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Petrolchimico, Mennitti: "Anche noi chiedemmo lumi all'Eni". Marinò: "Per l'industria è il collasso"

BRINDISI - Non si fanno attendere i commenti della politica e dei rappresentanti delle categorie dopo il provvedimento giudiziario riguardante il sequestro effettuato all’interno del Petrolchimico di Brindisi. Il primo cittadino di Brindisi ricorda che anche il Comune di Brindisi chiese delucidazioni all'Eni per quelle torce "sospette", mentre il presidente di Confindustria Giuseppe Marinò parla di "un'autentica calamità per il sistema sociale".

BRINDISI - Non si fanno attendere i commenti della politica e dei rappresentanti delle categorie dopo il provvedimento giudiziario riguardante il sequestro effettuato all'interno del Petrolchimico di Brindisi. Il primo cittadino di Brindisi ricorda che anche il Comune di Brindisi chiese delucidazioni all'Eni per quelle torce "sospette", mentre il presidente di Confindustria Giuseppe Marinò parla di "un'autentica calamità per il sistema sociale".

E' il sindaco, Domenico Mennitti, ad intervenire in prima persona per chiarire "che all'epoca in cui si verificarono le accensioni delle torce di sicurezza il Comune di Brindisi, che non ha competenze dirette in materia, chiese tuttavia chiarimenti all'Eni che fornì, attraverso una vasta documentazione, risposte rassicuranti circa la totale assenza di rischi per la salute dei cittadini". Adesso il provvedimento disposto dalla magistratura, "basato certamente su accurate indagini effettuate nel corso degli ultimi mesi, fa chiarezza su quanto avvenuto e stabilisce anche il percorso attraverso cui individuare eventuali responsabilità".

Il sindaco spiega così la linea del Comune: "Come pubblica amministrazione - afferma Mennitti - ci poniamo il problema della tutela dell'ambiente ed abbiamo anche il dovere di non trascurare il dato occupazionale che per lo stabilimento petrolchimico brindisino resta particolarmente significativo. Da qui l'invito all'Eni a risolvere nei tempi stabiliti dalla magistratura quanto indicato nel provvedimento, sul solco del rigoroso rispetto delle normative esistenti e senza rifugiarsi in alcun tipo di ricatto occupazionale".

"Siamo ai livelli di una calamità", afferma invece il presidente di Confindustria Giuseppe Marinò, appena appresa la notizia. "Non entro nelle motivazioni della magistratura, che anzi rimane garanzia di sicurezza per l'intera comunità, ma quello che mi limito a constatare riguarda il quadro generale del territorio brindisino, e i dati sono sinceramente allarmanti".

Marinò non usa giri di parole: "Veniamo già da un contesto molto difficile, la crisi delle aziende e le inevitabili ricadute occupazionali sono sotto gli occhi di tutti. E' una situazione che, francamente, mi terrorizza". Soffermandosi sulle ipotesi future, il numero uno di Confindustria spiega: "Stiamo parlando di un impianto che offre lavoro a migliaia di persone, un eventuale blocco provocherebbe danni incalcolabili. Detto questo, è chiaro che la giustizia debba fare il suo corso. Al di là di tutto, però, si impone una riflessione che potrei fare anche svestendomi per un minuto del mio ruolo in Confindustria. Stiamo vivendo una vera emergenza per l'intero sistema sociale che così non può sopravvivere. E' un'autentica calamità, e il governo centrale non può certamente restare indifferente. Occorre al più presto una legge speciale, un decreto, qualcosa che possa contribuire a migliorare lo sviluppo economico di un territorio ormai al collasso".

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