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Incontro in moto tra i boss

Incontro in moto tra i boss

Pesanti condanne per la nuova Scu

MESAGNE - Non c’è dubbio. La Sacra corona unita degli anni Duemila rifiutava i riti di affiliazione, i gradi e simili formalismi. Di mafia si trattava, comunque, stando alla decisione del Tribunale di Brindisi in composizione collegiale che oggi ha inflitto condanne pesanti.

MESAGNE - Non c'è dubbio. La Sacra corona unita degli anni Duemila rifiutava i riti di affiliazione, i gradi e simili formalismi. Di mafia si trattava, comunque, stando alla decisione del Tribunale di Brindisi in composizione collegiale che oggi ha inflitto condanne pesanti a dieci persone della provincia, tutti ritenuti parte di un sodalizio di stampo mafioso.

La pena più alta è stata inflitta al presunto capo, Daniele Vicientino, condannato a 24 anni di reclusione (a fronte dei 26 richiesti dall'accusa). Un anno e sei mesi, conto attutito dal riconoscimento della continuazione, per il presunto referente di Oria, Bruno Bembi. Poi: 13 anni ad Albino Prudentino, il re dei videopoker, che all'epoca dell'arresto, nell'operazione Calypso del settembre 2010 stava per inaugurare un casinò a Valona; 14 anni a Angelo Cavallo, 13 a Tiziano Maggio, 12 a Nicola Nigro, 13 a Tobia Parisi, 14 a Gennaro Solito, ex poliziotto di Ceglie Messapica, 14 a Giovanni Vicientino, 7 a Maurizio Vicientino.

Sostanzialmente accolte, quindi, se non con qualche piccolo sconto, le richieste di pena formulate dal pm della Dda di Lecce, Alberto Santacatterina nel corso della requisitoria di febbraio: per Albino Prudentino 16 anni, per Bruno Bembi 12, per Giovanni Vicientino 18, per Maurizio Vicientino 10, per Angelo Cavallo 16, per Gennaro Solito 16, per Nicola Nigro 14, per Tiziano Maggio 14, per Tobia Parisi 14, per Daniele Vicientino 26. Le accuse a vario titolo erano di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al gioco d'azzardo, al contrabbando, alla detenzione di armi oltre che naturalmente al traffico di droga.

Nell'inchiesta che portò il 29 settembre del 2010 all'emissione di 11 ordinanze di custodia cautelare, c'era anche lui, l'attuale collaboratore di giustizia Ercole Penna, detto Lino lu Biondu, che ha poi parlato, condendo i propri resoconti di dettagli tali da far ritenere che non avesse alcuna intenzione di calunniare, ma di liberarsi di un fardello divenuto eccessivamente pesante. Nell'ambito del medesimo procedimento Penna è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a 8 anni.

Il collegio difensivo, nel processo, la cui udienza odierna si è conclusa con l'arringa dell'avvocato Giancarlo Camassa per Tobia Parisi, è composto dagli avvocati Raffaele Missere, Vito Felici, Cosimo Deleonardis, Ladislao Massari, Aldo Gianfreda, Pasquale Annicchiarico. Sono costituti parte civile l'associazione antiracket e il Comune di Mesagne, con gli avvocati Carmelo Molfetta e Anna Luisa Valente, l'ammontare dei danni sarà quantificato in sede civile.

Presenti in aula i carabinieri, ma anche gli agenti della Squadra mobile di Brindisi che hanno a lungo indagato sull'operatività e la conformazione della Scu in provincia di Brindisi nel periodo successivo alla fine del contrabbando. Appena dopo l'esecuzione degli 11 arresti, nel 2010, Ercole Penna decise di collaborare con la giustizia, recandosi proprio dalla polizia che alla fine di dicembre mise a segno l'operazione Last Minute, la prima inchiesta sulla Sacra corona unita scaturita proprio dalle dichiarazioni di "Lino lu Biondu" che fino a quel momento aveva posizione di vertice nell'organizzazione criminale.

L'indagine, sfociata nel blitz del 29 settembre 2010, fu condotta dal Ros di Lecce con i carabinieri del Nucleo investigativo provinciale. Il nuovo gruppo individuato dagli investigatori si stava progressivamente riconvertendo al controllo del giro delle scommesse online, dei videopoker e delle slot machine, un settore in cui da tempo operava la mente dell'organizzazione, il contrabbandiere internazionale ostunese Albino Prudentino di 59, arrestato a Valona dalla polizia albanese e dai carabinieri a 48 ore dall'inaugurazione di un casinò di sua proprietà.

E' stata la prima porta aperta sui nuovi affari dei clan mesagnesi, con sodali in tutto il territorio provinciale, ma soprattutto a Brindisi, Ostuni, Ceglie Messapica e Francavilla Fontana, come dimostrerà il 28 dicembre del 2010 un'altra operazione, condotta questa volta dalla Squadra mobile di Brindisi, Last Minute, e come confermerà anche la recente indagine Fast Line condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza a Ostuni, patria di Albino Prudentino: il controllo del gioco e delle scommesse on line e dei videopoker da un lato, una evoluzione dei vecchi affari di riciclaggio in imprese "legali" dall'altro. Con tanti episodi, anche cruenti, ai margini, sui quali si sta ancora lavorando.

 

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