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“Porta ottomila euro domani, altrimenti bruciamo tutto”

Telefonate dalla cabina di via Appia, indagati ripresi dalle telecamere del carcere. Uno degli imprenditori parente di un brindisino arrestato: “Noi siamo peccati, come facciamo?”

BRINDISI – “Devi portare ottomila euro entro domani mattina alle 8,30, altrimenti bruciamo tutto”. La telefonata con richiesta estorsiva nei confronti di uno dei due imprenditori presi di mira, dopo il furto dei mezzi aziendali, e i successivi contatti sono partiti da una cabina e sono stati intercettati e ripresi dalle telecamere della zona, comprese quelle del carcere di via Appia.

Il carcere di Brindisi

Le intercettazioni

Video e intercettazioni sono stati ritenuti gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Jonathan Muolo, Antonio Lagatta, Vittorio Corsa, Alessandro D’Errico alias “Sandro Boccia”, tutti di Brindisi, e Seku Ajkunic, quest’ultimo di origini slave, ma residente da tempo in città. Sono accusati di aver costretto due imprenditori di Brindisi, uno dei quali sarebbe  legato da vincoli di parentela con un indagato, a “pagare la somma di 2.500 euro in banconote da 50”, dopo il furto di tre furgoni e diversa attrezzatura, avvenuto in un deposito di via Dalmazia in uso a entrambi.

Sono stati arrestati dagli agenti della Mobile in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania de Angelis, di fronte al quale si presenteranno già oggi per affrontare l’interrogatorio di garanzia. D'Errico ha scelto, per il momento, di avvalersi della facoltà di non rispondere non avendo avuto il tempo di leggere il provvedimento di arresto. Il suo difensore, l'avvocato Mauro Durante del foro di Brindisi, presenterà istanza al Riesame.

Il pm aveva chiesto il carcere

Il pubblico ministero titolare del fascicolo, Luca Miceli, aveva chiesto l’arresto in carcere per Lagatta, (ristretto per altra causa), D’Errico condannato di recente per l’incendio dell’auto di proprietà dell’ex sindaco Mimmo Consales, quando il giornalista era a capo dell’Amministrazione cittadina, nonché per Corsa e per Ajkunic. Muolo è già in carcere, dopo essere stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Mobile il 25 settembre 2017, con le “banconote nelle tasche dei jeans”: il pm aveva chiesto la contestazione dell’aggravante legata alla commissione dell’estorsione “in più persone riunite”.

Il gip ha modificato il “titolo custodiale nei confronti di Muolo” e per gli altri ha ritenuto adeguata la misura degli arresti domiciliari, con divieto di comunicazione con persone diverse da quelle conviventi, sottolineando che gli indagati “non sono gravati da precedenti penali per reati di evasione o sintomatici dell’insensibilità al rispetto delle prescrizioni imposte”. Corsa, poi, è incensurato.

La questura di Brindisi

Il gip: “Piano ben organizzato”

Sulla ricostruzione della vicenda, nella logica del cosiddetto cavallo di ritorno, il gip ha condiviso l’impostazione del pm: “Non lascia residuare alcun dubbio sul fatto che, lungi dall’essersi trattato di un fatto episodico ed estemporaneo, sia stato il frutto di un piano ben ideato e programmato nei minimi dettagli, da cui si evince la determinazione degli indagati a ottenere un profitto illecito attraverso una condotta fortemente riprovevole”, ha scritto il giudice nell’ordinanza di arresto dopo aver descritto i ruoli dei cinque.

Le immagini delle telecamere del carcere

Quello che probabilmente non avevano messo in conto gli indagati, è che anche le telefonate fatte dalle cabine pubbliche, le poche superstiti, sono state intercettate. E l’arrivo sul posto è stato anche ripreso: è successo quando hanno scelto la cabina di via Appia, proprio di fronte alla casa circondariale. Gli agenti hanno acquisito le immagini registrate dalle telecamere posizionate all’ingresso del carcere. E’ successo anche quando hanno usato la cabina di viale Aldo Moro, nei pressi di un supermercato. Telecamere pure in questo caso.

La prima chiamata sarebbe stata fatta subito dopo il furto, avvenuto nella notte del 22 settembre dello scorso anno. Inizialmente la richiesta a titolo di restituzione dei mezzi ammontava a ottomila euro, scesa nel corso dei successivi contatti anche perché uno degli imprenditori, aveva contattato uno dei ragazzi suo parente, per fargli presente la situazione di difficoltà in cui versava: “Da dove se ne escono queste persone?”, chiedeva al giovane non sapendo quello che poi sarebbe successo. Il professionista si sarebbe rivolto al ragazzo credendo che lo stesso potesse spargere la voce in giro. “Il problema è che dove li andiamo a prendere tutti questi soldi? Non siamo peccati noi?”.

Nel fascicolo sono stati allegati i verbali che si riferiscono a due interrogatori resi da Muolo, il primo in sede di udienza di convalida dell’arresto in flagranza di reato, l’altro l’8 gennaio scorso davanti al pubblico ministero.

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