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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca Mesagne

Pestaggio mortale, l'indagato concede il Dna e sfodera un alibi

BRINDISI – Due ore di interrogatorio, per l'unico iscritto nel registro degli indagati, per l'omicidio di Giancarlo Salati avvenuto il 16 giugno di due anni fa a Mesagne. Parla, alla presenza dei suoi legali - Ugo Catamo e Piero Montinari – il 41enne di San Pietro Vernotico Angelo Carrieri.

BRINDISI – Due ore di interrogatorio, per l'unico iscritto nel registro degli indagati, per l'omicidio di Giancarlo Salati avvenuto il 16 giugno di due anni fa a Mesagne. Parla, alla presenza dei suoi legali - Ugo Catamo e Piero Montinari – il 41enne di San Pietro Vernotico Angelo Carrieri.

Di fronte al magistrato titolare dell'inchiesta, Valeria Farina Valaori, Carrieri ha fornito un alibi per quel 16 giugno, sostenuto la propria completa estraneità ai fatti e fornito il Dna raccolto attraverso un tampone per saliva. Servirà per un confronto con le tracce di sangue trovate sulla scena del crimine, frutto di una spedizione punitiva legata alla relazione intrattenuta dalla vittima con una minorenne.

Carrieri, finora unico sospettato dell'omicidio, ha spiegato al pm che quel giorno si trovava al lavoro, in un cantiere edile di Squinzano e che una volta terminato insieme con altre persone si era fermato a bere una birra in un bar del posto. “Sono estraneo a quelle percosse - ha affermato - anche se avrei potuto farlo visto quello che aveva fatto alla ragazza. Ero risentito con Salati ma non sino al punto di ucciderlo. Dopo la sua morte anche i miei rapporti con i suoi familiari sono rimasti buoni”.

Sembra che la procura non creda al fatto che Carrieri sia stato l'autore delle percosse, ma è convinta che l'uomo sappia qualcosa sull'omicidio. Intanto è stato fatto il prelievo del Dna per accertare che si tratti dello stesso che è stato trovato sul corpo di Salati. Giancarlo Salati, 62 anni, morì per le ferite riportate il 17 giugno del 2009. Era stato picchiato con un bastone di ferro: 16 colpi.

Salati noto col nomignolo “Menza recchia”, aveva precedenti per furto e sfruttamento della prostituzione. Il sospetto è che possa esserci la drammatica storia di una quindicenne violata e resa gravida dell’anziano, a muovere la mano dell’assassino. L’aggressione mortale avvenne nel tardo pomeriggio del 16 giugno di due due anni fa. Giancarlo Salati si trovava nella casetta nel centro storico dove viveva da solo, in via Mauro Capodieci.

Fu Menza recchia il primo complice del killer che lo aveva ridotto in fin di vita. Qualche istante dopo l’aggressione chiamò la figlia, Claudia, chiedendo aiuto. Raccontò di essere caduto maldestramente dalle scale, morì dopo un giorno e mezzo di coma nell’ospedale Perrino di Brindisi, dove fu ricoverato per politrauma contusivo e emorragia cerebrale. Nella casetta del centro storico gli investigatori – del commissariato di Mesagne guidato dal vice questore Sabrina Manzone - si trovarono di fronte alla scena, inequivocabile, di una violenta colluttazione.

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