Polveri Enel: pm estende accuse fino a 2013

BRINDISI - Non più fatti relativi agli anni 2009 e 2010, ma condotte che l’accusa ritiene illecite estese fino a ieri, fino al novembre 2013: il pm della procura di Brindisi, Giuseppe De Nozza, che sostiene l’accusa nel processo per danneggiamento e getto pericoloso di cose a carico di 15 persone, di cui 13 dirigenti Enel e 2 imprenditori locali, ha modificato oggi il capo di imputazione.

Il pm Giuseppe De Nozza

BRINDISI - Non più fatti relativi agli anni 2009 e 2010, ma condotte che l’accusa ritiene illecite estese fino a ieri, fino al novembre 2013: il pm della procura di Brindisi, Giuseppe De Nozza, che sostiene l’accusa nel processo per danneggiamento e getto pericoloso di cose a carico di 15 persone, di cui 13 dirigenti Enel e 2 imprenditori locali, ha modificato oggi il capo di imputazione estendendo le condotte contestate fino al novembre del 2013. Le ipotesi di imbrattamento e insudiciamento dei terreni circostanti il nastro trasportatore e il carbonile della centrale Federico II di Cerano  erano relative agli anni 2009 e 2010, la Digos di Brindisi aveva acquisito le ultime denunce di agricoltori anche nel 2011. Tale mutazione potrebbe in qualche modo ritardare l’eventuale prescrizione dei reati contravvenzionali agli imputati.

Nell’udienza di oggi altra sfilata di contadini e imprenditori agricoli che possiedono appezzamenti in quelle aree: tutti hanno confermato di aver subito danni alle colture per via delle dispersioni di polveri nerastre. Una casalinga, moglie di un imprenditore agricolo la cui famiglia abita in quell’area, ha riferito di trovare continuamente una coltre scura anche all’interno della propria abitazione: “I miei bambini non hanno mai potuto camminare scalzi” ha detto, rispondendo alle domande del pm. Altri testimoni hanno parlato dei contratti di compravendita proposti da Enel, ritenuti una forma di risarcimento danni. In un caso sarebbero stati proposti anche a un agricoltore che non era proprietario del terreno.Si è parlato anche, ancora una volta, delle perdite in termini di guadagno dovute alle difficoltà di piazzare sul mercato prodotti sporcati dalle polveri. Per l’accusa a diffondersi sulle coltivazioni di ortaggi, meloni e uva era ed è ancora oggi il carbone impiegato dalla centrale Enel. Per la difesa dell’azienda, come è più volte emerso oggi dalle domande dell’avvocato Michele Laforgia, non v’è alcuna prova che si tratti effettivamente del minerale impiegato per il funzionamento della Federico II che viene riposto nel carbonile e trasportato dal porto a Cerano proprio per mezzo dei 13 chilometri di nastro attrezzato.

Gli imputati sono Lorenzo Laricchia, responsabile del nastro trasportatore del carbone, difeso da Tommaso Marrazza e Michele Laforgia); Giuseppe Varallo, 50 anni, responsabile nastro trasportatore; Diego Baio, 53 anni, responsabile protempore dell’ufficio Ambiente e sicurezza di Cerano (Marrazza e Nanni); Calogero Sanfilippo, Luciano Pistillo e Antonino Ascione (Marrazza e Nanni), tutti e tre ex responsabili dell’Unità di business Brindisi-Cerano, e l’ex capo centrale Vincenzo Putignano (Marrazza). Quindi Luca Screti, 40 anni, residente a San Pietro Vernotico, titolare della ditta “Nubile” (avvocato Di Serio) e Aldo Cannone, 59 anni, brindisino, titolare della impresa omonima (avvocato Giorgio Rainò), addetti al trasporto carbone; Sandro Valery, responsabile protempore area business Enel Produzione (Marrazza e Nanni); Fausto Bassi, Unità Business Cerano (Marrazza e Marchioro); Giammarco Piacente, unità operativa Esercizio Ambiente e Sicurezza a Cerano (Marrazza e Marchioro); Fabio De Filippo, stesso settore di Piacente (Marrazza e Marchioro); Massimo Distante, Movimentazione combustibili Cerano; Giovanni Madia. Parti civili il Comune e la Provincia di Brindisi, Greenpeace, Salute pubblica, Legambiente, Medicina democratica oltre ai numerosi proprietari dei terreni vicini alla centrale. Responsabili civili sono Enel Produzione e le ditte Cannone e Nubile di Brindisi.

 

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