Cronaca

Salute e industria: “La vera prevenzione è la valutazione di impatto ambientale”

Dal direttore generale dell’Arpa Puglia appello alle istituzioni. L’Asl annuncia: “Aggiornamento continuo on line dei dati sul rapporto dello stato di salute”. Presenti i Nac e i grillini, politica quasi assente: Emiliano dà forfait. Prima causa di morte nel Brindisino, le malattie cardiovascolari, poi i tumori

BRINDISI –  “In un mondo che si definisce civile tutte le imprese industriali che potenzialmente hanno impatti sul territorio, dovrebbero essere sottoposte a Valutazione d’impatto ambientale, altrimenti si è costretti a false dialettiche che portano alla deriva e si è costretti anche, talvolta, alla triste conta dei morti quando vengono resi noti i risultati delle analisi epidemiologiche: la vera prevenzione è quella”.

L’appello, rivolto alle istituzioni, pressoché assenti, è arrivato dal direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, all’indomani della pubblicazione dei dati relativi al rapporto dello stato di salute della Asl, nel corso del convegno sul tema “Ambiente e salute: attualità e prospettive di ricerca e di intervento nel territorio di Brindisi”, organizzato dal Csa della Regione, questo pomeriggio (14 settembre) nell’auditorium dell’Autorità portuale.

L’ha detto con tono deciso Assennato, ma l’acustica del salone non ha giocato a suo favore ed è stato invitato a ripetere, aggiungendo qualcosa in più sul tema particolarmente attuale in terra di Brindisi, tenuto conto del rapporto da sempre conflittuale fra la popolazione e i siti industriali, petrolchimico e centrali elettriche in primis.

Conferenza stato salute provincia Brindisi-2“Le azioni a tutela della salute vanno fatte a monte: lo chiede chi vive in questa zona, lo impone il buon senso. Diversamente non è possibile parlare di tutela vera e propria e soprattutto efficace. A maggior ragione se si vuole che il confronto sia trasparente e democratico, esattamente come oggi perché lo scopo del convegno è esattamente questo”. E infatti, tra gli interventi inseriti nell’agenda, c’erano anche quelli dei vertici della centrale Federico II di proprietà Enel, ma in corso d’opera sono stati annullati e di quello di Luciano Pistillo non c’è stata traccia.

Un mese fa, il sito di Cerano finì nell’occhio del ciclone, quando venne a galla il caso – per ora presunto – della certificazione Emas, per la quale c’era stato il parere favorevole degli uffici Arpa di Brindisi, salvo poi il dietrofront del direttore della stessa Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, di fronte all’esistenza di un procedimento penale pendente per “getto pericoloso di cose”, ipotesi di reato contestata dalla Procura di Brindisi in relazione alla dispersione di polvere di carbone, che i funzionari non avevano preso in esame. Perché non ne erano a conoscenza.

La questione, come si ricorderà, lo scorso mese di luglio approdò sul tavolo della Commissione Ambiente del Senato, ma oggi pomeriggio la politica locale è stata assente: ha dato forfait il governatore della Puglia, Michele Emiliano, invitato per tempo, ma a quanto pare tenuto lontano da Brindisi per impegni istituzionali. Non c’era il senatore Vittorio Zizza che pure si era preoccupato di avvisare la cittadinanza di quanto avvenuto, definendo “illegittima” la certificazione.

C’era il sindaco Mimmo Consales, questo sì, ma non è stato presente sino alle fine per altri impegni, eppure allo stato è lui titolare della delega all’Industria dopo le dimissioni di Antonio Ingrosso; non c’era l’assessore all’Ambiente Antonio Monetti; era presente il penultimo arrivato in giunta, Ugo Poli, titolare della Programmazione economica. Mancavano i consiglieri comunali e quelli regionali, tranne Riccardo Rossi per Brindisi Bene Comune e Gianluca Bozzetti per il M5S. Dei parlamentari non si è visto nessuno, tranne Elisa Mariano del Pd. I sindacalisti, loro sì c’erano, così come i rappresentanti di Confindustria Brindisi, mentre il presidente dell’Asi, Marcello Rollo ha lasciato l’Authority poco dopo l’inizio.

Il petrolchimico visto dalla Isole Pedagne-2Politica a parte, il convegno è stata l’occasione per una prima  novità che riguarda l’aggiornamento continuo dei dati sullo stato di salute della popolazione sul portale istituzionale della Asl: “E’ sicuramente una garanzia di collaborazione e al tempo stesso di trasparenza su una tematica delicata”, ha detto il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale, Giuseppe Pasqualone.

Il che sicuramente è una notizia, buona soprattutto in considerazione delle criticità avvertite nel Brindisino e della tensione ancora esistente tra sviluppo industriale e tutela della salute, tematiche sulle quali si fanno sentire gli interrogativi degli esponenti del movimento “No al carbone” (Nac), i quali più volte hanno invitato la Asl a rendere noti i numeri sui decessi in terra di Brindisi così come le cause.

Sono argomenti che fanno paura perché quel mostro che si chiama cancro costituisce la seconda causa di morte alle nostre latitudini, dopo l’infarto. Lacrime amare che ogni famiglia residente in zona ha versato quando sono state scoperte patologie attinenti alle vie respiratorie e all’apparato digerente.

“Le classi di malattie più rappresentate sono quelle relative al sistema circolatorio: 38 per cento nel 2008, 38,6 nel 2009 e 37,6 nel 2010, seguite dai tumori 26,6 nel 2008, 24,7 nel 2009 e 25,9 nel 2010 e dalle malattie del sistema respiratorio 7,2 nel 2008, 7,3 nel 2009 e 6,8 nel 2010”, si legge nel rapporto Asl. “Raggruppando le cause di morte secondo la classificazione Istat Icdx si ha la  conferma che il settore percentualmente più rappresentato, nei tre anni presi in considerazione, è quello delle malattie del “sistema circolatorio”:  36,3 nel 2013, il 37,6 nel 2012 e il 37,1 nel 2011 di tutte le morti. Al secondo e al terzo posto i tumori e le malattie dell’apparato respiratorio con il 27,7 e il 7,15 nel 2013”.

“Sono fiduciosa che riusciremo a vincere una coppa in tema di ambiente e salute: tanto è stato fatto negli ultimi 40 anni, la Puglia di recente è diventato un laboratorio per il Ministero della Salute, tenuto conto del lavoro svolto per Taranto e per i suoi cittadini”, ha detto Liliana Sala del Dicastero della Salute.

La centrale di Cerano vista Brindisi “E’ una regione che costituisce una sorta di paradigma per l’impegno che il governo riserva sul fronte della tutela delle popolazioni residenti in prossimità dei siti inquinanti: c’è la terra dei fuochi e c’è appunto Taranto, dove gli studi si sviluppano su diverse direttrici, dalla mappatura dei terreni agricoli alla prevenzione finanziata con fondi pubblici, integrati con interventi delle Regioni, e del monitoraggio delle patologie”.

Sul fronte del  monitoraggio dei siti inquinanti, Brindisi paga ancora oggi il prezzo di aree come quelle che ricadono nel Sin, il sito inquinato di interesse nazionale: “Micorosa è un’area altamente inquinante, si tratta di 70 ettari a Sud del Petrolchimico così come la falda acquifera della Sanofi, dove è stata riscontrata la presenza anche di benzene, clorulo di vinile e cloroformio”, ha ricordato Anna Maria D’Agnano, dell’Arpa. “A Sud di Micorosa l’area è di interesse comunitario (cosidetta Sic, ndr) in cui i carotaggi svolti hanno portato ad accertare la presenza di metalli pesanti, come l’arsenico, ma non c’è contaminazione da composti organici”.

Analisi, dati, numeri, la scienza dà risposte alle domande sull’inquinamento e prima ancora sulle conseguenze sulla popolazione, ma attenzione agli interessi, vale a dire a chi commissiona gli studi che poi vengono resi pubblici: “Va sempre comunicato chi sono coloro i quali hanno chiesto le rilevazioni e qual è lo scopo”, ha tenuto a sottolineare Maurizio Portaluri, medico, primario ospedaliero, direttore della rivista Salutepubblica.net.

“E’ evidente che se la ricerca parte dalle imprese industriali, il risultato finale non potrà che essere positivo. E poi, perché mai devo aspettare i risultati delle indagini epidemiologiche e non prevenire per tutelare i lavoratori che spesso si trovano in condizioni precarie anche in termini di sicurezza?”, ha chiesto con applauso dei No al Carbone.  “La scienza porta conoscenza ma deve essere libera da condizionamenti”.

Lo sguardo al futuro, per l’Arpa, non può che passare da valutazioni che abbracciano l’area jonico-salentina, allo scopo di identificare i profili di rischio dei cittadini in funzione della loro esposizione “attuale”, tenuto conto delle possibili sorgenti inquinati e per tutte le vie di assorbimento: “Particolare attenzione sarà riservata alla salute materno-infantile”, ha sottolineato il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato.

La centrale Edipower-A2A di Brindisi Nord Costa Morena“Determinanti gli indicatori di salute riproduttiva e di salute nei primi anni di vita, inclusi lo sviluppo cognitivo e le malformazioni neonatali per arrivare a monitorare le patologie respiratorie e cardio-vascolari acute e croniche in età adulta. L’obiettivo è promuovere l’utilizzo di nuovi indicatori di rischio ottenuti da studi in vivo e vitro e da campagne di biomonitoraggio umano”.

Una prima valutazione di rischio di carattere globale sull’intera macro-area Jonico-Salentina considerando la popolazione adulta esposta sarà possibile attraverso campagne di monitoraggio di Pm e inquinanti gassosi in nove centraline della qualità dell’aria nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto. Per i due siti industriali, sarà tenuto a battesimo un “inventario delle emissioni” dei principali impianti.

“Il progetto prevede una seconda valutazione di rischio più approfondita in micro aree caratterizzate da elevata criticità ambientale e/o da sussistenza di danno sanitario, come il quartiere Tamburi di Taranto, Brindisi, Torchiarolo e una zona a Sud della provincia di Lecce con un approfondimento della salute materno-infantile”.

Per la realizzazione del progetto opererà un comitato scientifico di garanzia composto, oltre che da Giorgio Assennato da Pier Alberto Bertazzi del Dipartimento di scienze cliniche e di comunità, Università di Milano; Franco Merlo  del Servizio di Epidemiologia Ambientale e Biostatistica Applicata, Istituto Nazionale per le Ricerca sul Cancro-Genova; Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia Ssr Lazio; Loredana Musmeci dell’Istituto Superiore di Sanità; Franco Lucarelli  del Dipartimento di Fisica, Università degli Studi di Firenze.

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