Cronaca

Piano di riordino ospedaliero, a Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali

Per la provincia di Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello. È quanto emerge dal nuovo piano di riordino della rete ospedaliera pugliese, illustrato nella mattinata di oggi, venerdì 19 febbraio, in terza commissione Sanità

BRINDISI – Per la provincia di Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello. È quanto emerge dal nuovo piano di riordino della rete ospedaliera pugliese, illustrato nella mattinata di oggi, attraverso 56 slide, venerdì 19 febbraio, in terza commissione Sanità, dal direttore del dipartimento regionale per la Promozione della salute, Giovanni Gorgoni, e dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

Nel dettaglio sono stati illustrati i criteri di razionalizzazione della rete, basati sulla legge di stabilità 2016 e il decreto ministeriale 70/2015. Criteri che hanno determinato un risultato di massima che prevede la sostenibilità per 31 ospedali (rispetto agli attuali 40) tra ospedali di base (17), ospedali di primo livello (9), ospedali di secondo livello (5). La tabella dei tagli alle strutture ospedaliere-2-3

In particolare per la provincia di Bari si passa da 12 a 10 ospedali di cui 6 di base, 3 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Taranto si passa da 6 a 5 ospedali di cui 3 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Lecce restano invariati 6 ospedali di cui 3 di base, 2 di primo livello e 1 di secondo livello. Poi per la provincia di Foggia si passa da 5 a 4 ospedali di cui 3 di base e 1 di secondo livello, per la provincia Bat si passa da 5 a 3 ospedali di cui 1 di base e 2 di primo livello.

Ospedali Puglia costi-ricavi, la Asl di Brindisi ha il migliore rapporto-2-3“Il Piano di Riordino della rete ospedaliera nasce dall’esigenza di adeguare tutti gli ospedali italiani a standard omogenei di assistenza, qualità, sicurezza, efficacia ed efficienza. Il Piano della Regione Puglia parte, essenzialmente, da due importanti punti di riferimento: il decreto ministeriale 70 del 2015 e la Legge di Stabilità del 2016”, spiega Gorgoni nella relazione. Il primo propone una classificazione delle strutture ospedaliere, prevede bacini di utenza minimi e massimi per disciplina, volumi ed esiti di ricovero, standard di qualità, standard organizzativi tecnologici e strutturali, definisce le reti ospedaliere e dell’emergenza-urgenza e qualifica i percorsi di continuità assistenziali ospedale-territorio. 

I bacini di utenza per disciplina definiscono alcuni importanti parametri di riferimento: lo standard nazionale prevede 3,7 posti letto per mille abitanti mentre il dato pugliese è di 3,4, un massimo di 160 ricoveri annui ogni mille abitanti e in Puglia il dato è di 158, un tasso di occupazione dei posti letto del 90 per cento mentre la nostra regione non supera l’82 per cento, un numero di giorni di ricovero inferiore a 7 per i casi ordinari mentre la Puglia ha una media di 7,6 giorni di ricovero.

I bacini di utenza, inoltre, prevedono un bacino massimo e un bacino minimo per le diverse discipline che devono essere rispettati, facendo riferimento sia alle strutture pubbliche che a quelle private: per esempio, per la cardiochirurgia è stato previsto un bacino massimo di un milione e 200mila abitanti e un bacino minimo di 600mila abitanti e quindi è possibile prevedere per la Puglia che ci siano un numero di reparti che va da un minimo di 3 a un massimo di 7. 

Gli obiettivi. I volumi e gli esiti di ricovero rispondono a una regola, provata scientificamente, molto semplice: chi fa di Bacini di popolazione per disciplina ospedaliera-2-3più, fa meglio. Il decreto quindi prevede standard precisi di volumi e di rischio/esito per 7 procedure (colecistectomia laparoscopica, intervento chirurgico per la frattura del femore, taglio cesareo, angioplastica coronarica percutanea, by pass aorto-coronarico, valvuloplastica o sostituzione valvola).

In Puglia gli ospedali che raggiungono più obiettivi sono Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (9 obiettivi), il Policlinico di Bari e gli Ospedali Riuniti di Foggia (8 obiettivi), l’ospedale San Paolo di Bari, il Perrino di Brindisi, il Vito Fazzi di Lecce e il Miulli di Acquaviva (7 obiettivi).

La Legge di Stabilità 2016 ha definito, invece, alcuni parametri da rispettare. Entro il 30 giugno la Regione deve individuare le aziende ospedaliere e gli istituti di ricovero e cura che presentano almeno una delle seguenti condizioni: uno scostamento tra costi e ricavi del 10 per cento o pari a 10 milioni di euro e il mancato rispetto dei parametri di volumi, qualità ed esiti delle cure. La struttura che presenti almeno una delle due condizioni va in piano di rientro triennale: il mancato rientro nei parametri comporta la decadenza del Direttore Generale. Nel 2017 la stessa norma sarà estesa ai presidi ospedalieri di Asl. 

Ospedali provincia di Brindisi costi-ricavi-2-3I costi. In Puglia il costo totale dell’assistenza sanitaria - dato 2014 che non deve essere superato - ammonta a 3,6 miliardi di euro. Gli ospedali pugliesi costano più di quanto producono, cioè in tutti i casi i costi superano in maniera significativa i ricavi: le percentuali di costo oscillano da 59 a 65 per cento mentre quelle dei ricavi si assestano tra il 35 e il 43 per cento.

L’approfondimento analitico dei costi ha messo in evidenza che il costo del personale nelle strutture pugliesi è superiore a quello di altre realtà italiane: il parametro ottimale di riferimento prevede un costo del personale del 51 mentre per la Puglia i costi sono del 52 per cento (Taranto), 55 per cento (Brindisi).

Nel dettaglio Di Summa, Melli di San Pietro, De Lellis Mesagne producono 172 milioni di euro di costi e 127 milino di ricavi. Poi il Camberlingo di Francavilla Fontana, 39 milini di euro di costi contro i 28 milioni di ricavi e l'ospedale civile di Ostuni sostiene 37 milioni di costi a fronte di 30 milioni di euro di ricavi.  Continuando 57 per cento (Foggia), 59 per cento (Lecce) e 61 per cento (Bat e Bari).

Il costo del personale – vero parametro per la realizzazione di qualsivoglia rete ospedaliera – non può superare il limite massimo della spesa 2004 diminuita del 1,4 pe cento: sommando la spesa effettiva e quella residua (cioè quella relativa alle assunzioni soggette a deroghe) si ottiene un totale di 2.398 milioni di euro. Al momento, il 68 per cento dei costi del personale viene utilizzato per gli ospedali mentre al territorio resta il 32 per cento. 

Dal rapporto discipline-popolazione, è evidente che il Perrino di Brindisi non potrebbe più aspirare ad un servizio di cardiochirurgia, aspirazione antica sostenuta negli ultimi anni soprattutto da associazioni come Brindisi Cuore. Resta da vedere cosa riuscirà a fare la politica, pur nell'ambito della razionalizzazione della spesa per la salute in Puglia.

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