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L'auto di Giampietro Caliandro

L'auto di Giampietro Caliandro

Perché Gianpiero mancherà a tanti

OSTUNI - La morte è sempre ingiusta, almeno così appare a tutti noi quaggiù. Ma quando colpisce a sorpresa, in una spensierata notte festaiola, quando si porta via un ragazzo che ha appena postato su Facebook un pensiero sulla felicità.

OSTUNI - La morte è sempre ingiusta, almeno così appare a tutti noi quaggiù. Ma quando colpisce a sorpresa, in una spensierata notte festaiola, quando si porta via un ragazzo che ha appena postato su Facebook un pensiero sulla felicità, allora proprio non ti spieghi come sia possibile. Gianpiero aveva 33 anni e, non sembrino parole di circostanza, era proprio un bravo ragazzo. Uno di quelli che hanno sempre lavorato.

Abituato, anche quando a 15 anni rivendichi il diritto a tirare tardi e a svegliarti alle due del pomeriggio, a mettere la sveglia all'alba. Ecco, la sveglia all'alba, quando tutti gli altri tornano a casa dopo una serata in discoteca. Con la sua famiglia ha tirato avanti a lungo uno dei panifici più rinomati di Ostuni, il "Mio fornaio", quello di fronte all'ospedale. Uno dei pochi con il forno a legna, lì dove l'odore del pane e delle brioche con lo zucchero appena sfornato attira chiunque si trovi casualmente a passarci davanti.

La notizia della sua morte, oggi pomeriggio, ha cominciato a circolare in spiaggia. E sul volti allegri dei coetanei che speravano in una buona notizia, naturalmente portati, anche perché è estate e l'estate scaccia via i cattivi pensieri, a pensare positivo, è calata un'ombra di tristezza. Le pagine Facebook hanno iniziato a pullulare di "Rip", riposa in pace.

Erano tutti in piazza martedì sera. A fare la spola tra la scalinata dove si beve buona birra e i locali in cui prima di andare a ballare puoi sorseggiare un drink, tanto per lasciar trascorrere il tempo tra un cubetto di ghiaccio e un ciuffo di menta, perché arrivi l'orario giusto, quello in cui la folla scende in pista. Gianpiero come sempre aveva lavorato, al Pilone, ultima occupazione. Suo era prima il "Codice a barre", un localino che si affaccia proprio nel bel mezzo di piazza della libertà a Ostuni, dove l'esperienza maturata in anni trascorsi nel panificio di famiglia era stata impiegata per sfornare pizza calda fino a che non sorge il sole. Lo aveva lasciato solo da qualche settimana.

Gianpiero sorrideva sempre. Agli amici che a tutte le ore andavano lì da lui per un trancio e una birretta, agli altri che invece aveva conosciuto quest'anno, al Pilone. Sorrideva, con una dolcezza nello sguardo che finiva per essere contagiosa. Martedì sera, quando nel calendario della bella stagione ostunese è previsto il "martedì italiano" dell'Aranceto, i gruppetti che compongono la movida stavano decidendo se "scendere" a Rosa Marina oppure no. E' un rito, una specie di appuntamento fisso: almeno una volta, nella bella stagione, bisogna farci un salto.

"Ci vediamo giù?" Poi c'è chi rimanda alla settimana successiva, chi invece si lascia tentare dalla nottata a ballare. Gianpiero ci era andato, ma non era tipo da eccessi di alcun genere. Alle cinque del mattino stava tornando in paese attraverso una strada che non è la solita, aveva forse accompagnato qualcuno prima di imboccare la provinciale che collega Villanova a Ostuni. A quell'ora, in giro, c'era ancora gente. Ancora traffico, un traffico misto: chi rincasa e chi esce per andare a lavoro. Quante volte il giovane ostunese era stato dall'altra parte, tra quelli che assaporano l'alba come inizio di una giornata di fatica. Stavolta, no.

L'impatto con il camion del latte non gli ha lasciato scampo. La sua auto completamente accartocciata. I danni cerebrali così gravi da costringere i medici, oggi pomeriggio, a comunicare ai famigliari che non v'erano più speranze. Morte cerebrale. Ci avevano creduto tutti, fra quanti lo conoscevano. Certi che ce l'avrebbe fatta, perché uno come lui non può andarsene così, all'improvviso in una nottata come tante, alla vigilia di Ferragosto. Quando quasi tutti sono lì, alle prese con il suo stesso da fare.

Erano tutti certi che sarebbe uscito vittorioso da questa sfida, la più difficile che gli si era presentata sul percorso. Ecco spiegato il silenzio, le lacrime, l'incredulità. La morte colpisce a caso, non c'è quasi mai nulla di razionale perché chi resta possa darsi pace. E sempre ingiusta. Ma stavolta lo è stata un po' di più.

 

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