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Cronaca

Preso uno dei banditi di Giovi Gold

BRINDISI – Individuati due dei tre soggetti, uno dei quali latitante da un mese, così spregiudicati da agire a volto scoperto, in pieno giorno e nel centro di Brindisi a due passi da piazza Vittoria: dei tre è stato sottoposto a fermo poche ore fa il più giovane, Giuseppe Di Bello, 34 anni.

BRINDISI - Individuati due dei tre soggetti, uno dei quali latitante da un mese, così spregiudicati da agire a volto scoperto, in pieno giorno e nel centro di Brindisi a due passi da piazza Vittoria: dei tre è stato sottoposto a fermo poche ore fa il più giovane, Giuseppe Di Bello, 34 anni, ritenuto con gli altri autore della violenta rapina compiuta martedì pomeriggio in corso Garibaldi, all'interno della gioielleria Giovi Gold. Il decreto di fermo è stato firmato oggi dal pm Milto Stefano De Nozza che ha coordinato indagini rapidissime ed efficaci eseguite dai carabinieri di Brindisi.

Di Bello è difeso da Luca Leoci, e nel corso dell'interrogatorio ha confessato ed ha spiegato di essersi deciso a commettere la rapina spinto dalla disperazione per la propria condizione economica. Il bandito non ancora identificato invece è colui il quale per primo è entrato nel negozio, fingendosi un addetto alla lettura del contatore dell'acquedotto pugliese. L'accusa è di rapina a mano armata, aggravata perché la vittima è stata spinta in una stanza sul retro, legata e quindi messa in condizione di non potersi difendere. Ad accorgersi di lei, che urlava cercando di attirare l'attenzione di qualcuno, alcuni passanti che hanno poi lanciato l'allarme.

I rapinatori, era emerso nell'immediatezza, avevano accento brindisino. "Non ci guardare in faccia" avevano detto alla titolare dell'oreficeria puntandole una pistola al volto, richiesta che aveva convinto ancor di più investigatori e inquirenti che si trattava di elementi del posto, consapevoli quindi del rischio d'essere riconosciuti, proprio perché non avevano badato a nascondere il proprio volto. Del resto, aggirarsi mascherati nel cuore di Brindisi non sarebbe stata un'ottima trovata.

Almeno tre le chiavi di volta dell'inchiesta lampo: le immagini di una telecamera che si trova nel vicoletto accanto alla gioielleria attraverso cui i due banditi autori materiali del colpo sono fuggiti per raggiungere la vettura usata poi per prendere il largo. Sono stati ripresi da una telecamera del sistema di videosorveglianza di un altro esercizio commerciale. La vittima, quindi, li ha riconosciuti una volta che i militari dell'Arma le hanno mostrato foto segnaletiche più nitide di persone le cui fattezze fisiche corrispondevano in linea di massima a quelle dei due rapinatori in fuga.

I soggetti già identificati, tra i quali Di Bello, erano stati in passato fermati dai carabinieri a bordo di una Lancia Y, proprio la stessa che testimoni avevano visto allontanarsi a tutto gas dalla zona e che era stata ripresa da telecamere posizionate su via Provinciale per Lecce.

Insomma, con l'apporto della tecnologia ma soprattutto con intuito e con attività investigativa di tipo tradizionale, i tasselli sono stati sistemati, ognuno al proprio posto. Quadrano tutti i particolari, la ricostruzione è completa. Il pm Milto Stefano De Nozza ha firmato il decreto proprio partendo dal quel presupposto che è indispensabile a supporto di un fermo di indiziato di delitto. Se la sono data a gambe, tanto per cominciare. Poi c'è il fatto che si tratta degli autori di un colpo che ha destato parecchio allarme, oltre che sconcerto: messo a segno in pieno giorno, lungo uno dei corsi, proprio nella zona clou del passeggio. Non possono assolutamente restare a piede libero.

 

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