Pensionato bruciato vivo: il killer adescò la vittima su un sito di incontri

Ha adescato la vittima attraverso un sito di incontri e si è fatto acquistare dal malcapitato il biglietto per un pullman di linea che collega Catania, dove risiede il presunto omicida, a Latiano. Una volta giunto all'appuntamento, il marocchino Zakaria Ismaini, di 32 anni, avrebbe scatenato la sua furia omicida contro Cosimo Mastrogiovanni, 63 anni, residente in una villetta di contrada Fieu, nelle campagne latianesi

Da sinistra, il tenente Mazzotta, il comandante Paris, il procuratore Dinapoli e il capitano Ruocco

LATIANO - Ha adescato la vittima attraverso un sito di incontri e si è fatto acquistare dal malcapitato il biglietto per un pullman di linea che collega Catania, dove risiede il presunto omicida, a Latiano. Una volta giunto all’appuntamento, il marocchino Zakaria Ismaini, di 32 anni, avrebbe scatenato la sua furia omicida contro Cosimo Mastrogiovanni, 63 anni, residente in una villetta di contrada Fieu, nelle campagne latianesi.  Il pensionato, una persona che conduceva una vita solitaria, è stato bruciato vivo, dopo essere stato aggredito brutalmente. L’efferato omicidio si è consumato la notte fra il 10 e l’11 novembre del 2014. 

I carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, coordinati dal pm Giuseppe De Nozza, giunsero nel giro di pochi giorni sulle tracce del Zakaria Ismaini-2presunto killer. Stamani, visto l’imminente pericolo di fuga, gli è stato notificato un provvedimento di fermo di indiziato di delitto per omicidio pluriaggravato dal vilipendio e dalla distruzione di cadavere, dalla crudeltà, dall’incendio, dalla violazione di domicilio e dalla rapina pluriaggravata. 

Ismaini si trova adesso nel carcere di Catania. La locale procura, grazie alle indagini condotte dagli inquirenti brindisini, gli ha contestato anche l’uccisione di una donna del posto trovata morta lo scorso febbraio vicino al luogo di residenza dello straniero: il bungalow del villaggio turistico "Le Capannine", situato sul lungomare Playa di Catania. (nella foto a destra, Zakaria Ismaini)

Le indagini, come spiegato dal procuratore capo Marco Dinapoli nel corso di una conferenza stampa, sono state tanto rapide quanto complesse. Il cadavere di Mastrogiovanni venne rinvenuto la mattina del 13 novembre. Il 63enne viveva da solo. Frequentava poco il paese. Non si incontrava con il figlio unico dal giugno del 2014. L'ultimo contatto telefonico fra i due risaliva al 4 novembre. Aveva deciso di mettere in vendita la sua casa alle porte di Latiano. 

Il 13 novembre, nel pomeriggio, si presentò una persona interessata all’acquisto. Il potenziale acquirente notò dei segni di bruciatura all’interno dell’edificio. Resosi conto che qualcosa non andava, chiamò i carabinieri. Una pattuglia della locale stazione, varcata la soglia della villetta, si imbatté nel corpo completamente carbonizzato di Mastrogiovanni. Solo una mano e un piede non erano interessati dalle ustioni. La salma giaceva riversa in un’intercapedine di 50 centimetri fra il camino e un divano. 

cosimo mastrogiovanni-4Inizialmente venne presa in considerazione l’ipotesi di una tragica fatalità. Ma c’erano degli elementi che facevano propendere per una morte violenta, fra cui il rinvenimento di alcune tracce di sangue sul pavimento, la presenza di un vetro rotto e alcune bottiglie di plastica contenenti liquido infiammabile. Solo il salotto era stato avvolto delle fiamme. Gli altri vani erano stati risparmiati dalle lingue di fuoco. Sul pavimento, fra la cucine e il salotto c'era una traccia ematica da trascinamento. Nel camino c'erano due cuscini, di cui uno con tracce di sangue, un paio di coperte e un flacone metallico (una bomboletta di schiuma da barba) esploso. Sulla porta e sul cancello, chiuso senza fermo (come se qualcuno se ne fosse voluto andare in maniera frettolosa) non c'erano segni di effrazione. 

Qualche giorno dopo, l’autopsia effettuata dal medico legale incaricato dalla procura fugò ogni dubbio. Nelle vie respiratorie di Mastrogiovanni c’erano residui di materiale combusto: segno evidente che il 63enne ancora respirava mentre le fiamme hanno iniziato a divorarlo. La percentuale di carbossiemoglobina (una forma di emoglobina tossica per l'organismo, formata da emoglobina e monossido di carbonio) trovata nel sangue era superiore di 36 volte alla normale. Non c’erano segni di malore. Il latianese, insomma, era stato aggredito prima di essere dato alle fiamme, anche se la combustione aveva cancellato le tracce della violenza. 

GLi inquirenti ipotizzano che ad innescare la follia omicida di Ismaini sarebbero state delle ragioni "legate alle modalità di erogazione di una prestazione omosessuale ed al pagamento del corrispettivo". 

Le forze dell’ordine si trovavano in un vicolo cieco. E quando non si sa dove andare a parare, la prima cosa da fare è analizzare i tabulati telefonici. Da tale riscontro sono emersi dei contatti “ripetuti e sospetti” (18 fra le ore 11,34 dell'8 novembre e le 20,80 del 10 novembre), da quanto affermato dal procuratore, con un marocchino di 32 anni residente in un villaggio turistico di Catania, già noto alle forze dell’ordine per reati contro la persona, fra i quali una cruenta aggressione avvenuta nel 2008 a Rimini, in un contesto a sfondo sessuale. 

Cosimo Mastrogiovanni-2Il passo successivo è stato quello di esaminare le celle riconducibili all’utenza del migrante, presente in Italia con regolare permesso di soggiorno. Grazie a quest’ulteriore riscontro si è scoperto che Ismaini, la notte fra l’8 e il 9 novembre 2014, era partito da Catania e qualche ora dopo aveva raggiunto la provincia di Brindisi. Come? Utilizzando una linea di autobus con un titolo di viaggio acquistato da Mastrogiovanni presso un’agenzia di Latiano, recapitatogli a Catania via fax. 

I due, come appurato successivamente dagli investigatori, si erano conosciuti grazie ad un annuncio pubblicato dal marocchino su un sito web che favorisce gli incontri fra uomini, nella sezione “Uomo cerca uomo”. 

Gli elementi fin qui acquisiti non hanno permesso di appurare con certezza cosa sia accaduto la notte dell’omicidio. Si presume che il marocchino si sia scagliato con violenza contro il latianese fino a renderlo incapace di intendere di volere. Poi la ha cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme. Di certo c'è che l'erogazione di energia elettrica si è interrotta alle ore 1,15 dell'11 novembre. Nel cortile dell’abitazione, al momento del rinvenimento del cadavere, non c’era la Hyundai Atos intestata alla vittima (nella foto a sinistra, Cosimo Mastrogiovanni)

Pochi giorni dopo, il veicolo venne ritrovato a Barletta dai poliziotti del posto. Era utilizzato da un altro marocchino. I carabinieri si presentarono a casa dello straniero. Questi ammise che per sette giorni aveva dato ospitalità Zakaria Ismaini. Non lo conosceva. Era stato il padre a chiedergli di accogliere provvisoriamente quel connazionale (i tabulati hanno poi confermato il contatto fra i due). Il magrebino (denunciato per la ricettazione dell’auto) si mostrò collaborativo con le forze dell’ordine.

Spiegò che Ismaini raggiunse Barletta con la Hyundai Atos e che al momento del suo arrivo era sporco di fuliggine e aveva una ferita alle mani. Inoltre aveva con sé un computer portatile di colore nero (proprio come quello che utilizzava Mastrogiovanni), che tentò di vendere a Barletta. Nella casa, durante una perquisizione, vennero trovati alcuni oggetti di Mastrogiovanni, fra cui una giacca di pelle e un portafogli contenente documenti di identità e fogli manoscritti in cui erano portate le password d'accesso al profilo Facebook e all'account di posta elettronica del pensionato, entrambi cancellati dopo la sua morte. E' evidente che solo qualcuno entrato in possesso di quegli appunti avrebbe potuto compiere tale operazione. 

A quel punto, partirono le intercettazioni sull’utenza telefonica di Ismaini. Immediatamente si scoprì che il marocchino si guadagnava da vivere prostituendosi, attraverso il sistema degli annunci pubblicati su un sito di incontri. L’Arma captò anche delle conversazioni dalle quali emergeva un probabile coinvolgimento del marocchino nell’uccisione, come detto, di una siciliana trovata morta il sette febbraio, vicino al bungalow occupato abusivamente dal 32enne. 

Il quadro investigativo era ormai cristallino. Ma la scorsa settimana, fiutato il pericolo che Ismaini potesse tornare in patria, la procura di Brindisi ha dato un’accelerata alla stesura del provvedimento di fermo. Contestualmente, i colleghi di Catania hanno emesso analogo provvedimento per l’omicidio consumatosi vicino al villaggio turistico. Così si è chiuso il cerchio su quello che è anche, come affermato da Dinapoli, un dramma della solitudine.

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