Poste: rapinatori confessano

CEGLIE MESSAPICA – E’ stato convalidato l’arresto dei due giovani bloccati venerdì scorso dai carabinieri poco dopo la rapina messa a segno alle Poste. Antonio Cleti (28 anni, difeso dagli avvocati Marcello Falcone e Rosanna Saracino) e Marco Andrea Pesce (23 anni, difeso dall’avvocato Agnese Guido), entrambi mesagnesi, avrebbero ammesso di essere gli autori dell’irruzione all’interno dell’Ufficio postale centrale di Ceglie Messapica, in Piazza Sant’Antonio.

Il carcere di Brindisi

CEGLIE MESSAPICA  – E’ stato convalidato l’arresto dei due giovani bloccati venerdì scorso dai carabinieri poco dopo la rapina messa a segno alle Poste.  Antonio Cleti (28 anni, difeso dagli avvocati Marcello Falcone e Rosanna Saracino) e Marco Andrea Pesce (23 anni, difeso dall’avvocato Agnese Guido), entrambi mesagnesi, avrebbero ammesso di essere gli autori dell’irruzione all’interno dell’Ufficio postale centrale di Ceglie Messapica, in Piazza Sant’Antonio.

Comparsi stamani davanti al Gip, Maurizio Saso, per l’udienza di convalida, i due giovani oltre ad ammettere le loro responsabilità avrebbero contestualmente scagionato l’artigiano cegliese Francesco Barnaba (36 anni, di Ceglie Messapica, titolare di una officina meccanica), denunciato a piede libero per favoreggiamento. Nel capannone artigianale di quest’ultimo, sito lungo la via per Francavilla Fontana, i militari hanno infatti scovato i due giovani, nascosti all’interno di un’autovettura in riparazione.

Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno recuperato l’intera refurtiva, circa 3000 euro, buona parte della quale i due giovani avevano pensato di celare tra le loro mutande. Il resto lo avevano invece custodito nel cruscotto della berlina all’interno della quale avevano trovato ricovero.

Stando alla confessione resa dai due giovani, Barnaba non sarebbe stato al corrente né della rapina né del fatto che i due giovani si erano recati da lui per sfuggire alla cattura da parte dei carabinieri. Tesi che l’artigiano ha sostenuto del resto sin dalle prime battute, difendendosi pubblicamente dall’ accusa di aver offerto copertura ai due rapinatori.

Tutt’ora gli inquirenti sono a caccia della moto utilizzata per la rapina e della pistola. Incalzati sull’argomento, i due giovani sarebbero stati piuttosto vaghi, dichiarando di essersi disfatti (presso un casolare di campagna, che non sarebbero stati comunque in grado di indicare con precisione) sia di una pistola giocattolo sia dello scooter utilizzato per la fuga. Una versione che non convince molto gli inquirenti.

I due avrebbero riferito ulteriori particolari circa la dinamica della rapina. Sarebbe stato Pesce, armato di pistola e con il volto coperto da un casco integrale, a fare irruzione nella sala, seminando il panico tra gli utenti in coda agli sportelli. Mentre il compare, Cleti, lo attendeva all’esterno, in sella a un scooter. Il tempo di impossessarsi del carico di banconote e si sarebbero dati alla fuga, per poi rifugiarsi presso l’autofficina dell’artigiano cegliese.

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