Pericolo abusi, risequestrato il castello

ORIA - Ancora lavori edili, ancora una volta a quanto pare in difformità con le autorizzazioni originarie e con quanto sancito dai vincoli imposti dalla Soprintendenza su beni sottoposti a tutela, opere eseguite anche dopo la rimozione dei sigilli del maggio 2012. Torna sotto sequestro il castello di Oria, il maniero federiciano restaurato e destinato dopo il restauro e l’inaugurazione del 2010 ad essere un contenitore culturale di mostre ed eventi. I militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Brindisi hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal gip del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci, su richiesta del pm Antonio Costantini.

Il castello di Oria

ORIA - Ancora lavori edili, ancora una volta a quanto pare  in difformità con le autorizzazioni originarie e con quanto sancito dai vincoli imposti dalla Soprintendenza su beni sottoposti a tutela, opere eseguite anche dopo la rimozione dei sigilli del maggio 2012.  Torna sotto sequestro il castello di Oria, il maniero federiciano restaurato e destinato dopo il restauro e l’inaugurazione del 2010 ad essere un contenitore culturale di mostre ed eventi. I militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Brindisi hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal gip del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci, su richiesta del pm Antonio Costantini.

Il sostituto procuratore Costantini è titolare di un fascicolo di inchiesta per abusi edilizi (con inoltre ipotesi di truffa, abuso d’ufficio e falso) a carico dei due proprietari e di altre sei persone, tra cui pubblici ufficiali e il dirigente dei lavori di restauro dell’immobile. A motivare il nuovo provvedimento sarebbe l’attestato pericolo di reiterazione del reato: nel corso dei mesi trascorsi, infatti, sarebbe stato attestato il ritorno di operai e mezzi per l’edilizia nel cuore di Oria, sempre per eseguire modifiche non ritenute affatto regolari, in grado di minare l’integrità storica di una delle splendide fortezze volute da Federico II.

Il castello federiciano era già sottoposto a sequestro probatorio nel 2011 nell’ambito delle medesime indagini. Era stato poi restituito alla Borgo Ducale Srl (la società proprietaria dopo l’acquisto dagli eredi dei conti Martini Carissimo) dei coniugi Isabella Caliandro e Giuseppe Romanin, gli stessi che stamani hanno ricevuto la nuova notifica del sequestro del maniero destinato dopo il recupero, secondo l’accusa, ad attività turistico ricettive.

Gli altri indagati sono l'ex dirigente dell'ufficio tecnico comunale di Oria, Pietro Incalza, il direttore dei lavori di restauro Severino Orsan, il dirigente ad interim della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici, Salvatore Buonomo, e i funzionari della stessa Soprintendenza, Antonio Bramato, Giovanna Cacudi e Attilio Maurano. Secondo le ipotesi d’accusa sarebbero state eseguite opere, anche dopo il dissequestro, difformi rispetto alle autorizzazioni fornite dalla Soprintendenza.

Nel corso delle indagini piu’ recenti, a quanto riferiscono gli investigatori, sono emerse inoltre nuove ipotesi di reato di falso. Il progetto di restauro avrebbe compromesso in maniera significativa e permanente il manufatto storico e sarebbe stato realizzato “con la compiacenza di pubblici funzionari appartenenti non solo all’organigramma comunale, ma anche alle dipendenze delle articolazioni locali del ministero per i Beni e le Attività Culturali”.

Le indagini hanno riscontrato il rilascio di pareri, permessi di costruire, certificati di agibilità e di collaudo, palesemente illegittimi, determinanti per fornire all’operazione una facciata di legalità, e, finalizzati anche all’avvio di un procedimento volto all’ottenimento di un finanziamento ministeriale, di 3 milioni di euro, a parziale ristoro delle somme impiegate per l’effettuazione dei lavori.

Sin dal principio, secondo le tesi difensive (gli avvocati dei proprietari sono Massimo Manfreda e Francesco Silvestre) i lavori furono eseguiti nel pieno rispetto delle autorizzazioni e delle normative, e non come l’accusa sostiene, per rendere idonea la struttura alla futura destinazione d’uso turistico-alberghiera. Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza, invece, oltre agli abusi edilizi si configurava anche il reato di tentata truffa aggravata in danno dello Stato perché a fronte dei lavori eseguiti, in base al decreto legislativo 42 del ‘94 la società proprietaria del bene aveva richiesto tre milioni di euro malgrado si trattasse di opere non autorizzate.

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E il parere dei funzionari della Sovrintendenza risultò fondamentale per la richiesta di finanziamento presentata dai Romanin-Caliandro al Ministero dei Beni culturali, pari pari al 50 per cento circa del costo sostenuto per il restauro stesso. Furono in tutto 17 i punti di difformità rilevati dai vigili urbani di Oria che diedero impulso all’inchiesta poi delegata alla Guardia di Finanza.

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