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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Pena riformata in appello per ufficiale accusato di abusi sessuali sulla figlioletta

BRINDISI - Pena riformata in appello per un ufficiale brindisino dell’esercito, 40 anni. Condannato a un anno e quattro mesi per presunte violenze sulla figlioletta di quattro anni contro i cinque inflitti in primo grado. Il collegio giudicante presieduto da Rodolfo Boselli, ha respinto la richiesta di conferma della condanna avanzata dal procuratore generale Giuseppe Vignola. Il collegio d’appello ha riconosciuto e concesso le attenuanti generiche del “fatto lieve”, di minore entità rispetto agli abusi prospettati in primo grado. Il procuratore stesso ha parlato di “caso controverso, di grande sofferenza e di grande complessità”.

BRINDISI - Pena riformata in appello per un ufficiale brindisino dell'Esercito, 40 anni. Condannato a un anno e quattro mesi per presunte violenze sulla figlioletta di quattro anni contro i cinque inflitti in primo grado. Il collegio giudicante presieduto da Rodolfo Boselli, ha respinto la richiesta di conferma della condanna avanzata dal procuratore generale Giuseppe Vignola. Il collegio d'appello ha riconosciuto e concesso le attenuanti generiche del "fatto lieve", di minore entità rispetto agli abusi prospettati in primo grado. Il procuratore stesso ha parlato di "caso controverso, di grande sofferenza e di grande complessità".

L'uomo potrà tornare al lavoro, e forse anche a fare il padre, come spera dopo essersi proclamato più e più volte innocente. L'imputato è quarantenne, residente in Lombardia dove ha vissuto gli ultimi anni ai domiciliari. Ad accusarlo è stata la piccola che dopo fine settimana trascorso in sua compagnia avrebbe raccontato alla madre delle attenzioni subite dal padre.

L'uomo nel corso del processo di primo grado, durato un anno, si è difeso strenuamente, accusando la moglie separata di avere orchestrato tutto, istillando alla piccola un sentimento d'odio culminato nelle accuse irripetibili. Vendetta postuma e feroce, per una storia finita male. Gli avvocati Rosario Almiento e Ettore Randazzo, nel corso del processo di primo grado, hanno fatto emergere questa guerra esplosa tra marito e moglie dopo la separazione, contendendosi l'affidamento della piccola. La spunta la madre. Il padre non si arrende. Vuole quanto meno l'affidamento congiunto. Si rivolge al giudice il quale modifica la prima decisione e ordina dispone l'affidamento per entrambi i genitori. La storia delle presunte molestie viene fuori esattamente dopo il verdetto relativo all'affidamento.

Il padre trascorre con la bimba un week- end: al ritorno a casa la madre nota che la piccola è di pessimo umore, triste, chiusa in se stessa. Dopo vari tentativi da parte della madre, la bimba racconta di strani giochi fatti con il papà. La donna denuncia l'ex marito che viene indagato a piede libero. Troppo fragile il margine tra la realtà e l'irrealtà. Inizia il processo e la mamma si costituisce parte civile con gli avvocati Pasquale Annicchiarico e Valerio Spigarelli. In tribunale si scontrano le tesi dei periti che ritengono veritiero il racconto della bambina e dei periti che parlano di degenerazione psicologica del conflitto familiare, dell'assorbimento da parte della bimba dell'odio della madre verso colui che era stato il marito.

Dopo la sentenza di secondo grado, per gli avvocati di parte civile, resta l'assunto prioritario della condanna che conferma l'esistenza di molestie tali da rendere opportuna e necessaria la distanza solcata dalla legge fra padre e figlia. Per i difensori dell'imputato, le cose stanno del tutto altrimenti: "E' questo un chiaro caso di sindrome da falsa accusa di abuso sessuale su figlio minore derivante da separazione conflittuale. Un caso esemplare secondo la psicologia giuridica americana, e internazionale. Abbiamo dimostrato un pregresso di conflittualità fortissima all'interno della famiglia. Aspettiamo dunque le motivazioni, siamo pronti a dimostrare l'assoluta innocenza di quest'uomo fino in Cassazione".

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