"Perchè non scommetto su Brindisi"

BRINDISI – Ama la città in cui è nato e cresciuto. Ama Brindisi a tal punto da farsi anche un tatuaggio. Appena ha qualche giorno libero ci ritorna, al suo mare, nella sua terra, dagli amici di sempre. Ma, anche lui, come tanti giovani brindisini è dovuto emigrare nel Nord Italia per lavorare e costruirsi un futuro. Salvatore Carruezzo (meglio conosciuto come Principe23) da undici anni vive a Mestre e dopo una importante carriera radiofonica, ha deciso di metter su un’attività commerciale, un wine bar, che porterà nome e sapori della Puglia.

Salvatore Carruezzo

BRINDISIAma la città in cui è nato e cresciuto. Ama Brindisi a tal punto da farsi anche un tatuaggio. Appena ha qualche giorno libero ci ritorna, al suo mare, nella sua terra, dagli amici di sempre. Ma, anche lui, come tanti giovani brindisini è dovuto emigrare nel Nord Italia per lavorare e costruirsi un futuro. Salvatore Carruezzo (meglio conosciuto come Principe23) da undici anni vive a Mestre e dopo una importante carriera radiofonica, ha deciso di metter su un’attività commerciale, un wine bar, che porterà nome e sapori della Puglia.

“Apuliae” sarà “la sua bottega”, la definisce così a BrindisiReport.it, un sogno che ha progettato con il padre e che oggi diventa realtà ma non a Brindisi, “purtroppo” – aggiunge. Progetti, desideri, obiettivi, voglia di realizzarsi. Purtroppo la realtà che vige nel Mezzogiorno d'Italia è sempre più critica soprattutto per i giovani che dopo la laurea, ma non solo, vogliono costruirsi e accertarsi un futuro dignitoso o perlomeno il più possibile stabile.

I meridionali che emigrano al Nord per cercare lavoro o immettersi nel mondo dell'imprenditorialità (questo è il dato più triste ) sono sempre in crescita. La valigia, non è più come una volta, chiusa e dimenticata. Anzi adesso, una è sempre pronta all'occorrenza, soprattutto quando si tratta di lavoro e di opportunità lavorative anche brevi. E la valigia, Salvatore Carruezzo, 35enne di Brindisi, l'ha fatta nel 2001, quando è emigrato nel Veneto, con i genitori, per esigenze lavorative.

Appena arrivato a Mestre, ha subito firmato un contratto con Radio Base Popolare Network che l'ha portato, dopo pochi mesi, a farsi conoscere sul panorama nazionale (a differenza di ciò che in quel periodo Brindisi era pronta ad offrirgli). Adesso, però dopo undici anni, uno dei suoi desideri lo sta realizzando. A metà ottobre prossimo, inaugurerà il suo wine bar "Apuliae" a Mestre, nella città in cui vive. Manterrà le sue origini, tradizioni, sapori e ricchezze del Tacco d'Italia, indiscusse in tutto il mondo, perchè la sua attività sarà piena solo delle eccellenze culinarie pugliesi.

Salvatore a BrindisiReport.it, lo ha detto chiaramente: "A Brindisi non  avrei mai fatto questa scommessa, quella di aprire un'attività. Purtroppo, e lo dico a malincuore, la mia città non mi avrebbe dato le stesse possibilità che invece Mestre negli anni mi ha dato".

Perchè ha deciso di percorrere la strada dell'imprenditorialità a Mestre, nella città in cui risiede, e non a Brindisi?

“Brindisi mi ha dato i natali e ne sono orgoglioso. Ho spesso pensato che una scuola di crescita (a livello di esperienze di vita) come quella brindisina fosse l'Harvard delle università statunitensi. Il problema è che non si prende il volo: si rimane ancorati a certi modi di fare e di pensare che non ti consentono la realizzazione come persona sia a livello morale, intellettuale che monetario. Pochi stimoli culturali e soprattutto un piatto sempre pronto a casa di mamma (grazie a Dio esistono le mamme brindisine). Undici anni fa arrivai a Mestre e dopo un mese avevo un contratto con una radio a livello nazionale e dopo poco cominciavo a lavorare. Lo stretto rapporto, poi, che lega la città in cui vivo con quella che io definisco la più bella del mondo (Venezia), ha consolidato la mia permanenza sul territorio veneto”.

La sua attività avrà il sapore esclusivamente Made in Puglia. Perchè?

“La mia è una scommessa. Sono in ‘all in’ con un piatto che fa gola. Il Veneto ha già una sua tradizione enogastronomica ed io la rispetto ma la mia tradizione è un'altra. I sapori con i quali sono cresciuto sono altri. Io sono e sarò per sempre un pugliese in una terra meravigliosa ma non mia. Non avrei potuto fare altrimenti: pur amando il Valpolicella, è il Salice Salentino il mio vino preferito e lo stesso vale per altre tipologie di rossi e bianchi. Per fare un esempio, io comprendo benissimo il dialetto veneto ma non lo parlo sia per rispetto della terra che mi ha adottato e sia, soprattutto, per rispetto di me stesso e della terra che mi ha visto nascere”.

Ama Brindisi, la sua città, il suo territorio, le bellezze e ricchezze che possiede ma conosce perfettamente anche i lati negativi. Cosa la porta a non ritornare a Brindisi?

“Soprattutto la mancanza di stimoli e questa mancanza non dipende solo ed unicamente dal territorio ma anche e soprattutto dalle mie esigenze. Probabilmente sono un tipo che non si accontenta e ciò che Brindisi mi dava non mi bastava. Questo non vuol dire che la città offre poco ma che, in questo momento storico, offre poco a me. Non escludo un ritorno in futuro (mai dire mai) ma per adesso preferisco portare la mia brindisinità altrove. E' anche un tentativo di proporre cibi e bevande nuove in terre vergini. Il mio carattere mi spinge a mettermi alla prova costantemente ed è quello che sto facendo.  Sono fiducioso per il futuro brindisino: un mucchio di belle teste troveranno spazio nei posti decisionali che contano ma adesso non è così. E' un momento di transizione ed io non posso e non voglio aspettare”.

Un percorso di vita, il suo, che l'ha portata sempre ad essere un fruitore della comunicazione. Dalla radio e musica passerà alle ricchezze culinarie. Quanto è importante la comunicazione e il saper comunicare?

“Per me, comunicare è un'esigenza. E' fondamentale. La radio, poi, è la massima espressione di una comunicazione diretta e rispettosa per chi ti segue. Tuttavia credo che non tutti sappiano esprimere concetti comprensibili e attraenti. Non ti basta un microfono e della buona musica per definirti un bravo conduttore radiofonico.  Il saper comunicare è un talento e va ‘individuato’ non ‘imparato’.  Ad esempio, il mio amico Stefano Phen ( l'artista brindisino che ha disegnato il logo di "Apulie", il nome del wine bar, che vive da anni a Barcellona, ndr) non ha cercato e conseguentemente trovato il suo modo di comunicare ma semplicemente ha scovato in se stesso il suo talento (cristallino nel suo caso)".

E' stato presentato proprio ieri, mercoledì 26 settembre 2012, il Rapporto Svimez 2012 sull'economia del Mezzogiorno e i dati non sono incoraggianti. Lo Svimez riporta che "Il Sud è a rischio desertificazione industriale e segregazione occupazionale". Al Sud una giovane donna su 4 è disoccupata. I consumi nel Mezzogiorno - dice il rapporto 2012 - non crescono da quattro anni. In base a valutazioni Svimez nel 2011 il Pil è aumentato nel Mezzogiorno dello 0,1% distante dal +0,6% del Centro-Nord.

Il rischio reale è la scomparsa di interi comparti dell’industria italiana nel Sud. Negli ultimi quattro anni, dal 2007 al 2011, l’industria al Sud ha perso 147mila unità (-15,5%), il triplo del Centro-Nord (-5,5%). Giù al Sud anche gli investimenti fissi lordi, -4,9% nel  2011, e -1,3% del resto del Paese. Lo scenario è quindi quello di una profonda e continua de-industrializzazione, perché le imprese al Sud non riescono a mettere in pratica strategie di internazionalizzazione e delocalizzazione di fasi produttive tali accrescere la competitività del sistema.

Situazione ancora più difficile in presenza di un costo del lavoro al Sud decisamente più alto dei competitor europei e asiatici. Ma la vera e propria emergenza colpisce i giovani e le donne. In tre anni, dal 2008 al 2011, gli under 34 che hanno perso il lavoro al Sud sono stati 329mila. Tornare è davvero difficile. Fermare chi vuol partire, ingiustificabile.

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