Cronaca

Renzi, il potere, i silenzi sul Mezzogiorno raccontati da due giornalisti

Due giornalisti, Luigi Bisignani e Paolo Madron, hanno raccontato i protagonisti del potere al tempo di Renzi in un libro scritto a quattro mani e presentato giovedì sera presso l’ex Convento Scuole Pie di via Tarantini nell’ambito della rassegna letteraria Il Segnalibro-punto di lettura giunta al suo nono appuntamento

BRINDISI - Due giornalisti, Luigi Bisignani e Paolo Madron, hanno raccontato i protagonisti del potere al tempo di Renzi in un libro scritto a quattro mani e presentato giovedì sera presso l’ex Convento Scuole Pie di via Tarantini nell’ambito della rassegna letteraria Il Segnalibro-punto di lettura giunta al suo nono appuntamento. “Da Bergoglio a Mattarella. I potenti al tempo di Renzi” (ediz. Chiarelettere, p. 256-euro 16,00), il titolo del libro presentato nel corso della rassegna promossa dalla Feltrinelli Point di Brindisi e patrocinata dall’amministrazione comunale. I ricavati della vendita dei libri serviranno a realizzare un punto di lettura all’interno del reparto di Pediatria dell’ospedale Perrino di Brindisi. Ad intervistare la coppia di scrittori, il giornalista Francesco Gioffredi del Nuovo Quotidiano di Puglia.

La copertina del libro di Bisignani-Madron-2Gioffredi inizia la sua intervista parlando della determinazione temporale presente nel titolo del libro, chiedendo a Bisignani se si tratta cioè di una terza Repubblica cominciata con l’avvento del nuovo premier, se si tratta invece di una modalità di esercizio del potere durante il governo di Renzi e nei Palazzi descritti nei singoli capitoli del volume o se si tratta di una constatazione temporale ma semplicemente contingente.

Bisignani apre l’incontro con il ricordo dell’amico avvocato e senatore di Forza Italia, Donato Bruno, i cui funerali si sono svolti giovedì mattina a Roma. “Bruno è quello che, secondo me, la politica deve essere. Cioè deve essere dialogo e non deve essere scontro, non deve essere solo un fatto mediatico, ma deve essere anche un fatto profondo di un conoscitore delle leggi”. L’autore ricorda poi un’altra peculiarità dell’amico scomparso: il suo amore per la Puglia (Bruno era nato a Noci)  e il suo collegamento costante con il collegio elettorale da cui era stato eletto. “Ogni volta portava un’istanza che veniva dalla sua Puglia”.

Su Renzi Bisignani dice: “Renzi è stato, secondo me, per tutti noi, un segnale di grandissimo ottimismo per un’Italia che sembrava dover cambiare”. “E poi, purtroppo è arrivato a Palazzo Chigi ed è rimasto bloccato. Cioè, anziché aprire le finestre di Palazzo Chigi verso il nuovo, lui si è chiuso lì dentro, ha iniziato a chiudere i ponti con alcune istituzioni dello Stato”. Per Bisignani, Renzi non ha avuto la forza di rinnovare. E sulla domanda che Paolo Madron gli fa nel libro, cioè quanto durerà Renzi, Bisignani afferma: “Se farà come La Pira e cioè aprirà al dialogo probabilmente durerà vent’anni, se si chiuderà in se stesso, soccomberà”.

Gioffredi evidenzia quindi come gli autori nel libro accusino Renzi di essere volubile nella scelta dei suoi collaboratori,  al netto del cerchio magico strettissimo, quello che gravita attorno a Palazzo Chigi, e di chiudersi troppo in sé. Gioffredi chiede quindi se sia questo il maggior limite nell’esercizio del potere governativo di Renzi. Per Paolo Madron, sì. Il giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia ricorda poi quando Berlusconi voleva portare Renzi nel Pdl per poterlo eventualmente scegliere come erede. Bisignani ricorda quindi l’incontro tra l’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e Berlusconi, al tempo presidente del Consiglio. “Renzi era entusiasta di Berlusconi e Berlusconi di lui”. Ma per l’autore, l’errore di Berlusconi è stato quello di essersi convinto di averlo in qualche modo comprato come fosse un calciatore del Milan o una sua star televisiva.

Da sinistra, Paolo Madron e Francesco Gioffredi-2Per Paolo Madron il premier condivide con Berlusconi la rapidità con cui è arrivato a conquistare il potere assoluto. Renzi, infatti, ricorda l’autore: “nel giro di nemmeno due anni ha scalato il partito, ha scalato il governo. È diventato, con il capolavoro, il suo ultimo, secondo noi, capolavoro politico, che è stata l’elezione di Mattarella al Quirinale, il  padrone assoluto del Paese. E di lì poi sono passati pochi mesi e il vento è cambiato ancora”.

Per Bisignani, dietro Renzi “c’è soltanto lui, la sua ambizione sfrenata e anche la sua intelligenza politica”. L’autore ricorda la scalata del premier: dal suo primo incarico come Segretario della Margherita in Toscana a quello di Presidente della Provincia di Firenze, e la sua grande voglia di imparare dagli importanti ospiti stranieri presenti nel territorio. “E perciò, lui sin dall’inizio ha costruito tutta la sua carriera per andare a Palazzo Chigi”.

Bisignani prosegue quindi evidenziando la grande capacità che ha Renzi di interpretare il sentimento popolare: “Nessun Presidente del Consiglio ha attaccato i sindacati come li ha attaccati lui quando ha capito che forse era il momento di attaccare i sindacati, oppure quando era il momento di attaccare le banche e ridimensionare le banche popolari. Lui ha delle intuizioni che poi lo portano a creare dei rapporti forti con i poteri forti”.  Però, secondo l’autore “ il guaio vero è che in Italia i poteri forti non esistono più perché non esistono più poteri”.

I poteri forti, continua poi Bisignani, inseguono anche la grande industria. “Se voi pensate che non abbiamo più un’industria chimica, non abbiamo più un’industria siderurgica, non abbiamo più un’industria cantieristica. L’Italia è totalmente in svendita e abbiamo poi dei fenomeni incredibili come la Cassa Depositi e Prestiti che per finanziare il turismo anziché finanziare tante piccole attività che avete qua, va a finanziare gli alberghi di Forte in Sicilia”. Bisignani afferma quindi che “quando manca la politica alta mancano poi tutti gli strumenti che ne discendono”.

Da sinistra, Francesco Gioffredi e Luigi Bisignani-2“Ma perché Renzi non ha mai parlato di Mezzogiorno?” chiede Gioffredi. “Perché lui sa che  due antagonisti fortissimi che sono Crocetta in Sicilia e poi De Magistris a Napoli, che sono un po’ gli emblemi della questione meridionale così come viene posta mediaticamente, sono poi due avversari”, afferma Bisignani, “per cui lui dove vede aria di polemica cerca sempre di sviare. Poi il problema del Mezzogiorno è anche un problema di fondi e lui quando si parla di fondi da destinare al Mezzogiorno sa benissimo che non sa dove prenderli e preferisce stare zitto”.

Ma Renzi non ha in mente neanche una questione settentrionale secondo Paolo Madron.  “E lo dimostra il fatto che mancano pochi mesi all’elezione del sindaco di Milano e il Pd e Renzi stesso non hanno in mente uno straccio di candidato ancora”, afferma l’autore secondo cui il premier “ha in mente un grande racconto, quello che lui chiama lo storytelling, un racconto di un Paese come lui vorrebbe che fosse”.

Madron ha quindi evidenziato le due questioni che Renzi si è trovato ad affrontare senza averne minimamente sentore: l’ondata migratoria e la crisi economica.  Per l’autore una questione su cui adesso il premier rischia per la prima volta è la riforma del Senato. Bisignani ha concluso parlando della nuova classe dirigente politica dei 5 stelle in Parlamento che si sta preparando perché vorrebbe davvero fare qualcosa.

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