione cittadina a cui vanno ad aggiungersi i quaranta volontari che mettono anima e cuore (sono quelli dell’associazione Cb Ricetrasmissione).

Stando così le cose, non è più possibile neppure pensare di fare rifornimento ai mezzi: per le spese carburante, in media, venivano stanziati tremila euro per i volontari a titolo di rimborso spese. Per l’attività del personale dell’Unità operativa, invece, la somma era pari a 18mila euro lordi. Ma di questo importo non c’è traccia sino al 31 dicembre, né potrà esserci per i prossimi dodici mesi proprio in virtù delle conseguenze dello sforamento. A quanto pare non una novità, se è vero che già prima della fine dell’anno, l’ufficio Ragioneria di Palazzo di città ha fatto un bonifico in favore della Multiservizi per un milione e 580mila euro.

Non solo. Sino ad ora non c’è traccia neppure del finanziamento dello Stato, sotto forma di trasferimento per l’esercizio di funzioni delegate, pari a 75mila euro. Qui il patto di stabilità non c’entra niente. Ma resta sempre sullo sfondo la circostanza che si tratta di una conseguenza di una decisione assunta dal Comune e quindi dalla maggioranza di governo perché – a quanto pare – i fondi sono arrivati da Roma, ma non sono stati destinati alla Protezione civile.

Per lo meno non ancora, stando alla documentazione posta alla base della redazione del bilancio. Spetta all’amministrazione la decisione sulla “destinazione” di quei fondi essendo cambiate le disposizioni di legge. Non c’è traccia né per l’anno in corso, né tanto meno per il prossimo.

La conseguenza. E allora? Nella sede della Protezione civile hanno iniziato a farsi il segno della croce: si affidano alle preghiere, sperando in un miracolo. Intanto il lavoro viene assicurato solo grazie al buon cuore, alla passione e alla dedizione di chi è pronto a correre nei giorni di festa, sacrificando la famiglia.

Così come è stato fatto nei giorni della tragedia del naufragio del traghetto Norman Atlantic proveniente dalla Grecia e diventato tomba galleggiante sul mare al largo di Brindisi. Per l’impegno profuso, c’è un encomio che porta la firma del Prefetto. Motivo di orgoglio per la città, sicuramente. Peccato che più delle parole, a volte, servano i fondi. Che non ci sono.

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