Processo Acque Chiare, l'ex sindaco Antonino racconta la sua verità in aula

BRINDISI – Giovanni Antonino ancora sulla scena nel tribunale di Brindisi. “Cerco di dimenticare ma voi mi costringete a ricordare convocandomi in continuazione”, ha detto l’ex sindaco di Brindisi al pubblico ministero Adele Ferraro. Antonino è comparso come imputato già condannato e ora nella veste di teste (con assistenza del difensore Massimo Manfreda) citato dall’accusa nel processo per gli abusi edilizi commessi nella realizzazione del complesso turistico-alberghiero-residenziale Acque Chiare, sul litorale a nord di Brindisi, in località Case Bianche.

L'avvocato Manfreda con Antonino

BRINDISI – Giovanni Antonino ancora sulla scena nel tribunale di Brindisi. “Cerco di dimenticare ma voi mi costringete a ricordare convocandomi in continuazione”, ha detto l’ex sindaco di Brindisi al pubblico ministero Adele Ferraro. Antonino è comparso come imputato già condannato e ora nella veste di teste (con assistenza del difensore Massimo Manfreda) citato dall’accusa nel processo per gli abusi edilizi commessi nella realizzazione del complesso turistico-alberghiero-residenziale Acque Chiare, sul litorale a nord di Brindisi, in località Case Bianche.

Quattro gli imputati rimasti: il costruttore di Acque Chiare, Vincenzo Romanazzi, 73 anni, di Brindisi, rappresentante legale delle Acque Chiare Srl; Bruno Romano Cafaro, 72 anni, notaio, brindisino; Carlo Cioffi, 57 anni, di Brindisi, dirigente del settore Urbanistico e assetto del territorio del Comune di Brindisi, e Severino Orsan, direttore dei lavori e progettista del complesso Acque Chiare. Erano anche imputati Gianbattista De Cataldo, all’epoca dei fatti segretario generale del Comune di Brindisi, Giovanni Battista Macchitella, all’epoca responsabile della Sovrintendenza alla Belle arti (i quali patteggiarono la pena tempo fa) e Giovanni Antonino. Anche lui patteggiò la pena. Gli furono comminati due mesi di carcere riconoscendogli la continuazione con i reati commessi nel corso della sua carica di sindaco e per i quali era stato in carcere ben sei mesi. Ai tre anni e mezzo (patteggiati pure quelli), applicando la continuazione, gli furono aggiunti altri due mesi e l’ex sindaco chiuse il conto con la giustizia almeno per quel fatto

Ma torniamo ad Acque Chiare. Il complesso fu sottoposto a sequestro il 29 maggio del 2008. Duecento ville, una struttura alberghiera, una piscina, impianti sportivi, parcheggi, un supermercato, locali di intrattenimento e la spiaggia. Fece scalpore il sequestro. La Guardia di Finanza sigillò tutto. Nessuno poteva metterci piede. E affidò l’incarico di custode giudiziario al sindaco Mennitti. L’accusa era di avere violato le norme edilizie, di avere intascato utilità (Antonino) e di avere modificato la destinazione della struttura da alberghiera residenziale a residenziale, accorciando i tempi previsti dall’accordo di programma regionale per la cessione delle villette ai privati da dieci a cinque anni.

Antonino, giubbotto rosso, camicia blu con righini incrociati bianchi su jeans e occhiali per la lettura rossi appesi al collo, si è seduto dinanzi al giudice monocratico Aliffi attorno alle 11,30.  Ha riferito dei suoi rapporti con Romanazzi. “Risalgono agli anni Novanta -  ha spiegato Antonino -. Nel 1992 fui nominato assessore all’Urbanistica. Trovai una situazione di caos nel settore  che mi era stato affidato e io cercai di rimettere ordine. Da quel momento sono iniziati i rapporti con Romanazzi, persona che stimo e apprezzo, e sono continuati sono al 2003, quando sono stato espunto dalla vita politica”.

“Vuol dire che è stato arrestato”, ha precisato Aliffi. E Antonino: “Se a lei piace così…”. Antonino ha ripreso il suo racconto ed ha parlato di quando nel 1997 chiese a Romanazzi un appoggio economico per la sua campagna elettorale. “Avevo un avversario molto forte – racconta -. Lo vennero a sostenere il presidente del consiglio e vari ministri. Una campagna elettorale possente quella del mio avversario. Io, invece, avevo il sostegno solo di Mario Segni, che come è risaputo, porta anche non molto bene”. E quindi chiese sostegno a Romanazzi. “Tutto alla luce del sole”, spiega Antonino. Chiede nuovamente sostegno nel 1999 per sostenere alla Provincia il candidato Nicola Frugis; nel 2000 per la sua candidatura al Comune e nel 2001 per sostenere alla Camera le candidature di Giovanni Carbonella e Rosa Stanisci. “E nella campagna elettorale del 2002?”, gli chiede il pm Adele Ferraro. E Antonino: “Non credo proprio che nel 2002 io avessi bisogno di appoggi (Antonino fu eletto con oltre il 70 per cento di voti, ndr)”.

Ha fornito chiarimenti sul denaro chiesto a Romanazzi per la squadra di calcio gestita allora dall’imprenditore toscano Mario Salucci (100 milioni di sponsorizzazione) e per la squadra di basket gestita da Oronzo Pennetta (40mila euro). Ha quindi ripercorso le tappe della sua chiusura con la maggioranza di destra e il passaggio con la sinistra (tranne Rifondazione)- “Costituii una giunta di salute pubblica. Era il 1999 la vecchia maggioranza votò contro Acque Chiare, la nuova, che prima era contraria, votò a favore. Le parti si erano invertite.  Fu prolungato il lasso di tempo necessario per vendere le villette a privati che da cinque passò a dieci anni”. E’ stato, quindi interrogato sui suoi rapporti con il notaio Cafaro, e con l’architetto Cioffi. “Cafaro l’ho conosciuto da amministratore – spiega Antonino -, Cioffi era un funzionario del Comune. E non ho mai cercato di influenzare le sue decisione”. Poi sono arrivate le domande delle parti civili e dei difensori.

Un po’ tutti hanno ripercorso l’iter autorizzativo per la realizzazione di Acque Chiare. Gli è anche stato chiesto se lui ha mai acquistato una villa da Romanazzi. “No – ha risposto Antonino -. Avrei voluto acquistare la casa di via Filomeno Consiglio ma Romanazzi non volle per evitare che potesse sorgere qualche equivoco”. Il penalista ha insistito e Antonino: “No, avvocato, non ho nessun bene riconducile a Romanazzi”. L’udienza è stata sospesa verso le 14,30 ed è ripresa trenta minuti dopo per riascoltare Antonino e quindi il maresciallo del Nucleo di polizia tributaria Pasquale Principe. E verso le 17, senza scossoni di sorta, è stata aggiornata al 31 maggio.

In mattinata si era cominciato proprio con l’interrogatorio di Principe. Gli era stato chiesto sulle intercettazioni ambientali sulla Bmw 520 del costruttore, sui contatti che aveva Romanazzi con altre persone. Sulle case di Acque Chiare intestate a persone che con lui avevano rapporti di lavoro. Si è avuta la sensazione che la pubblica accusa voglia distinguere le posizioni tra chi, come i familiari e i collaboratori di Romanazzi, non poteva non sapere che vi era un illecito alla base di quelle vendite, e invece di quelle persone che non potevano assolutamente sapere.

Se fosse così, questo potrebbe portare al dissequestro delle ville di quelli che non sapevano. Intanto, sul sequestro delle ville, si pronuncerà il 19 maggio la Corte di Cassazione. Oggetto è la decisione del riesame che era stata impugnata e rinviata, e riconfermata da altro riesame. Peraltro è attesa da una trentina di proprietari delle villette la decisione del gip Alcide Maritati sulla loro denuncia per truffa. Ritengono, infatti, di essere stati raggirati, ed hanno depositato i depliant che allora proponevano l’acquisto di queste case. Un’altra soluzione che è stata ipotizzata, per cercare di riavere il possesso della case e poterle manutenere (al momento solo il custode giudiziario, che in genere è il proprietario, può accedere ma non può usare niente e men che mai dormirvi), è di consorziarsi e proporre gli immobili come pacchetto turistico da affittare nei periodi estivi.

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