Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Carovigno

Picchiati a sangue mentre rientrano in struttura: raid razzisti ai danni di lavoratori stranieri

Almeno una ventina di episodi noti, gli ultimi sabato scorso, anche dopo la denuncia pubblica della Comunità Africana. I ragazzi, in bici o in monopattino, vengono fatti accostare sulla provinciale per poi essere bastonati da sconosciuti

CAROVIGNO - Tornano in bici o in monopattino, dipende. Sempre sulla provinciale, buia e desolata. Un'auto li fa "accostare". E poi via con il pestaggio, anche con bastoni. Le vittime sono sempre e solo stranieri. La questione va avanti da due mesi. Non accade in Alabama, decenni e decenni fa. Accade sulle strade del Brindisino, anno di grazia 2024. Da metà aprile a oggi sono stati denunciati almeno una ventina di episodi. Uguali, dettaglio più dettaglio meno. Le vittime sono cittadini stranieri, che rientrano al Green Garden, agro di Carovigno, nella struttura che li ospita. Alcuni hanno riportato ferite con prognosi ben superiori ai 30 giorni. In azione non c'è il Ku Klux Klan. Questa non è una contea dell'Alabama. L'impressione è che siano ragazzi che "si divertono", sicuramente puntando stranieri, questo è un dato.

Segni sul costato di un ospite del Green Garden picchiato

Martedì scorso, Drissa Kone, il presidente della Comunità Africana di Brindisi e provincia, ha denunciato pubblicamente quanto sta accadendo sulle provinciali, di notte, nei pressi del Cas (centro di accoglienza straordinario). Tempo quattro giorni - la notte di sabato - e il conto dei raid va aggiornato, tre aggressioni. Quelli denunciati sono una ventina, contati male, presso la stazione dei carabinieri di Carovigno, che si sono attivati. Le indagini sono in corso. Non è semplice: le vittime non parlano bene italiano e, poiché gli episodi accadono di notte, i dettagli si fa fatica a cristallizzarli con esattezza. E poi c'è anche l'aspetto psicologico. Le vittime vivono in un Paese diverso da quello di nascita, non sempre la cultura è comprensibile e sono poco integrati col tessuto sociale, quindi magari non denunciano. Gli episodi potrebbero essere in numero superiore.

Ferita riportata da un ospite del Green Garden dopo raid razzista

La dinamica quella è: le vittime stanno tornando, sempre dopo le 21:30, da Ostuni, da Carovigno o da San Vito Dei Normanni. Lavorano perlopiù in bar e ristoranti. Si muovono in bici o in monopattino. A un tratto, due fari nella notte. Vengono stretti, vengono fatti accostare, vengono fatti fermare. Cadono. E così, alcuni individui scendono dall'auto. Il pestaggio può cominciare. Una vittima racconta, in inglese: "Io non parlo bene italiano, non capivo. Loro ridevano e mi picchiavano col bastone. Io neanche li conoscevo, non capivo quello che dicevano. Che ho fatto di male per meritare questo"? Niente, probabilmente. Ha sei punti sulla mano destra, gli altri segni sono coperti da jeans e camicia. Viene da un Paese remoto dell'Asia. Ha i lineamenti fini e dolci, i capelli lisci e una barba tenuta con cura. Negli occhi la paura ha lasciato il posto all'incredulità: "Cosa ho fatto di male? Perché proprio a me"?

Ferita alla mano medicata, ospite del Green Garden picchiato

Le risposte arriveranno quando i carabinieri individueranno gli autori dei raid. Adesso, però, con questi elementi si può già ragionare. Una "vendetta" per qualche sgarro? Può capitare che qualche straniero abbia provato a mettersi "in proprio" in affari criminali? No, la logica fa escludere questa ipotesi. Innanzitutto, la criminalità locale ha un modus operandi differente. E non va per il sottile. Poi, il numero dei raid e la provenienza delle vittime fa propendere verso un'altra ipotesi. Si tratta di bengalesi, pakistani, afghani, qualche tunisino, qualche ragazzo che viene dall'Africa centrale. E allora resta in piedi la matrice razzista. E il "divertimento". Anche perché le vittime sono tutte straniere, come ripetuto, dunque non sono inserite nel tessuto sociale, dunque sono più vulnerabili. Anche perché, per fare queste azioni c'è bisogno di coraggio? No, serve violenza, magari noia. Il coraggio proprio no. 

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