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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca San Pietro Vernotico

"Perché pagare se non ho mai ricevuto servizi?" Accolto ricorso contro Arneo

Chiesto l’annullamento dell’ingiunzione di pagamento perché ritenuta illegittima. La cartella era stata inviata nel 2014

SAN PIETRO VERNOTICO – Accolto un ricorso contro il Consorzio di Bonifica Arneo presentato da una cittadina di San Pietro Vernotico destinataria di un avviso di pagamento in riferimento ad alcuni terreni di sua proprietà siti in contrada Betta nei pressi di alcune aree di competenza dell’Arneo. I fatti risalgono al 2014. Il difensore della donna, il commercialista Gianluca Calò, patrocinante in commissione tributaria, ritenendo ingiusta la richiesta di un “versamento di oneri per miglioramento fondiario” a fronte di servizi non erogati ha presentato ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Lecce.

“Il Consorzio di bonifica supponeva che il contributo dovuto dalla ricorrente fosse connesso alla mera titolarità del diritto di proprietà o di nuda proprietà su una serie di piccoli fondi rustici siti nel comune di San Pietro Vernotico – si legge in uno stralcio del ricorso – ebbene su tali fondi il Consorzio di bonifica non ha effettuato mai alcun tipo di intervento”.

Precisamente “Nessun intervento di pulitura delle sterpaglie lungo i canali prospicienti i fondi, nessuna bonifica di parti paludose o di acquitrinose, nessuna realizzazione di fosse assorbenti, nessun livellamento dei terreni che possa facilitare il drenaggio delle acque in caso di pioggia”. 

Perché devo pagare l'Arneo se non ho mai ricevuto alcun servizio? Solo perché il mio terreno ricade nel cosiddetto “perimetro consortile”? Si è chiesto il difensore nella formulazione del ricorso.

L'ostruzione del canale

Per “perimetro consortile” intende “quella porzione di territorio individuata da una norma regionale in base alla quale i consorzi di bonifica regionali si spartiscono le entrate del territorio”. Senza, però, che l'ente richiedente fornisse prova dei servizi prestati in detti fondi.

“Purtroppo “alcuni” di questi avvisi (o forse tanti?) sono stati recapitati a proprietari di fondi rustici nei quali a memoria d'uomo mai alcun intervento di bonifica è stato effettuato dal Consorzio in argomento”. Spiega il difensore che in udienza “ha espresso le proprie perplessità in merito alla condotta di “Arneo” che di fatto, nel caso di specie, ha finito con il trasformare una “contribuzione consortile” in un “onere reale”. In sostanza la ricorrente ha avuto l'impressione di ricevere il messaggio: “si paga perché sei proprietaria del terreno e non perché effettivamente usufruisci di alcuni servizi”.

Il canale liberato

Alla luce di queste considerazioni il difensore ha chiesto l’annullamento dell’ingiunzione di pagamento perché illegittima. La Commissione ha accolto il ricorso annullano l’atto impugnato.

“Per questa volta il piccolo contribuente, sempre vessato ha visto riconosciute le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie; rimane però l'amaro in bocca pensando che “forse” altri contribuenti meno fortunati non avendo la possibilità di ricorrere in Commissione Tributaria, abbiano ricevuto i preavvisi di pignoramento dal Consorzio”, ha commentato Calò

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