Portavano la coca al senatore Colombo, appello per due finanzieri

OSTUNI – Inizia domani mattina, in Corte di Appello di Roma, il processo nei confronti dei due finanzieri arrestati alcuni anni fa nel corso dell’operazione “Cleopatra” che sconvolse la Roma bene per la cocaina che scorreva a fiumi in ogni occasione di ritrovo. I due finanzieri, Stefano D., 44 anni, di Ostuni, e Rocco R., 48 anni, di Potenza, erano la scorta del senatore a vita Emilio Colombo, e per lui si erano prestati a farsi consegnare da uno spacciatore romano, la sostanza stupefacente di cui il senatore faceva uso.

OSTUNI – Inizia domani mattina, in Corte di Appello di Roma, il processo nei confronti dei due finanzieri arrestati alcuni anni fa nel corso dell’operazione “Cleopatra” che sconvolse la Roma bene per la cocaina che scorreva a fiumi in ogni occasione di ritrovo. I due finanzieri, Stefano D., 44 anni, di Ostuni, e Rocco R., 48 anni, di Potenza, erano la scorta del senatore a vita Emilio Colombo, e per lui si erano prestati a farsi consegnare da uno spacciatore romano, la sostanza stupefacente di cui il senatore faceva uso.

“La consumo – si difese Colombo – a fine terapeutici”. Lui non fu indagato perché il consumo non è reato. I due finanzieri per quel favore fatto alla personalità che dovevano scortare in primo grado sono stati anche condannati:  Rocco R. a un anno, tre mesi e dieci giorni di carcere e al pagamento della multa di tremila euro; Stefano D. ad un anno, un mese e venti giorni di reclusione oltre al pagamento della multa di 2.500 euro, con il riconoscimento della continuazione, la concessione delle attenuante generiche, e gli ulteriori benefici della sospensione della pena e della non menzione (pubblichiamo l’iniziale del cognome per via della non menzione riconosciuta loro dal tribunale).

Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna di entrambi a due anni e sei mesi di reclusione e al pagamento di 3000 euro di multa. Di parere contrario la difesa (avvocati Aldo e Mario Guagliani per il finanziere ostunese). Per il potentino era stata chiesta “l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato in mancanza di dolo o perché non sussiste, e in subordine l’applicazione dell’art. 51 per causa di giustificazione o perché non costituisce reato in mancanza di una causa giustificativa”, mentre per l’ostunese gli avvocati Guagliani si erano affidati all’art. 530 del codice di procedura penale che stabilisce l’assoluzione in questi casi: “1. Se il fatto non sussiste, se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo. 2. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile. 3. Se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità, ovvero vi è il dubbio sull’esistenza delle stesse, il giudice pronuncia assoluzione a norma del comma 1”.

Ma il giudice monocratico Maria Bonaventura il 28 gennaio del 2008 non ritenne valide le motivazioni addotte della difesa, e anche se la cocaina serviva al senatore Colombo e i due finanzieri gliela andavano a ritirare per fargli un favore, si sono resi responsabili di una reato.  Domani la loro vicenda sarà nuovamente affrontata in Corte di Appello perché i difensori non si arrendono. I due finanzieri, sostengono, non vanno puniti.

L’operazione Cleopatra fece scalpore. Era il 13 novembre del 2003. Scattarono vari arresti nella Roma bene. Ai domiciliari finì Serena Fagioli, in arte Serena Grandi, attrice molto famosa negli anni Settanta e Ottanta. Arrestata anche Lyudmilla Derkaeb, miss Ucraina, scoperta come attrice da Tinto Brass, in quei giorni stava girando il film di Pieraccioni “Il paradiso all’improvviso”. Arrestati anche Ernesto Ascione, romano, titolare di un ristorante, Armando De Bonis, direttore di divisione del Ministero delle Attività produttive, Alberto Quinzi, contitolare di un famosissimo ristorante romano, e poi un avvocato civilista, un operatore della moda, imprenditori. Diciannove in tutto.

Il colpo a sorpresa fu che nelle 150 pagine dell’ordinanza di arresto compaiono anche nomi di parlamentari come consumatori di cocaina. E cioè Emilio Colombo, ex presidente del Consiglio, più volte ministro della Prima Repubblica, senatore a vita. E Giuseppe Galati, all’epoca parlamentare dell’Udc. I due non erano indagati perché solo consumatori.

L’inchiesta dei pm Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza prese l’avvio dalla individuazione di Giuseppa Lavarello, 73 anni, di Roma, che tagliava nel tinello della sua casa a San Basilio, la cocaina che poi rivendevano i figli Giuseppe e Marco Martello. Colombo più volte si rivolgeva a Giuseppe Martello per ordinare la cocaina che poi mandava a ritirare dai finanzieri della sua scorta.

AGGIORNAMENTO

Su richiesta dello studio legale Viglione, riportiamo il seguente aggiornamento.

Armando De Bonis, difeso dagli avvocati Fabio Viglione e Nino Marazzita, è stato assolto con la formula ‘perché il fatto non sussiste’ da tutte le accuse, e la sentenza emessa dal Tribunale di Roma, in data 4 aprile 2016, è divenuta irrevocabile.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Al mercato senza mascherina, "Il Dpcm non è legge": multata

  • Incendio durante il rifornimento: in fiamme il distributore Ip di Sant'Elia

  • Non torna a casa: trovato senza vita in auto in aperta campagna

  • Positivi e tamponi nel Brindisino: i dati nei Comuni. Trend in crescita

  • Diffonde immagini intime di una donna: arrestato per revenge porn

  • Covid, Puglia: la curva non si abbassa, 32 nuovi decessi

Torna su
BrindisiReport è in caricamento