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Martedì, 25 Gennaio 2022
Cronaca

Primo interrogatorio-lampo per Campana: "Sapevo della condanna, e sono fuggito"

BRINDISI - Interrogatorio-lampo per l’ex primula rossa della Scu, il 38enne Francesco Campana finito in manette sabato scorso per mano della Polizia di Stato. Il boss a capo del clan Buccarella è stato interrogato dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Brindisi, Giuseppe Licci, questa mattina, alla presenza del difensore Cosimo Lodeserto. Il giudice ha chiesto all’indagato, relativamente al fascicolo sulla violazione degli obblighi di soggiorno imposti in forza dello status di sorvegliato speciale, quali fossero le ragioni della fuga.

BRINDISI - Interrogatorio-lampo per l'ex primula rossa della Scu, il 38enne Francesco Campana finito in manette sabato scorso per mano della Polizia di Stato. Il boss a capo del clan Buccarella è stato interrogato dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Brindisi, Giuseppe Licci, questa mattina, alla presenza del difensore Cosimo Lodeserto. Il giudice ha chiesto all'indagato, relativamente al fascicolo sulla violazione degli obblighi di soggiorno imposti in forza dello status di sorvegliato speciale, quali fossero le ragioni della fuga.

Campana, rinunciando alla facoltà di non rispondere, ha replicato di essere scappato per sottrarsi alla prevedibile condanna in Cassazione inflitta a maggio dello scorso anno per 416 bis, ultimo capitolo del procedimento scaturito dalla operazione Rintocco, a seguito del quale finì in manette insieme al resto della famiglia. Alla ridda di domande che gli inquirenti avranno da porgergli, Campana risponderà a tempo debito, ma di fronte ai magistrati della procura Antimafia, dai quali è indagato oltre che per le dichiarazioni del pentito Ercole Penna, anche per il tentato omicidio di Vincenzo Greco, avvenuto il primo luglio dello scorso a Mesagne.

Di quest'ultima ipotesi accusatoria risponde in solido insieme al fratello minore Sandro. Restano indagati per favoreggiamento dal pm della procura di Brindisi Valeria Farina Valaori, la compagna di Campana, Lucia Monteforte e il padrone della minuscola dependance nel centro storico di Oria dove entrambi si nascondevano, Angelo Mingolla. Non risulta al momento che ai due presunti complici sia stata contestata l'aggravante per favoreggiamento nei confronti di un personaggio con funzioni apicali nell'ambito dell'associazione mafiosa.

L'interrogatorio di garanzia di questa mattina è solo il primo atto di un procedimento penale a carico del boss che, per l'ipotesi di reato specifica, rischia una pena da uno a cinque anni di reclusione, mannaia che si somma alla condanna definitiva per 416 bis e alle incognite legate al procedimento ancora in corso scaturito dalla operazione Omnia. L'accusa, anche in questo caso, è di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il blitz fu messo a segno anche in quel caso dalla polizia di Stato, per fatti relativi al periodo fra giugno e novembre del 2001.

Secondo l'impianto accusatorio anche allora Francesco Campana, emergente della Sacra corona unita fedelissimo di Salvatore Buccarella e Pino Rogoli, faceva parte del gruppo di fuoco dedito ad estorsioni e traffici commessi dalla bande criminali su tutto il territorio brindisino. Reati commessi, secondo la procura, nel periodo in cui il mesagnese era ricercato. A giugno 2001 infatti, dopo dieci lunghi anni di detenzione nel carcere di Alessandria, nel quale era recluso da quando aveva 18 anni appena (sempre per rapine, detenzioni di armi e ricettazione) era riuscito ad ottenere un permesso premio per partecipare al matrimonio della sorella Liliana.

Fu ritrovato a Riva del Garda a novembre dello stesso anno, e finì nuovamente in manette. Qualche anno dopo è stato condannato in primo grado anche nell'ambito del procedimento Mediana. Il tribunale di Brindisi gli inflisse una pena a sei anni e sei mesi, sempre per associazione a delinquere di stampo mafioso, pena azzerata in appello per decorrenza dei termini di custodia cautelare, come fece notare il difensore Lodeserto al collegio giudicante.

Insomma, un curriculum criminale travagliato. Una vita breve e pressoché completamente trascorsa in carcere. Oltre ai giudizi pendenti, sull'uomo più ricercato della Scu, pende l'incognita delle due indagini ancora in corso, quelle relative alle dichiarazioni di Linu lu Biondu e quelle sul tentato omicidio di Greco, alle quali gli inquirenti non hanno ancora messo il punto.

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