Cronaca

“Polveri di carbone: Enel consapevole, dolo diretto”

Le motivazioni del Tribunale: "Dispersione ben oltre la stretta tollerabilità. Disagio anche psicologico degli agricoltori. Inerzia della società, attività persistente nella sua gravità". Fonti di prova anche le mail dei dirigenti Ascione e Sanfilippo condannati a nove mesi: pena sospesa e non menzione per aver ultimato la copertura del carbonile nel 2015

BRINDISI – “Consapevoli” i vertici della società Enel, assolutamente a conoscenza della dispersione delle polveri di carbone che anneriva carciofi e meloni coltivati nei terreni in agro di Cerano al di là della “stretta tollerabilità”, ma “inerti” e colpevoli di “dolo diretto” e non eventuale come aveva sostenuto la Procura che ha ottenuto il processo per tutti i dirigenti della centrale Federico II.

Per il Tribunale di Brindisi ci sono “indicatori obiettivi della volontà di proseguire nelle ordinarie di attività di carico e stoccaggio del combustibile nonostante il persistente verificarsi delle emissioni lamentato dagli agricoltori che hanno patito un danno anche psicologico”. Ed è per questo che il giudice Francesco Cacucci ha condannato Calogero Sanfilippo, Responsabile sino ad oggi, in seno ad Enel della produzione termoelettrica con l'impiego di carbone; Antonino Ascione, Responsabile dell'Unità di Business di Brindisi dal 10 settembre 2007 sino a oggi: nove mesi, pena sospesa e non menzione, benefici riconosciuti essendoci stata una “inversione di rotta” rispetto alle condotte oggetto di contestazione, con il completamento della copertura del carbonile.

Il processo per le polveri di carbone Enel

Ma il passato, non può essere cancellato. E di conseguenza, entrambi, sono stati condannati al risarcimento dei danni patiti da 62 brindisini, tra agricoltori e residenti nella zona, in solido con Enel spa in veste di responsabile civile. Trattandosi di posizioni differenti e di una quantificata complessa, il giudice non ha disposto alcuna provvisionale, rimandando il tutto in sede civile. Ma il principio della responsabilità penale, quello c’è tutto per lo meno con riferimento a una parte dei vertici societari i quali, al pari della spa, presenteranno appello. Lo stesso potrebbe fare la Procura, poiché il pm Giuseppe De Nozza aveva chiesto la condanna di 13 imputati sui 15 finiti a giudizio alla pena di tre anni di reclusione, senza riconoscimento delle attenuanti generiche, di fronte alla ripetizione delle condotte contestate trattandosi di dirigenti di diverse aree e unità di Cerano.

Pigmentazione da polvere di carbone su una vite

Il giudice scrive questo: “Che dalla centrale, in particolare dal nastro trasportatore e dal parco carbonile, provenissero polveri di carbone Una delle torri del nastro trasportatore con tracce evidenti di dispersioneche, sia per l’effetto del vento che per l’azione di movimentazione del combustibile, si propagavano nell’ambiente, è circostanza che il Tribunale ritiene possa dirsi pacificamente accertata”. Non solo. “Del resto – si legge – è sufficiente ripercorrere tutte le fasi dei programmi adottati negli anni dall’azienda per coglierne immediatamente l’ampiezza e la piena consapevolezza delle sue dimensioni da parte della dirigenza amministrativa e tecnica”.

Il Tribunale ha ricordato anche che siano stati “stipulati accordi transattivi con i proprietari dei fondi limitrofi all’impianto e l’asse attrezzato con versamento di indennizzi oppure con l’acquisto dei terreni formalmente giustificati da ragioni aziendali come l’avvio di investimenti in energie alternative quali l’eolico, pur dichiaratamente respingendo ogni addebito circa l’esistenza del fenomeno e la sua riferibilità all’impiego del combustibile fossile”. Argomenti oggetto di mail acquisite dalla Digos e finite al centro processo.

“Quanto all’attitudine di tali immissioni ad arrecare molestia alle persone, è sufficiente richiamare le testimonianze delle numerose parti offese, tra le quali pare opportuno qui evocare la condizione di disagio psicologico in cui versavano i coltivatori di fronte alla constatazione che i frutti da loro prodotti erano interessati allo spolveramento”. Questa circostanza, secondo il Tribunale, “è sicuramente idonea a ingenerare il turbamento che quella situazione avrebbe influito negativamente sulle loro condizioni di lavoro e di vita”. Il giudice ha richiamato le “dichiarazioni di colore che hanno alluso a timori che la dispersione del polverino potesse provocare danni alla salute benché – è bene precisare – non sia stata scientificamente dimostrata alcuna correlazione tra l’inalazione di polvere di carbone e particolari patologie”.

Polvere di carbone sulla mani di un agricoltore di Cerano

Il fenomeno è stato definito “ampio, ripetitivo e risalente nel tempo”, per cui a giudizio del Tribunale le “immissioni devono considerarsi come superiori alla stretta tollerabilità”. Quantità “consistenti”, tali da non essere “strettamente connessi al tipo di attività svolta dalla centrale, ma rese possibili dalla mancata adozione di tutti gli accorgimenti tecnici idonei a elidere il fenomeno, ampiamente prevedibile perché ricorrente”.

Una parte del carbonile Enel fotografato dalla Digos

La copertura del carbonile, però, è avvenuta solo nel 2015 il che ha portato il Tribunale ad affermare che è “pienamente credibile che lo spolveramento si sia manifestato sino al 2014. Sino al completamento della struttura l’azienda ha “deliberatamente proseguito nel trasporto e nello stoccaggio del carbone nella piena consapevolezza che lo spolveramento ea evenienza se non certa, quantomeno altamente probabile,  poiché gli strumenti sino a quel momento adottati si erano rivelati non completamente risolutivi”.

Ancora una nuvola di polvere di carbone

In questa direzione, vanno letti i “risultati dell’indagine scientifica condotta da Sviluppo Italia nel 2006 da cui è emersa la riconducibilità della contaminazione dei terreni superficiali nelle aree circostanti la centrale”, come precisato anche dal consulente del pm. Le circostanze evidenziate “connotano di non comune gravità i fatti oggetto del processo”. Imputazioni e colpe che restano una spina nel fianco della città ancora alle prese con la definizione di convenzioni con Enel.

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