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Cronaca

Per l'accusa erano trafficanti di birra: dopo sei anni, tutti assolti

BRINDISI - Associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di birra, tutti assolti. Finisce così un incubo lungo sei anni per sette imputati, fra imprenditori e doganieri delle province di Brindisi e Lecce. Secondo l’accusa simulavano operazioni commerciali di esportazione di birra soggetta ad accisa, ma in regime di sospensione, trattandosi di esportazione verso paesi terzi, distraendola dal percorso dichiarato sui documenti di accompagnamento, trasportandola verso i magazzini di due aziende locali.

BRINDISI - Associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di birra, tutti assolti. Finisce così un incubo lungo sei anni per sette imputati, fra imprenditori e doganieri delle province di Brindisi e Lecce. Secondo l'accusa simulavano operazioni commerciali di esportazione di birra soggetta ad accisa, ma in regime di sospensione, trattandosi di esportazione verso paesi terzi, distraendola dal percorso dichiarato sui documenti di accompagnamento, trasportandola verso i magazzini di due aziende locali.

Assolti perché il fatto non sussiste, relativamente all'accusa di associazione, l'albanese Bukurie Xhindi, presunto luogotenente del capo-contrabbandiere Agron Haxhairaj, ma anche il doganalista Cosimo Lupo, 59 anni (avvocati Vittorio Picecei e Anna Centonze), l'autotrasportatore Francesco Quartulli, 61 anni (avvocato Marcello Falcone), e degli imprenditori Dorina Quartulli, 34 anni (avvocato Giuseppe Negro), tutti di Brindisi, oltre ai salentini Cosimo Calcagnile, 61enne di Santa Cesarea Terme (avvocati Luigi Corvaglia e Davide De Giuseppe), Pierluigi Leo, 44 anni, di Gallipoli residente a Parabita e Luigi Francesco Fasano, 30enne, stessa residenza (entrambi difesi dall'avvocato Marcello Petrelli).

Il blitz della guardia di finanza di Gallipoli, che parlò di una truffa allo Stato per almeno un milione e mezzo di euro, con appendice di evasione fiscale, fu messo a segno nel lontano dicembre 2004, poco meno di sei anni fa. Gli allora indagati finirono in carcere, fatta eccezione per Dorina Quartulli, che rimase l'unica indagata a piede libero. La retata arrivò dopo cinque lunghi anni di indagine, dal 1998 al 2003, quando il gip firmò l'ordinanza di custodia cautelare richiesta dai pubblici ministeri Patrizia Ciccarese e Maria Consolata Moschettini.

Al centro dell'impianto accusatorio, l'ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di alcol e bevande alcoliche all'accertamento e al pagamento dell'accisa. Secondo i pm le partite di prodotti alcolici, destinate a transitare attraverso gli spazi doganali di Brindisi o Taranto, e dirette ad un paese non appartenente all'Unione europea (Albania, Bulgaria e Grecia), venivano distratte dal percorso dichiarato sui documenti di accompagnamento. Come? Presto detto, attraverso firme e timbri dell'agenzia doganale, contraffatti ad arte, per mezzo dunque della presunta complicità di almeno uno degli agenti in servizio.

Le bionde provenienti da tutta Europa, venivano così occultate fino al 2000 presso i locali della "Meridional Impex srl" di Parabita, successivamente presso i magazzini della "Meccanica e trasporti srl" di Brindisi. Dai depositi la birra veniva dunque sottratta e successivamente immessa nel mercato italiano, clandestinamente. Il mancato pagamento delle imposte, accisa e Iva, consentiva ai trafficanti di vendere le bionde da bere a prezzi concorrenziali.

Nel lungo processo appena concluso con la sentenza assolutoria della prima sezione penale di Lecce, presieduta dal giudice Stefano Sernia, figurano fra le parti offese le aziende La Castello di Udine spa, Heineken Italia spa con sede a Milano, la Carlsberg Italia spa di Ceccano, in provincia di Frosinone, la Bavaria N.V. Lieshout (Olanda) e la Grolsch Internationale B.V. con sede in Groenlo (Olanda). Prescritti invece i reati di natura fiscale.

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