rotate-mobile
Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Perquisizioni anche nel Brindisino per il blitz anti-ndrangheta di Livorno

Coinvolta dalle indagini nate da una pista individuata dalla Guardia di Finanza a Portoferraio una persona dii Ostuni

Tocca anche le province di Brindisi (nel caso specifico, Ostuni) e Lecce l'operazione condotta stamani all'alba dai militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, su ordine del procuratore capo della Repubblica della città portuale toscana, Ettore Squillace Greco, e con ordinanza emessa dal gip Marco Sacquegna di applicazione della misura cautelare personale nei confronti di nove persone, di cui due in carcere (il vice prefetto reggente l’Ufficio distaccato della Prefettura dell’Isola d’Elba, ed un pregiudicato appartenente ad una nota famiglia di ‘ndragheta attiva in Piemonte, a suo tempo mandante dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia) e sette sottoposte agli arresti domiciliari.

Finanza Livorno Operazione Viceré-2

L'attentato commissionato dal vice prefetto

Il vice prefetto è Giovanni Daveti, 66 anni, e il pregiudicato appartenente ad una nota famiglia di ’ndrangheta attiva in Piemonte, è Giuseppe Belfiore, a suo tempo mandante dell’omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia, sono finiti in carcere. Sono agli arresti domiciliari invece altre sette persone: si tratta di un commercialista torinese di 50 anni, due livornesi di 41 anni e 53 anni, tre persone originarie della provincia di Ravenna e un trentottenne di Trani (Bari). Sono tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere, porto abusivo di esplosivi detenuti per compiere un atto di intimidazione, indebita compensazione di debiti tributari con crediti inesistenti, contrabbando di 9 tonnellate di tabacchi lavorati esteri e illecita sottrazione al pagamento delle accise sugli alcolici, anche mediante falso in documenti pubblici informatici. In tutto, gli indagati sono 27.

Le indagini sono scaturite da un controllo per abusi edilizi all'isola d'Elba. Secondo gli investigatori, il vice prefetto Daveti avrebbe pianificato con un amico livornese una "vendetta" contro chi lo avrebbe coinvolto in una truffa immobiliare, dando incarico a un complice di reperire l'esplosivo da usare contro la vettura di famiglia del suo presunto truffatore. Ma il trasferimento delle bombe fu intercettato dalla Finanza il 16 novembre vicino al porto di Livorno: erano nascoste a bordo di un'auto guidata uno degli indagati, arrestato e ancora detenuto: si trattava di quattro ordigni con comando a distanza.

Come raggirare il fisco con falsi crediti Irpef

Comunque, il viceprefetto Daveti che, dopo un accertamento tributario aveva ricevuto cartelle esattoriali per 115mila euro, chiese aiuto al pregiudicato Giuseppe Belfiore, affiliato alla 'ndrangheta, per risanare la pendenza ponendo in compensazione crediti Irpef mai maturati ma artificiosamente creati per la complilazione di modelli unificati di pagamento F24. Tale strategia "prevedeva il frazionamento dell'importo complessivo dovuto all'erario in somme di entità inferiore e per ciascuna di tali frazioni il pagamento mediante un modello di versamento F24 recante la corresponsione materiale, attraverso il canale home banking, dell'irrisoria somma di un euro affiancata dalla fittizia compensazione di decine di migliaia di euro".

Finanza Livorno Operazione Viceré 3-2

Ovviamente l'organizzazione non sfornava documentazione fiscale fasulla gratuitamente. In un caso la Finanza ha appurato che di questo meccanismo aveva usufruito anche una donna, imprenditrice di Faenza e moglie di un membro della banda, per quasi 175 mila euro. Il sistema pianificato prevedeva il versamento, da parte dei soggetti intenzionati ad accedere all'indebita compensazione, di un importo pari al 22% dell'ammontare del debito in gioco quale compenso per il servizio ottenuto. A questo importo, secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, si doveva, inoltre, aggiungere un ulteriore 8% a titolo di commissione da riconoscere a Daveti per il proprio ruolo di intermediario.

Le percentuali dalla frode sulle accise per gli alcolici

Il funzionario infatti era divenuto, secondo Finanza e procura labronica, organico all'organizzazione. Un dato che emerge dalla parte delle indagine che riguarda l’evasione delle accise. Veniva simulata al porto di Livorno la spedizione di alcolici in Paesi extra Unione Europea così da non pagare le imposte. Per esempio, c’era un carico sul quale gravavano 90mila euro di accise: sulla somma risparmiata per questo carico al viceprefetto sarebbero spettati 5mila euro, da riscuotere una volta definito il documento telematico da parte di un deposito fiscale compiacente. Per questa attività il gruppo criminale aveva rilevato una società con sede a Torino individuata dal commercialista piemontese compiacente.

Quella dell’elusione delle accise era una gallina dalla uova d’oro. Le indagini hanno registrato frenetici contatti tra i membri del gruppo per produrre agli uffici doganali la documentazione necessaria per avere l’autorizzazione a operare nel settore degli alcolici e confezionare spedizioni “liberate” dal pagamento delle imposte, almeno 30 operazioni al mese di

Anche un traffico di sigarette

Il gruppo si occupava anche di sigarette, come dimostra un recentissimo sequestro avvenuto proprio nel porto di Livorno di un container proveniente dal porto di Bissau (Guinea), con una tappa a Tangeri in Marocco. Venerdì scorso, nel container, i finanzieri e i doganieri livornesi hanno trovato 9 tonnellate di tabacchi lavorati esteri per un valore di circa 1,5 milioni di euro. Tutte marche vietate nell’Unione Europea perché non conformi alle prescrizioni sanitarie della stessa Ue.

Le perquisizioni a Ostuni

Contestualmente alle misure cautelari, sono state condotte le perquisizioni personali, domiciliari e locali (con la collaborazione dei reparti territoriali interessati)  nelleprovince di Livorno, Torino, Asti, Padova, Ravenna, Forlì, Pisa, Pistoia, Campobasso, Napoli, Salerno, Lecce e Brindisi), nei confronti degli indagati, con l’impiego complessivamente di circa120 militari. Il soggetto sottoposto a perquisizione della "fiamme gialle" nel Brindisino aveva una società di servizi a Ostuni, si è appreso. Si preoccupava di reperire società per condurre operazioni doganali nel porto di Livorno, tra quelle poi finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perquisizioni anche nel Brindisino per il blitz anti-ndrangheta di Livorno

BrindisiReport è in caricamento