Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Prima le "bionde", poi la droga: chi è il brindisino Renato De Giorgi

Attualmente detenuto in Grecia, "incastrato" da una trasferta a Roma nell'operazione "Box". Nel 2020 un maxi-sequestro da due milioni di euro

BRINDISI - Una trasferta costata cara ai due brindisini Renato De Giorgi (53 anni) e Christian Angelo De Santis (47 anni). Il primo è un nome noto in città. E non solo: ex contrabbandiere, sospettato in Italia di essere un narcotraffincante, attualmente detenuto nelle carceri della Grecia. Qui è stato arrestato il 19 marzo 2018 perché trovato in possesso di 27 chili di cocaina, probabilmente destinati all'Italia. Adesso sta scontando la sua pena. Ma questa mattina (martedì 11 maggio 2021) è incappato in un altro problema: il gip del Tribunale di Roma, Alessandro Arturi, ha disposto per De Giorgi la custodia cautelare in carcere, nell'ambito dell'operazione Box, che ha portato all'arresto di 13 persone. De Santis è ristretto ai domiciliari.

Il viaggio a Roma

Scorrendo l'ordinanza del gip, salta agli occhi una trasferta romana compiuta da De Giorgi, quando era ancora libero. E' il 22 marzo 2017. Alle cinque del mattino alcuni corrieri partono in auto da una località a sud di Lecce, destinazione: Roma. Ad attenderli, oltre ad altri indagati, c'è anche Christian Angelo De Santis, che alloggia in un albergo della Capitale. De Santis parla, intercettato dai carabinieri, con un indagato. Per gli inquirenti c'è una regia dietro la consegna dello stupefacente. E' quella di Renato De Giorgi. L'auto dei corrieri è invece una Citroën C4, intestata a un uomo di Galatina. Fin qui, la consegna dello stupefacente. Passano alcuni giorni, De Giorgi si reca a Roma. Per gli investigatori ha un motivo ben preciso: quello di incassare la somma pattuita per lo stupefacente. E' l'11 aprile 2017. Nell'ordinanza vengono evidenziati anche problemi di natura "finanziaria": i pagatori fanno aspettare il brindisino.

Il denaro e il narcotraffico

Ma De Giorgi non pare avere problemi di liquidità, se è vero quanto affermano due indagati: grazie ai traffici illeciti il suo reddito annuale si aggirerebbe attorno ai 750mila euro. Anche questo commento viene citato nell'ordinanza del gip. In effetti, basta fare qualche passo indietro per capire come la situazione finanziaria di De Giorgi sia piuttosto florida. Nel dicembre 2020 i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Brindisi, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, sequestrano a De Giorgi cinque società (sala giochi, officine meccaniche, commercio estero), 16 unità immobiliari (tra fabbricati e terreni), conti correnti, 9 autovetture, 2 moto di grossa cilindrata. Il tutto per un valore di circa 2 milioni di euro. Il 2020 è stato un annus horribilis per De Giorgi. Il 13 febbraio 2020 il brindisino balza di nuovo agli onori delle cronache. I carabinieri del comando provinciale di Brindisi arrestano 37 persone per narcotraffico. E' un blitz contro la Sacra Corona, scaturito da due distinte indagini: Synedrium e Fidelis. De Giorgi è coinvolto in questa seconda. E' un duro colpo contro il clan Romano-Coffa di Brindisi, del quale De Giorgi, per gli inquirenti, era il "fornitore" di cocaina.

Il traffico di "bionde"

Ma quel viaggio costato caro a De Giorgi nell'inchiesta "Box" non è l'unico punto di contatto del Brindisino con la Capitale. Nel 2019, altra ordinanza di custodia cautelare: avrebbe fornito qualcosa come 73 chili di cocaina a un gruppo di Montespaccato. E' l'operazione "Re Mida". De Giorgi però è noto alle forze dell'ordine da anni per altri tipi di traffici: quelli di tabacchi lavorati esteri (t.l.e.). Da giovane contrabbandiere, negli anni Novanta gestiva a Brindisi una sua squadra. Incappato nell'operazione "Primavera", la battaglia dello Stato contro il traffico illegale di "bionde", e scontato il suo debito con la giustizia, De Giorgi si butta in una nuova - questa volta lodevole - avventura. A 42 anni, nel 2010, fonda "Famiglie fratelli ristretti". De Giorgi è il presidente dell'associazione, che si ispira alla più nota "Nessuno tocchi Caino". L'obiettivo dell'associazione è di aiutare i parenti dei detenuti. All'epoca sembrò che De Giorgi avesse chiuso con il suo passato, con il traffico di sigarette di contrabbando. E in effetti con le "bionde" ha chiuso, ma per gli inquirenti lo ha fatto solo per buttarsi in un'altra, più prospera, attività: quella del narcotraffico.

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