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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Ceglie Messapica

Porsche con i soldi della 488, cegliese rischia anche in Appello

CEGLIE MESSAPICA – La conferma delle condanne comminate in primo grado è stata chiesta dal procuratore generale Francesco Agostinacchio nel processo in Appello, a Lecce, nei confronti dell’imprenditore Franco Laneve, 68 anni, di Ceglie Messapica, dell’architetto Angelo Fedele di 43 anni, e del commercialista Tommaso Di Castri, 43 anni, entrambi di Francavilla Fontana. Laneve in primo grado fu condannato a due anni di reclusione; gli altri due a un anno e nove mesi ciascuno. I tre sono accusati di truffa aggravata perché attraverso la legge 488 avrebbero incassato una parte del finanziamento comunitario di complessivi 1.170.000 euro finalizzato alla ristrutturazione di una masseria in territorio cegliese da destinare a scopi turistici.

CEGLIE MESSAPICA - La conferma delle condanne comminate in primo grado è stata chiesta dal procuratore generale Francesco Agostinacchio nel processo in Appello, a Lecce, nei confronti dell'imprenditore Franco Laneve, 68 anni, di Ceglie Messapica, dell'architetto Angelo Fedele di 43 anni, e del commercialista Tommaso Di Castri, 43 anni, entrambi di Francavilla Fontana. Laneve in primo grado fu condannato a due anni di reclusione; gli altri due a un anno e nove mesi ciascuno. I tre sono accusati di truffa aggravata perché attraverso la legge 488 avrebbero incassato una parte del finanziamento comunitario di complessivi 1.170.000 euro finalizzato alla ristrutturazione di una masseria in territorio cegliese da destinare a scopi turistici.

Seicentomila euro, sempre secondo il capo di imputazione, che una volta incassati furono impiegati in parte a ripianare debiti e in parte per acquistare una Porsche Carrera e una Volkswagen Golf. Sia la masseria, situata in contrada Abate Nicola piccola, sia le vetture, sono tuttora sotto sequestro. La sentenza è attesa per oggi. I tre furono indagati e sospesi dall'attività professionale il 19 settembre del 2005. Furono sospesi per ordine del giudice per le indagini preliminari sulla base degli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza. Nell'inchiesta fu coinvolto anche Francesco Laneve, figlio di Franco. Il giovane, in primo grado, fu assolto e quindi è uscito dal processo.

I finanziamenti furono chiesti dalla società "Elleeffe & Elleeffe Srl" riconducibile a Franco Laneve. Lo scopo del finanziamento, come detto, era la trasformazione della masseria in una struttura ricettiva, per l'esattezza un albergo a quattro stelle. I finanzieri accertarono che all'epoca del blitz metà cifra era stata incassata e spesa. Certamente non per realizzare l'albergo. Per il quale non esisteva concessione edilizia contrariamente a quanto era stato dichiarato nella perizia giurata fatta dall'architetto Fedele. L'imprenditore per poter portare a termine la truffa, sostennero i finanzieri (tesi accolta in primo grado), si avvalse anche della collaborazione del commercialista.

Fu il professionista, per l'accusa, a istruire la pratica e a portare avanti l'iter burocratico. Proprio per questo loro impegno nella presunta truffa i due professionisti (architetto e commercialista) furono sospesi, su ordine del giudice per le indagini preliminari, dall'esercizio della rispettiva professione. In difesa dei tre imputati hanno parlato gli avvocati Giancarlo Camassa e Cosimo Deleonardis. Il presidente Rodolfo Boselli dovrebbe pronunciare la sentenza nella giornata di oggi. A questa sentenza è legato anche il destino dei beni sottoposti a sequestro.

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