Pestaggio in piazza, altri quattro arresti: incastrato tutto il branco

FRANCAVILLA FONTANA - Chiuso il cerchio attorno al “branco” che, nella piazza principale del paese, pestò a sangue il 30enne Davide Filomeno. Il giovane finì nell’ospedale Camberlingo col volto tumefatto e lesioni in altre parti del corpo. Erano quasi le 23, di mercoledì 17 febbraio, quando in Piazza Dante volarono botte da orbi. Come nel più classico dei copioni, alla base ci sarebbe stata una questione di gelosia e donne. Il giorno dopo, a stretto giro, nonostante il muro d’omertà finì in cella per l’accusa di lesioni gravi, il 24enne Gaetano D’Amuri 24. A seguire, la stessa sorte è toccata al 28enne Francesco Martina e dopo qualche altro giorno, il paziente lavoro dei militari della stazione di Francavilla Fontana – guidati dal tenente Simone Clemente – ha portato i suoi frutti.

Il comando compagnia carabinieri di Francavilla Fontana

FRANCAVILLA FONTANA - Chiuso il cerchio attorno al “branco” che, nella piazza principale del paese, pestò a sangue il 30enne Davide Filomeno. Il giovane finì  nell’ospedale Camberlingo col volto tumefatto e lesioni in altre parti del corpo. Erano quasi le 23, di mercoledì 17 febbraio, quando in Piazza Dante volarono botte da orbi. Come nel più classico dei copioni, alla base ci sarebbe stata una questione di gelosia e donne. Il giorno dopo, a stretto giro, nonostante il muro d’omertà finì in cella per l’accusa di lesioni gravi, il 24enne Gaetano D’Amuri 24. A seguire, la stessa sorte è toccata al 28enne Francesco Martina e dopo qualche altro giorno, il paziente lavoro dei militari della stazione di Francavilla Fontana – guidati dal tenente Simone Clemente – ha portato i suoi frutti.

Su richiesta del pm Luca Bucchieri, il gip Giuseppe Licci ha emesso quattro ordinanze nei confronti del 35enne Francesco Di Cesaria (difeso dall’avvocato Michele Fino), Alfonso Ciracì 21 anni (difeso dall’avvocato Pasquale Fistetti) e di due cugini omonimi, entrambi ventenni che rispondono al nome di Pietro Russo (entrambi difesi dall’avvocatessa Daniela D’Amuri). I quattro hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Tutti rispondono di lesioni gravi, quelle procurate a Filomeno che riportò una prognosi di una trentina di giorni. Le tessere del mosaico sono state messe insieme a fatica dai militari dell’arma che hanno lottato contro il “muro di gomma” che fortifica la delinquenza nella Città degli Imperiali, dove la pantomima delle tre scimmiette: “non vedo, non sento, non parlo” funziona perfettamente.

Lo stigmatizzano i carabinieri nella nota informativa. A quell’ora, quella sera in centro in molti avrebbero visto, ma nessuno si è degnato di collaborare. Non solo non avrebbe visto la gente, ma nemmeno le telecamere delle attività commerciali. Nell’arco di qualche ora anche le registrazioni di alcuni impianti di sorveglianza si volatilizzarono. Se l’italiano non è un’opinione quest’atteggiamento si descrive con un'unica parola, omertà. Tutto a difesa di una spedizione punitiva legata, a quanto pare, ad una giovane donna con la quale Filomeno aveva avviato una relazione.

Di Cesaria il 13 agosto del 2009 fu coinvolto in un'altra rissa, questa volta col morto: il giovanissimo Giuseppe Parisi, 16 anni, caduto da un trattore guidato dal fratello Salvatore, durante un inseguimento cui partecipavano Francesco e Cosimo Di Cesaria.

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