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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca

Presunto furto di droga: “Vengo e ti ammazzo: bum, bum, Mario ciao”

Screzi per la marijuana dopo il sequestro dei carabinieri: “Margherito non risparmiava minacce di morte a Margaritondo e a Schiavone”

BRINDISI – Droga, marijuana soprattutto, in grado di unire brindisini e albanesi e al tempo stesso di mettere tutti contro tutti, tanto da arrivare a minacce di morte, per sospetti su “furti” o comunque “sparizioni” dopo uno sbarco non andato a buon fine, essendo arrivati i carabinieri a rovinare i piani. Come è successo per gli indagati, finiti agli arresti, nel blitz Tuono, l’ultimo dei militari.

Operazione Tunder-2

Il retroscena e le minacce

Emerge anche questo dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare nella quale il gip del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, ha contestato – come richiesto dalla Procura – il “coinvolgimento di Walter Margherito, Onofrio Margaritondo, Carlo Cofano, Armando Corsa, Antonio Signorile, Francesco D’Urso e Luigi Conversano”. Le intercettazioni hanno permesso di ricostruire il litigio fra alcuni indagati, dopo il sequestro di un ingente carico di droga, perché “Margaritondo veniva considerato come autore di un vero e proprio furto” di sostanza stupefacente, dal momento che mancavano all’appello circa 600 chili di droga.

Il sospetto del furto

MARGHERITO Walter, classe 1979-2Il sospetto era stato palesato da Margherito: “Io che faccio? Non è che vado a rubare a casa dei miei amici”, si lelle nella trascrizione della conversazione riportata nel provvedimento di custodia cautelare, come grave indizio di colpevolezza. “Nei confronti di Margaritondo,  Margherito non risparmiava minacce di morte, esternate anche nei confronti di Mario Schiavone”, ha scritto il gip condividendo la ricostruzione dei fatti del pubblico ministero Valeria Farina Valaori (ora in servizio presso la Procura di Lecce).

“E’ normale che io vengo e ti ammazzo, subito subito io andavo già da Mario, e bum, bum, bum, Mario ciao”. Parole di Margherito dette al telefono e, quindi, ascoltate, mentre parla con un “uomo ancora in fase di identificazione”. L’inchiesta non è ancora arrivata al capolinea dopo gli arresti, in seguito ai quali i difensori hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame contestando le esigenze cautelari.

La ragione del rancore, secondo la lettura data dall’accusa, sarebbe da mettere in relazione all’intervento dei carabinieri del Norm di Fasano il 16 marzo 2017, dopo aver ricevuto la segnalazione di un accesso irregolare in uno stabilimento balneare di Savelletri. In quella circostanza venne abbandonato un “Fiat ducato e passeggero e conducente, avendo evidentemente timore di subire un controllo, abbandonarono il mezzo e fuggirono a piedi lungo le campagne vicine”. I militari in quella circostanza riconobbero Margaritondo “in virtù delle fattezze fisiche e del timbro vocale e parzialmente dal volto per un breve frangente”. Oltre al Ducato venne sequestrato un gommone, marca Lomac di otto metri, rivenuto ormeggiato al porticciolo turistico di Torre Canne.

Il sequestro e l’articolo su BrindisiReport

MARGARITONDO Onofrio, classe 1976-2Dalle intercettazioni emerge che a “fronte del trasporto dall’Albania all’Italia di 1.200 chilogrammi di marijuana, 654,70 venivano sequestrati”. Diciannove colli furono trovati sulla spiaggia del lido, altri 19 nel furgone.

Commentando l’accaduto, Margherito intercettato al telefono chiedeva a Francesco D’Urso se “era uscito l’articolo su BrindisiReport” e pensava di simulare il furto dell’imbarcazione. Ma l’interrogativo era e restava uno: che fine aveva fatto il resto della droga ordinata dall’Albania? Gli albanesi si lamentavano della perdita di circa “650 chili di roba” e chiedevano un incontro chiarificatore con Margaritondo, ritenuto responsabile della perdita del carico: “Ha fatto tutto lui”. Erano convinti e che il “furgone non era stato fermato, ma che qui chili fossero stati presi dal mezzo”. Da qui i “dubbi sulla sincerità di Margaritondo e uno degli scafisti minacciava di andare da lui, a casa, e di spararlo”. Secondo i “soci” il brindisino avrebbe potuto vendere la droga a “500 euro al chilo”. Uno sgarbo da punire, secondo l'accusa. Gli indagati saranno interrogati dal gip e in quella sede potranno chiarire anche il contenuto di questi stralci di intercettazioni.

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