Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca

Piste e percorsi cicloturistici nel degrado: vita dura per i ciclisti a Brindisi

A più di un mese dall’ultima segnalazione giunta alla redazione di BrindisiReport.it, nessun intervento è stato portato a termine per il recupero di alcuni tratti del percorso ciclabile che costeggia una parte della città, quella che dal parco del Cillarese tocca quartieri come la Minnuta, Sant’Angelo, Bozzano

BRINDISI - A più di un mese dall’ultima segnalazione giunta alla redazione di BrindisiReport.it, nessun intervento è stato portato a termine per il recupero di alcuni tratti del percorso ciclabile che costeggia una parte della città, quella che dal parco del Cillarese tocca quartieri come la Minnuta, Sant’Angelo, Bozzano. Va da sé che le denunce di chi frequenta questo percorso, sia esso un ciclista o un semplice cittadino “a passeggio”, non siano cessate, anzi. 

Anche questa mattina (8 ottobre), infatti, abbiamo ricevuto la segnalazione di un cittadino che, telefono alla mano, ha documentato lo stato d’abbandono che ormai caratterizza questo percorso, riservato, in teoria, alle biciclette e ai pedoni. In teoria perché alcune tipologie di rifiuti abbandonati in diverse zone della pista ciclabile, un esempio su tutti il tratto di pista che costeggia Canale Patri, con decine di pesanti sacchi neri scaricati in una zona dove il traffico motorizzato è escluso, non sono trasportabili se non con l’aiuto di un mezzo a motore, che sia un furgone, un’auto o una piccola Apecar.

Le foto testimoniano una situazione andata a crearsi in un lungo lasso di tempo: la crescita delle piante che, in alcuni tratti, impedisce il passaggio,percorso cicloturistico abbandonato 1-2 cumuli di rifiuti scoloriti dall’azione meteorologica più di altri, tutti indizi che confutano la “teoria dell’abbandono”.

Ma già da tempo Brindisi, o per essere più precisi una parte di cittadinanza, ha abbandonato l’idea di una città a misura di bici, una città con sempre meno mezzi a motore; questo si che potrebbe incidere su la risoluzione di molti problemi e risolverne direttamente altri. 

Questa è Brindisi, per citare il re Leonida dal film 300. Qui può accadere che un’amministrazione aderisca ad un progetto, Progetto CiELo - City-port Eco Logistics, insieme ad altre tre città: Bari, Corfù e Patrasso. Un progetto ambizioso (che fra l'altro comprende anche il servizio di bike-sharing, presente in vari punti della città, ma poco utilizzato dai cittadini), finanziato con fondi del Programma di Cooperazione Territoriale Europea Grecia-Italia 2007-2013, un investimento da 1,9 milioni di euro, dei quali 200 mila destinati a Brindisi, con lo scopo di mettere in rete le città portuali transfrontaliere, accrescendo, per percorso cicloturistico abbandonato 4-2mezzo di soluzioni innovative di mobilità sostenibile, l’accessibilità ai centri.

Il Comune può aderire a questa iniziativa, degna di rispetto, e, nel frattempo, “dimenticarsi” di aggiungere una pista ciclabile al più grande progetto cittadino degli ultimi anni, vale a dire il restyling di via del Mare. Nel progetto finale, lo si può vedere anche dai tratti finora conclusi, non c’è traccia di un percorso riservato ai ciclisti.

A Brindisi, alla faccia delle direttive regionali sullo sviluppo della mobilità ciclistica (legge regionale 23 gennaio 2013, ndr), i pochi percorsi esistenti vengono o eliminati, vedi la pseudo pista ciclabile su corso Garibaldi sacrificata per qualche decina di stalli auto in più, o abbandonati, come da tempo denuncia BrindisiReport.

Eppure, in una città dove le discussioni su turismo ed economia hanno sempre facile presa, l’aver ignorato il business cicloturistico è stata una decisione poco lungimirante; sempre più città, sempre più nazioni puntano sul potere delle due ruote e sui forti ritorni economici che un turismo specializzato può offrire, basti pensare al progetto per la Ciclovia dell’Acquedotto, un percorso, dall’Irpinia a Santa Maria di Leuca, che ha dalla sua imprenditori, politici illuminati e cittadini, tanto da raccogliere oltre 25 mila firme per accelerare i tempi di realizzazione, o agli sgravi fiscali promessi dal governo francese alle aziende che incentiveranno i propri dipendenti ad usare la bicicletta per recarsi al lavoro.

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