Cronaca

Londra raccontata da Antonio Caprarica, salentino col cuore Oltremanica

Primo ad aprire la rassegna letteraria "Il Segnalibro - Punto di lettura" è stato il giornalista Rai, Antonio Caprarica, giunto a Brindisi per presentare il suo ultimo libro intitolato “Il romanzo di Londra. Storie, segreti e misfatti di una capitale leggendaria” (ediz. Sperling &Kupfer)

BRINDISI - Giovedì sera, alle 21.30, ha preso il via presso il chiostro dell’ex convento Scuole Pie di Brindisi,  in via Tarantini, la rassegna letteraria “Il Segnalibro-punto di lettura” organizzata dalla Feltrinelli Point di Brindisi con il patrocinio dell’amministrazione comunale e la collaborazione di sponsor quali Aeroporti di Puglia, Banca Mediolanum, Vineria Susumaniello, I giardini di San Biagio, il Grande Albergo Internazionale di Brindisi e la tipografia Minigraf. L’iniziativa, alla sua prima edizione, vedrà sino al 27 agosto alternarsi dodici importanti ospiti, giornalisti e scrittori noti al grande pubblico. Primo ad aprire la rassegna letteraria è stato il giornalista Rai, Antonio Caprarica, giunto a Brindisi per presentare il suo ultimo libro intitolato “Il romanzo di Londra. Storie, segreti e misfatti di una capitale leggendaria” (ediz. Sperling &Kupfer). A dialogare con Caprarica, il giornalista Mario Valentino.

“Questa sera iniziamo con un ospite particolare, eccezionale”, spiega il giornalista Salvatore Vetrugno, introducendo la serata culturale. “Tutta la rassegna è stata pensata attraverso la scelta di scrittori e giornalisti di fama nazionale che hanno aderito all’iniziativa. Hanno aderito all’iniziativa anche le più importanti case editrici d’Italia. Abbiamo autori della Mondadori, Rizzoli, Baldini e Castoldi, Sperling & Kupfer, Chiarelettere e tanti altri. Ma la scelta del Segnalibro è stata quella anche di dare un piccolo spazio alle piccole case editrici, in particolare in questa rassegna ne sono presenti tre: Kurumuny, che è del Salento, Lupo Editore, anch’esso del Salento e Arianna Editore, casa editrice sicula. Questi 12 appuntamenti spaziano dallo sport alla cronaca, dall’attualità alla fiction, dal romanzo all’inchiesta”.

A destra, Francesco Carlucci-2“Con l’apertura di questa libreria ho cercato di cambiare qualche paradigma”, spiega il direttore della Feltrinelli Point, Francesco Carlucci, “Sto cercando, insieme a molti amici, di cambiare qualche piccolo paradigma e anche tramite questa manifestazione mi preme sottolineare che con l’incasso dei libri e con il ricavato di queste serate faremo presso il reparto di Pediatria dell’ospedale Perrino di Brindisi un punto di lettura per i piccoli in modo che possano utilizzare i libri”. Carlucci prosegue quindi parlando dell’impegno che intende prendere anche per il futuro: “Se avremo modo di ripetere questa manifestazione, ogni anno faremo un gesto per la città, tangibile. La donazione si attesta intorno ai mille euro. È un piccolo segno, però faremo ogni anno qualcosa di visibile per la città”.

Il giornalista Mario Valentino introduce quindi Caprarica ricordandone non solo i racconti da Londra ma anche la storia di giornalista di prima linea, i suoi reportage dall’Afganistan, dall’Egitto e da Israele, “nei momenti più caldi della guerra” e i suoi reportage da Mosca e Londra.  “Il romanzo di Londra” è un tracciato ideale, anche un po’ sentimentale di una vita passata a Londra, tanti anni, spiega Valentino, che all’autore chiede se nel libro vi sia “una sorta di commiato professionale” da Londra.

“No, nessun commiato”, afferma Caprarica che  dichiara di appartenere “ai popoli dei canali. Sono salentino col Canale d’Otranto e inglese d’adozione con il Canale della Manica. Ma questo libro non è un commiato. Grazie a Dio sono ancora in simbiosi, in comunione con Londra. Questo libro è una storia d’amore ed è la ragione per cui si chiama “romanzo”. Di solito le storie d’amore sono romanzi. È una storia d’amore tra me e questa vetusta signora che si chiama Londra che, come io amo dire, è la donna che ho amato di più nella vita dopo mia moglie. Da questo punto di vista sì, è una specie di elogio della donna amata. Perché paragono Londra ad una donna? Un po’ per i limiti della mia impostazione generazionale: io sono del ’51, sono ancora un uomo abituato a vedere nelle donne l’eterno femminino e a considerare l’eterno femminino un oggetto misterioso e degno d’indagine, d’investigazione, di tormenti e di estasi. Londra offre tutto questo”.

Della sua Londra Caprarica dice: “È sempre stata una città straordinariamente allegra, straordinariamente insensibile alle bigotterie e totalmente indifferente ai giudizi della morale corrente. Lo è stata tanto nella classe dirigente quanto nelle classi più basse. Questo è stato un filo che ha sempre legato tutta la comunità cittadina. Il mio amore per Londra è un amore che risale a molto tempo prima che io ci andassi a lavorare. Io sono arrivato a Londra per la prima volta quand’ero un ragazzino di quattordici anni, l’anno di grazia 1965”.

L’autore ricorda quindi le sue radici leccesi, gli anni prima della partenza per Londra nel 1965: “Io sono leccese. Sono nato in quella città e ci sono rimasto fino alla maturità” e il suo arrivo in Inghilterra, prima ad Oxford e poi a Londra, in autostop. “I miei genitori mi avevano mandato ad Oxford in un collegio per farmi studiare due mesi l’inglese, al sicuro dietro le mura di un collegio. Naturalmente non avevano nemmeno loro una grande confidenza con l’Inghilterra per cui non potevano immaginare che appena arrivato ad Oxford io lasciassi i bagagli nella mia stanzetta al college, scendessi per strada e prendessi un autostop, il primo della mia vita diretto ovviamente a Londra”.

Quindi il suo arrivo nel quartiere “del vizio”, Soho. “Soho negli anni Sessanta non era ancora quel quartiere turistico che è diventato oggi. Era un vero quartiere del vizio. Pieno di spettacolini di spogliarello, di sexy shop. Il sesso è sempre stata la divinità segreta di Soho”, afferma Caprarica. “Mi appassionava di Londra l’idea che uno potesse liberamente comportarsi come gli pareva fintanto che la sua libertà non disturbava la libertà degli altri”.  

E ancora del suo amore per Londra il noto giornalista Rai dice: “io mi sono innamorato di Londra perché non posso fare a meno del ritmo così vitale e vivace della sua esistenza quotidiana. È sempre stata rumorosa Londra”. “Rumorosa di che cosa?”, prosegue l’autore, “di invenzioni, di attività, di esseri umani che commerciano, una città che non si ferma mai. Nel bene e nel male”.  Poi la spiegazione del termine So-ho, il ricordo dell’età vittoriana e di una delle tante leggende che si intrecciano nella storia della vita di Londra,  come quella del numero 50 di Berkley Square.

Un momento della serata-5Caprarica evidenzia quindi ciò che secondo lui è l’unica costante vera nella vita di Londra: l’innovazione: “Londra è stata la prima città con gli autobus, la prima ad avere una rete fognante dopo Roma naturalmente, la prima ad avere l’underground, la tube, la prima ad avere il bancomat e via raccontando. È una città in cui chiunque abbia da proporre qualcosa di nuovo viene ascoltato attentamente”.

Uno dei grandi rumori di Londra è secondo lo scrittore, il rumore degli ubriaconi. “Il gusto dell’alcool è sempre stato iscritto nel genoma inglese, un po’ con la scusa del freddo, un po’con varie scuse, però, di fatto, è stata ed è tuttora una delle grandi debolezze della società inglese. Ed è anche una delle questioni più difficili da risolvere. Più governi si sono cimentati nel tentativo di arginare questo consumo fuori misura”. Invece uno dei rumori benigni della città è, per l’autore, il rumore delle tante lingue diverse.

“Il romanzo di Londra” è il quattordicesimo libro scritto da Caprarica, che al termine della serata ha preannunciato l’arrivo del quindicesimo intitolato “Tanto sesso siamo inglesi”. “Per 240 pagine capovolgo lo stereotipo dell’inglese disinteressato all’attività in camera da letto. Niente di più falso, niente di più lontano dal vero”.Al termine della presentazione, Brindisi Report.it ha posto qualche domanda a Caprarica sulle sue radici salentine.

Le sue radici. Lei è nato a Lecce. Quante volte torna nel Salento?

“Ogni estate perché da qualche anno ho preso una casa a Leuca per bagnarmi finalmente nel mare delle divinità greche, Leuca, la bianca, e soprattutto delle divinità salentine. Ci torno quando posso, non ho una cadenza fissa ma, insomma, quando posso ci torno sempre con enorme piacere”.

Come vede lo sviluppo turistico del nostro territorio?

“Con interesse, con ammirazione e con passione. Sono felice che finalmente anche un territorio di solito così chiuso, un po’ segreto come il nostro, abbia trovato il modo per farsi conoscere per aprirsi ai visitatori e per affascinarli come merita”.

Quali consigli darebbe?

“Di migliorare la comunicazione. È un punto debole della nostra offerta turistica. Migliorare la comunicazione e migliorare l’offerta culturale. Non lo dico perche scrivo libri e li voglio vendere ma bisogna migliorare l’offerta culturale perché il mare e il sole lo possono ormai offrire tanti luoghi del mondo ma questo misto speciale che è fatto di mare, sole, cultura, cultura gastronomica, che solamente noi possiamo dare e dovremmo puntare molto di più di quanto facciamo finora”.  

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