Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Portuali morti, Scagliarini condannato anche in Cassazione

BRINDISI - Confermata dalla Cassazione la condanna a Luca Scagliarini, imprenditore portuale di Brindisi, per omicidio colposo. Il processo è stato discusso oggi, dinanzi alla quarta sezione penale, che ha praticamente soltanto ridotto da due anni a un anno e quattro mesi la pena che era stata inflitta a Scagliarini dalla Corte di appello di Lecce. Una riduzione dovuta solo al gioco delle attenuanti.

Luca Scagliarini, a lui la pena più alta

BRINDISI - Confermata dalla Cassazione la condanna a Luca Scagliarini, imprenditore portuale di Brindisi, per omicidio colposo. Il processo è stato discusso oggi, dinanzi alla quarta sezione penale, che ha praticamente soltanto ridotto da due anni a un anno e quattro mesi la pena che era stata inflitta a Scagliarini dalla Corte di appello di Lecce. Una riduzione dovuta solo al gioco delle attenuanti. Ma la responsabilità, così come avevano chiesto il procuratore generale e gli avvocati di parte civile Mario Guagliani e Massimo Manfreda, è stata riconosciuta nella sua interezza, vale a dire la morte dei due operai è avvenuta perché non vi erano misure di sicurezza idonee.

I fatti risalgono al 4 agosto del 1998. Alessandro Murolo (gli eredi sono assistiti dall'avv. Mario Guagliani) e Antonio Auro (parte civile Manfreda) sono dipendenti della Tecnimare Srl di Scagliarini e Alessandro De Bartolomeis, l'altro socio, pure brindisino. La posizione processuale di quest'ultimo, stralciata in un primo momento, ha seguito le sorti di quella di Scagliarini: assolto in primo grado, è al vaglio della Corte di appello di Lecce.

I due operai erano al lavoro a bordo dell'imbarcazione Tecnimare 1. Morirono per avere inalato una notevole quantità di idrogeno solforato, una sostanza estremamente tossica. Per i due poveretti non ci fu nulla da fare. Scagliarini, in primo grado fu assolto, mentre il 17 novembre del 2008, con il rito abbreviato, fu condannato a due anni di reclusione, pena sospesa. Esattamente quanto avevano chiesto accusa e parti civili.

I difensori di Scagliarini, avvocati Ernestina Sicilia e Pasquale Corleto, avevano chiesto la conferma dell'assoluzione di primo grado per non aver commesso il fatto. Peraltro nel processo di appello di Scagliarini fu sollevata una questione di illegittimità costituzionale per quanto riguarda il ricorso in appello presentato dall'accusa nonostante l'assoluzione dell'imputato.

Successivamente all'ordinanza di rimessione, la Corte costituzionale, con sentenza numero 26 del 2007 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 46 del 2006 "nella parte in cui sostituendo l'art. 593 del codice di procedura penale esclude che il pm possa appellare contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi previste dall'art. 603 comma 2 cpp, se la nuova prova è decisiva, e dell'art. 10, comma due, della stessa legge nella parte in cui prevede che l'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dal pm prima della data di entrata in vigore della medesima legge è dichiarato inammissibile".

Sempre in quella occasione la Corte costituzionale dichiarò inammissibile la parte di quella legge che escludeva che la parte civile potesse proporre appello alla sentenza di proscioglimento dell'imputato. Oggi in Cassazione i due difensori hanno chiesto l'annullamento della sentenza di secondo grado. Ma la quarta sezione (oggi era l'ultima udienza del presidente che da domani è in pensione) ha confermato, accogliendo, come si è detto, le richiesta di procura generale e parti civili.

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