Per l'appello sull'omicidio del maresciallo periti esperti in dialetto cegliese

FRANCAVILLA FONTANA - Il pubblico ministero Adele Ferraro non ci sta. Il ricorso del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi chiede e ottiene l’appello contro la sentenza assolutoria dei sette imputati per l’omicidio del maresciallo dell’Arma Antonio Dimitri, avvenuta il 14 luglio del 2000 a seguito della rapina commessa ai danni della banca Comit di Francavilla Fontana. I fratelli Rocco, Ladislao e Roosvelt Franklin, Francesco Francioso, Pietro Giordano, Oronzo D’Urso e Peter Cavallo (difesi dagli avvocati Cosimo Deleonardis e Aldo Gianfreda) tornano alla sbarra, accusati di concorso a vario titolo nell’assassinio del giovane sottufficiale. I nuovi superperiti che dovranno rielaborare le intercettazioni a carico degli imputati sono al lavoro già da un pezzo.

Il maresciallo Antonio Dimitri

FRANCAVILLA FONTANA - Il pubblico ministero Adele Ferraro non ci sta. Il ricorso del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi chiede e ottiene l’appello contro la sentenza assolutoria dei sette imputati per l’omicidio del maresciallo dell’Arma Antonio Dimitri, avvenuta il 14 luglio del 2000 a seguito della rapina commessa ai danni della banca Comit di Francavilla Fontana. I fratelli Rocco, Ladislao e Roosvelt Franklin, Francesco Francioso, Pietro Giordano, Oronzo D’Urso e Peter Cavallo (difesi dagli avvocati Cosimo Deleonardis e Aldo Gianfreda) tornano alla sbarra, accusati di concorso a vario titolo nell’assassinio del giovane sottufficiale. I nuovi superperiti che dovranno rielaborare le intercettazioni a carico degli imputati sono al lavoro già da un pezzo.

I nomi dei consulenti tecnici della procura, tanto quelli nominati dalle parti restano top secret, e si capisce. Imperativo categorico: scongiurare ogni condizionamento, dato che la sentenza assolutoria fu effetto proprio della mancanza di congruenza fra le versioni dei tre tecnici interpellati in primo grado. Tutto quello che è dato sapere è che, tanto l’accusa quanto la difesa, ha dato mandato anche a tecnici di Ceglie Messapica, capaci di decriptare i dialoghi in stretto idioma cegliese. Furono le intercettazioni a incastrare i presunti banditi. Sono state le intercettazioni stesse a determinare il proscioglimento dei sette.

La corte d’assise chiamata a giudicare in primo grado evidenziò macroscopiche incongruenze emerse tra le traduzioni fornite dai tre diversi periti incaricati dalla Corte, nell’ordine: Azalea, Benedetti-Aluzzi e Altavilla. Discrasie abnormi e quindi inutilizzabili, dovute fondamentalmente, scrisse la corte nelle 46 pagine di motivazioni della sentenza, “alla scarsissima qualità uditiva delle conversazioni”, tenute “in stretto dialetto cegliese”, per giunta disturbate dalla prossimità di fonti rumorose come televisori accesi ma anche “a un livello di decibel inferiore a quello ordinariamente richiesto”.

La prima perizia disposta dalla procura fu letteralmente un flop. I giudici la bollarono come “deludente” in quanto “infarcita di innumerevoli passi virgolettati come ‘incomprensibili’”, e contenente “brandelli di conversazione, in massima parte privi di senso compiuto”. Da qui la necessità del nuovo incarico, assegnato direttamente dal tribunale. La seconda perizia mischia ulteriormente le carte. I nuovi tecnici individuano una terza voce laddove il primo consulente ne aveva udite appena due, ma il senso di interi passaggi viene completamente stravolto. “Azalea – scrivono i giudici – non solo non si avvede di questa terza presenza, ma non riferisce affatto di qualcuno dietro agli alberi (che invece appare nella seconda perizia)”.

Stessa storia anche per altri passaggi - passaggi chiave -  a carico di Franklin Roosvelt, il maggiore indiziato. Perfino sul coinvolgimento del maggior indiziato, i due periti tirano fuori dai nastri versioni completamente opposte. “Dall’esame di tali dichiarazioni – scrivono i giudici riferendosi ad altri stralci della perizia di Aluzzi ( la seconda, ndr) – sembrerebbe emergere un ruolo di primo piano dell’imputato Roosvelt Franklin nella rapina in esame. In particolare costui si sarebbe appostato al di fuori dell’istituto di credito con il fratello Rocco Franklin alla guida dell’autovettura. Sennonché tali risultanze non collimano con quelle del perito Azalea. Pertanto – si legge nel testo depositato – non comprende la Corte quale versione debba essere considerata esatta, stante la suddetta difformità di vedute”.

Ed è a questo punto che entra in gioco il terzo ed ultimo perito: il professore Altavilla, “esperto in idioma cegliese”, a cui si chiede una doppia perizia, la prima in lingua originale, la seconda in italiano. La nuova esperta tira fuori dalle stesse intercettazioni già analizzate e in precedenza, nuovi elementi, nuove circostanze e perfino nuovi personaggi di cui gli altri colleghi non avevano fatto fino a quel momento assolutamente menzione. Salta fuori perfino il nome di un noto contrabbandiere di Ostuni, “tale Prudentino, conosciuto anche col nome di ‘Ciccio la busta’, noto pregiudicato più volte tratto in arresto per reati legati al contrabbando di tle”.

La traduzione del passo in questione, durante il quale gli indagati intercettati parlano (secondo i primi periti) della rapina del luglio 2000, diventa così la seguente: “Allora i finanzieri correvano e venivano di corsa, venendo verso di noi… puntava la pistola e si mise a gridare… alla grossa gip”; e ancora: “Come faceva la grossa gip della finanza… Valerio… quaranta casse hanno buttato quando…”. Insomma: “da un lato – scrivono i giudici – compaiono i finanzieri in luogo dei carabinieri. Sotto altro profilo la grossa jeep sembra riferirsi al mezzo in dotazione dalla finanza”. Inoltre “l’espressione ‘da dietro veniva Rosvelto con le canne da caccia’, è stata sostituita da ‘Valerio… quaranta casse hanno buttato quando…’”.

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“Ciò detto – concludono i giudici – è evidente che tale seconda versione della perizia Altavilla, sposta decisamente il senso delle conversazioni intercettate, lasciando inferire che i parlatori si riferissero non alla rapina di Francavilla Fontana, ma ad una operazione di contrabbando, alla quale avrebbe partecipato tale sedicente Valerio”. Insomma: “troppe contraddizioni minano alla base l’attendibilità delle disposta perizie, impedendo la formulazione di un giudizio certo in ordine alla bontà dell’una piuttosto che dell’altra”. Troppo presto per dire se le nuove perizie metteranno ordine nel caos. Ma nelle nuove trascrizioni, secondo più di qualche indiscrezione, ce n’è quanto basta, la battaglia in appello può cominciare.

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