Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

“Fontana Tancredi, nessuna traccia di evidenze archeologiche”

“Quel pozzo non sarà demolito ma inglobato nel palazzo”. La Soprintendenza: “Concluse le verifiche nel cantiere”. Il sindaco: “Vicenda da ricostruire, lavori da bloccare, non sapevo del vincolo del 1968”

BRINDISI – “Nell’area non sono state riscontrate tracce di evidenze archeologiche e pertanto si ritiene di aver concluso le verifiche di competenza”: a scrivere è il soprintendente con riferimento al cantiere per la costruzione di una palazzina nella zona sovrastante la Fontana Tancredi. Ma per il sindaco di Brindisi il capitolo non è affatto chiuso: vuole saperne di più e soprattutto chiede lumi ai “suoi” uffici dopo aver appreso dell’esistenza di un vincolo sulla zona, imposto dalla stessa Soprintendenza 47 anni addietro.

Di quel “richiamo” a far attenzione per tutelare l’ambiente,  datato 20 febbraio 1968, Mimmo Consales sostiene di non averne saputo nulla sino ad oggi, quando cioè il documento è venuto a galla, complice un articolo pubblicato su BrindisiReport: “Non esiterò un solo istante ad unirmi a qualsiasi iniziativa giudiziaria tendente a salvaguardare un bene importantissimo come la Fontana Tancredi e se emergeranno responsabilità da parte della struttura tecnica comunale agiremo di conseguenza”, sostiene il primo cittadino che nella nota fa anche riferimento all’esposto in Procura presentato dal comitato di associazioni "Amare Forte a Mare" all’indomani dell’apertura del cantiere, resa possibile dopo la fine del contenzioso amministrativo con la pronuncia dei giudici del Consiglio di Stato.

In mattinata Consales ha interessato personalmente la Sovrintendenza ai Beni culturali con una richiesta: “L’immediata sospensione dei lavori di costruzione di uno stabile proprio nella zona sovrastante la Fontana”, afferma. “Non riesco a comprendere come gli uffici comunali negli anni scorsi abbiano potuto autorizzare una costruzione che deturpa in maniera irreparabile un segno così importante della storia della nostra città. Attendo di avere gli strumenti idonei per poter intervenire direttamente, anche attraverso l’assunzione di responsabilità personali”.

“Contestualmente ho chiesto al segretario generale ed al dirigente del Settore Urbanistica una puntuale ricostruzione di tutta la vicenda in maniera tale da poter disporre degli elementi necessari per stabilire responsabilità ed assumere provvedimenti”. Consales, quindi, attende di leggere tutti i permessi, i certificati e il carteggio che riguarda la zona della Fontana Tancredi per ricostruire quello che, almeno sino ad ora, sembra un puzzle da mille e una tessera.

La lettera della Soprintendenza archeologica-2L’ultima in ordine di tempo è del 13 ottobre scorso e di questa sicuramente c’è traccia negli uffici di Palazzo di città, perché è stata indirizzata al “Settore Urbanistica e Assetto del territorio” e “per conoscenza alla EdilMicaletti”, la società brindisina che ha iniziato i lavori per la costruzione di una palazzina con piano terra, primo e secondo piano e attico, a dodici metri dal filo del muro della fontana con materiale e colore che richiamano la stessa: “Si comunica che ai sensi dell’articolo 42 delle Nta del Piano regolatore generale di Brindisi, a questa Soprintendenza era pervenuta la comunicazione di inizio lavori nel cantiere in oggetto (via del Lavoro, angolo via della Vite, ndr). Nota acquisita il 4 giugno 2015”, è scritto.

“I lavori, che hanno avuto effettivo inizio il 5 ottobre 2015 con il controllo archeologico, hanno messo ulteriormente in evidenza nell’area, la vera di un pozzo già visibile sulla superficie del terreno prima dell’inizio dei lavori di movimento terra”. “Dal sopralluogo effettuato in data 8 ottobre 2015 si è preso atto che il pozzo non sarà demolito ma inglobato all’interno dell’immobile da costruire”.

Il pozzo, secondo l’associazione Amare Forte a Mare risalirebbe all’epoca romana, da qui la richiesta di bloccare il cantiere, ma dal sopralluogo dei funzionari della Soprintendenza non è emerso nulla di rilievo. Niente che sembra risalire ai romani che tanto hanno lasciato a Brindisi. Diversamente, i lavori sarebbero stati già sospesi come è successo in altre occasioni.

“Nell’area dove peraltro, per più della metà della superficie è già in luce il banco geologico, non si sono riscontrate tracce di evidenze archeologiche e, pertanto, si ritiene di aver concluso le verifiche di competenza”. Il soprintendente Luigi La Rocca, quindi, sembra aver archiviato la questione.  Non ci sono elementi interessanti dal punto di vista della rilevanza archeologica, né tanto meno meritevoli di un approfondimento. Motivo in più, per la società EdilMicaletti, di andare avanti.

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