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La Grande Guerra e le donne salentine: Coppola copre un vuoto

Lo storico e ricercatore della Terra d'Otranto presenta un libro che mancava nel panorama delle lotte femminili

BRINDISI - L’ultimo libro del professor Salvatore Coppola,  un saggio dal titolo “Pane!...Pace! Il grido di protesta delle donne salentine negli anni della Grande Guerra”, è stato presentato giovedì sera a Brindisi nella sala convegni Coliving Nettare di Via Giudea 33, nell’ambito dell’iniziativa  Storie della nostra Storia – XI movimento  “I popoli sono sempre gli sconfitti delle guerre”, iniziativa promossa dalla sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia.

Nel suo importante lavoro di ricerca il professore Salvatore Coppola ha analizzato le manifestazioni di protesta delle donne salentine negli anni del primo conflitto mondiale per il pane e per la pace. Le donne manifestarono contro la penuria alimentare, contro il ritardato pagamento dei sussidi destinati alle famiglie dei richiamati, contro gli abusi nell’assegnazione delle tessere annonarie, contro la guerra,  reclamando il ritorno a casa dei loro mariti.

Da sinistra, Salvatore Coppola, Vito Antonio Leuzzi e Donato Peccerillo-2

Hanno dialogato con l’autore, Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, e Donato Peccerillo, presidente del Comitato Anpi di Brindisi. La serata culturale è stata aperta dagli indirizzi di saluto del professor Giacomo Carito, presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha ricordato gli appuntamenti riferiti alla Grande Guerra  organizzati dal 2014, un percorso che terminerà quest’anno con una sessione conclusiva nella quale saranno tirate le somme del lavoro svolto in questi quattro anni. 

Donato Peccerillo ha introdotto i lavori spiegando come per l’Anpi Brindisi, rinata sul nostro territorio non più tardi di otto anni fa, vi fosse la necessità di recuperare i vuoti della memoria locale. Peccerillo ha quindi posto in risalto alcune caratteristiche del libro di Coppola, offrendo importanti spunti di riflessione. Il lavoro di ricerca di Salvatore Coppola ha un gran merito, secondo Vito Antonio Leuzzi: “quello di aver completamente scombinato quella che è l’immagine retorica del primo conflitto mondiale che, paradossalmente, dopo cento anni ancora sembra resistere”. Leuzzi ha ricordato che le città pugliesi sul mare erano fronte di guerra e che i primi bombardamenti aerei e navali avvennero proprio sulla costa e che la Puglia era una grande base logistica per tutta la guerra sul mare. Fin dal ’14 vi è l’opposizione alla guerra di tutte le Camere del Lavoro pugliesi e di tutte le Leghe.

Giacomo Carito-11

“La specificità della ricerca di Coppola sta nel fatto che innanzitutto Coppola ha individuato delle fonti documentarie assolutamente nuove e diverse, che la ricerca accademica aveva ignorato, trascurato, sottovalutato”, evidenzia il direttore dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea. “È  un lavoro analitico sulle fonti giudiziarie, perché tutte queste manifestazioni hanno un riscontro dolorosissimo: sono donne che vengono arrestate nei paesi più sperduti della Terra d’Otranto, in quasi tutti i paesi della provincia di Brindisi”.

E prosegue: “Le fonti giudiziarie che analizza Coppola sono importantissime, una vera e propria pista di ricerca”. Secondo Leuzzi, l’autore ha avuto inoltre  il merito di aprire un altro spazio di ricerca: quello degli archivi ecclesiastici. Altro elemento nuovo è l’opposizione spontanea alla guerra. Leuzzi afferma poi che queste rivolte andrebbero riprese tutte, andrebbero studiate, in quanto rappresentano un elemento di riflessione per gli insegnanti, per le nuove generazioni.

Un momento della presentazione del libro-2

Infine, la parola è passata all’autore del libro, Salvatore Coppola, che ha parlato di come è arrivato ad un interesse che ha portato poi ad una ricerca e alla sua pubblicazione: “La sollecitazione è venuta soprattutto dalle storiche italiane, le quali lamentavano che per molte aree del Mezzogiorno mancavano delle ricerche, degli studi”, spiega l’autore. Coppola parla poi delle fonti usate per la propria ricerca: le fonti classiche (archivi di Stato), le fonti ecclesiastiche, centrali e periferiche, e le fonti giudiziarie (i tribunali militari).

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