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Interrogato Pietanza: “Non posso pagare per l’amicizia con Luperti"

Respinge l’accusa di concussione elettorale e chiede la libertà: “Nessuna minaccia né da me, né da Zuccaro”

BRINDISI – “Non posso pagare per essere amico da una vita di Lino Luperti e per aver fatto più del mio lavoro: Lino lo conosco da anni, ho sempre simpatizzato per lui politicamente ma non ho mai minacciato nessuno per ottenere un voto in suo favore. Né tanto meno sono stato l’amministratore di fatto della Multiservizi. Falso anche che io abbia rubato pc del Comune e pneumatici della società”.

L’interrogatorio davanti al gip

Daniele Pietanza-2Daniele Pietanza (nella foto accanto), dipendente della partecipata del Comune, ha respinto - una dopo l’altra – tutte le accuse mosse dalla procura di Brindisi, partendo da quella di concussione elettorale, per passare al peculato, all’abuso d’ufficio e al furto. Ipotesi di reato contestate con riferimento al periodo del ballottaggio del mese di giugno 2016, e confermate dal gip che ha firmato l’ordinanza di arresto ai domiciliari, respingendo la richiesta del carcere.

Ha affrontato l’interrogatorio di garanzia, davanti al giudice per le indagini preliminari, Tea Verderosa, questa mattina, al fianco del suo avvocato di fiducia, Livio Di Noi, a distanza di quattro giorni dall’esecuzione del provvedimento di custodia nell’ambito dell’inchiesta che attiene alla Multiservizi. Nell’impianto accusatorio del pubblico ministero Giuseppe De Nozza, la srl sarebbe stata il “serbatoio elettorale” al servizio di Luperti, allora ricandidato consigliere comunale nella lista di Impego sociale, con Angela Carluccio poi eletta sindaco al secondo turno su Nando Marino. Luperti risultò uno tra i più suffragati, dopo aver superato quota mille voti in occasione delle elezioni precedenti con il Pd, diventando assessore all’Urbanistica con Mimmo Consales sindaco.

L’istanza per tornare libero

Nella tornata nel prossimo 10 giugno non ci sarà, dopo aver contribuito alla creazione della lista Brindisi popolare. Scelta obbligata per la sua famiglia e per non mettere in imbarazzo la coalizione di centrodestra con Roberto Cavalera, aspirante primo cittadino. Mentre Luperti continua a incassare solidarietà su Facebook e messaggi di apprezzamento per il lavoro svolto, Pietanza chiede di tornare in libertà. Il penalista ha formalmente chiesto la scarcerazione al gip, al termine dell’interrogatorio durato un’ora e dieci minuti. Il giudice si è riservato, in attesa di ottenere il parere del pm. Nel caso in cui l’istanza dovesse essere rigettata, l’avvocato Livio Di Noi (nella foto in basso) ha anticipato la volontà di ricorrere al Tribunale del Riesame.

L’amicizia tra Pietanza e Luperti e il rapporto con Zuccaro

livio di noi-3Il punto di partenza nella verità di Pietanza è l’innegabile amicizia con Luperti. Ammessa dallo stesso ex assessore nel corso della conferenza durante la quale ha confermato il suo “passo di lato”. “Ma da qui a dire che abbia rivolto minacce per il voto, no”, avrebbe sostenuto l’indagato. “E’ vero che l’audio mandato poi su Whatsapp è stato registrato con il mio telefono, ma altro non c’è. Non è vero che abbia fatto affidamento su Carlo Zuccaro perché pregiudicato, visto che l’ultimo precedente risale al 1983 e di recente è stato assolto”. A sua volta Zuccaro, indagato per concorso in concussione elettorale, secondo Pietanza, avrebbe solo simpatizzato per Luperti come altri. Zuccaro è rimasto a piede libero, mentre il pm chiedeva i domiciliari.

Il diverbio con Sandro Trane e gli assegni per gli stipendi

Falso sarebbe, sempre secondo l’indagato, quando denunciato da Sandro Trane alla Digos, a proposito di ritorsioni nei confronti degli operai della sua squadra, simpatizzanti di Marino, ai quali non sarebbero stati pagati gli stipendi. La versione consegnata al giudice è questa: “Non c’era la copertura necessaria per pagare per tempo gli operai, quando poi Trane venne da me, l’amministratore unico della Multiservizi riuscì a provvedere al pagamento con gli assegni. Non c’entravano niente le elezioni, ma è vero che tra me e Sandro Trane non c’è mai stata simpatia”. La difesa ha depositato documentazione contabile ritenuta utile. Pietanza ha anche negato di aver mai rivolto minacce alla dirigente responsabile del settore Affari Legali della società, essendo figlia di un ex dirigente del Comune, candidato consigliere nella coalizione Marino.

Le mansioni di Pietanza nella società

A proposito, poi, del ruolo che Pietanza avrebbe di fatto rivestito in seno alla partecipata, l’indagato ha respinto anche questa impostazione, spiegando le ragioni dei suoi rapporti con esponenti politici, della Polizia locale e della società Aeroporti di Puglia, i cui nomi figurano nell’ordinanza di arresto. “Sono stato delegato ai rapporti con l’Ente, socio unico”, avrebbe detto. La nomina risalirebbe al periodo della gestione affidata al commercialista Teodoro Contardi, per essere confermata dai successori e da ultimo dalla struttura commissariale che regge le sorti di Palazzo di città sino alle nuove elezioni. Pietanza avrebbe dovuto rendicontare tutte le attività delegata dal socio ed eseguite dalla Multiservizi.

Il furto di computer e pneumatici

L'assessore Pasquale Luperti-2Nel corso dell’interrogatorio, l’indagato ha anche respinto l’accusa di furto mossa con riferimento alla misteriosa sparizione di sei computer da una delle stanze di Palazzo Guerrieri e di quattro pneumatici di camion della Multiservizi. “In quel periodo si stava facendo l’inventario dei pc e c’erano attività di pulizia anche per organizzare gli uffici chiesti dalla sindaca per il suo staff. A Palazzo Guerriri, sul pavimento ne trovammo uno non funzionante che per questo venne destinato alla rottamazione”.

Di ricettazione è accusato il cognato di Pietanza, Antonio Sirio, titolare di una impresa a Brindisi.  Rimasto indagato a piede libero. Quanto agli pneumatici: “Quelli che chiesi per il camion erano diversi da quelli del mezzo della Multiservizi. Mi rivolsi a uno sfasciacarrozze privato”.

L’albero caduto e la carcassa di topo

Infine, Pietanza ha respinto le accuse di peculato e abuso d’ufficio contestate in relazione a interventi su richiesta di privati, tra i quali il pediatra di fiducia di Luperti e due dipendenti dell’Ispettorato provinciale del Lavoro: “Il medico si rivolse a Luperti dopo aver chiesto più volte un intervento alla polizia locale per liberare boiacca presente sul marciapiede”. Il difensore ha raccolto copia delle istanze. “Non c’è stato alcun intervento per il ripristino del muro”. Quando invece fu richiesta la rimozione di una carcassa di topo, "chiamai un mio collega che non era in servizio, per cui non usò l’auto della società ma intervenne quando non era di turno”. Non è escluso che nei prossimi giorni gli indagati a piede libero chiedano di essere interrogati dal pm. Questa strada sarebbe stata scelta da Luperti. 

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