Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca Carovigno

Pignorano la pensione a un invalido. "Ora non ho neanche i soldi per le medicine"

Non solo gli hanno pignorato per intero l’assegno previdenziale mensile: gli hanno chiesto anche di aprirsi  un nuovo conto corrente per continuare a percepire la pensione. A finire stritolato fra gli ingranaggi della burocrazia è un 60enne di Carovigno. Il malcapitato ha disperatamente bisogno di denaro per acquistare dei costosi farmaci salvavita

CAROVIGNO – Non solo gli hanno pignorato per intero l’assegno previdenziale mensile: gli hanno chiesto anche di aprirsi  un nuovo conto corrente per continuare a percepire la pensione. A finire stritolato fra gli ingranaggi della burocrazia è un 60enne di Carovigno. Il malcapitato ha disperatamente bisogno di denaro per acquistare dei costosi farmaci salvavita. Ma di punto in bianco, oltre a non poter più prelevare dal proprio conto corrente per effetto di un pignoramento presso terzi esercitato da un creditore, si è ritrovato addirittura senza pensione.

“Sono andato presso l’ufficio postale di Carovigno – spiega il pensionato – e mi è stato riferito che il mio assegno mensile di 800 euro ero bloccato”. Il 60enne si è visto cadere il mondo addosso. Sconvolto dalla brutta sorpresa, si è subito recato presso l’Adoc di Brindisi, dove è stato ricevuto dagli avvocati Marco Elia e Marco Masi. Inizialmente questi faticavano a credere alle parole del pensionato, supponendo che forse, in preda allo sconforto, stesse riportando i fatti in maniera errata. Ma è bastata una telefonata all’ufficio postale in questione per appurare che le cose stavano proprio così.

Secondo i due professionisti, quella subita da loro assistito è una palese ingiustizia. L’articolo 545 del codice civile, riformato di recente dal decreto legge numero 83 del 2015, prevede infatti che “le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà”.

La soglia del limite impignorabile è fissata a 680 euro. Il carovignese, che percepisce 800 euro al mese, sfora di 120 euro tale limite. Nel suo caso, quindi, l’ufficiale giudiziario avrebbe dovuto pignorare un quinto di 120 euro, cioè 24 euro. E tenendo conto del fatto che il 60enne percepiva l’assegno mensile direttamente sul suo conto corrente, la legge prevede comunque l’impignorabilità di una somma pari al triplo della pensione sociale: 1440 euro circa.

In una lettera inviata alla sede centrale delle Poste Italiane, i legali rimarcano come l’anomalo caso del loro assistito sia stato comunicato all’ufficio postale di Carovigno, la cui dipendente “confermava un inspiegabile blocco”. “La gravità della situazione  - si legge ancora nella missiva - è dovuta non solo al fatto che il signor…sia stato privato dell’intera pensione (si ricorda che può raggiungere massimo 1/5) ma lo stesso ha necessità di acquistare importanti medicinali salvavita”.

Gli avvocati quindi hanno invitato le Poste italiane  “a sbloccare il conto intestato al signor…”. Altrimenti, i professionisti si riservano di “adire la competente autorità giudiziaria, sia civile che penale”. E come se non bastasse nella giornata di venerdì (23 ottobre) è arrivata l’ulteriore beffa, perché un dipendente dell’Inps ha chiesto al pensionato di canalizzare la pensione su un altro conto. Già, ma per effettuare tale operazione, da quanto riferito dagli avvocati, occorrono circa 3 mesi: un’eternità per un invalido che ha disperato bisogno di medicinali (esclusi dalla lista di quelli passati gratuitamente dal servizio sanitario regionale) e non ha un euro per acquistarli. 

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