Processo ai carabinieri, colpi di scena e proteste

FASANO - Udienza-fiume e con polemica tra accusa e difesa al processo che vede imputati un gruppo di carabinieri che nel gennaio 2005, quando furono arrestati, erano in servizio presso la Compagnia di Fasano. In carcere finirono il capitano Cosimo Damiano Delli Santi, comandante della compagnia dell’Arma di Fasano, il suo vice, tenente Vincenzo Favoino, e il maresciallo Vito Maniscalchi, all’epoca dei fatti in forza all’aliquota operativa della compagnia.

FASANO - Udienza-fiume e con polemica tra accusa e difesa al processo che vede imputati un gruppo di carabinieri che nel gennaio 2005, quando furono arrestati,  erano in servizio presso la Compagnia di Fasano. In carcere finirono il capitano Cosimo Damiano Delli Santi, comandante della compagnia dell’Arma di Fasano, il suo vice, tenente Vincenzo Favoino, e il maresciallo Vito Maniscalchi, all’epoca dei fatti in forza all’aliquota operativa della compagnia.

Ai domiciliari erano stati assegnati il vice brigadiere Stefano De Masi, il maresciallo Gioacchino Bonomo, l’appuntato Vito Bulzacchelli, l’appuntato Fabrizio Buzzetta e il maresciallo Denis Michelini, tutti in organico al nucleo operativo della compagnia carabinieri di Fasano. Da quella indagine su un falso attentato al maresciallo Maniscalchi fu travolto anche l’allora comandante provinciale dell’Arma, colonnello Costantino Squeo.

I sottufficiali all’epoca scaricarono ogni responsabilità sui superiori. “Ci siamo limitati ad eseguire ordini”, si difesero. Oggi in aula De Masi ha aggiustato il tiro alle dichiarazioni rese nei giorni successivi al 18 gennaio 2005, giorno dell’arresto. “Ciò che dissi all’epoca non era la verità – ha detto il sottufficiale -, la verità la dirò oggi”.

Un colpo a sorpresa che ha lasciato tutti con il fiato sospeso. Anche perché di sorprese ne aveva già presentata una il pubblico ministero d’udienza Raffaele Casto.

In pratica il pm aveva annunciato che  per quanto riguarda i testi si sarebbe proceduto senza calendarizzazione. E, di conseguenza, mentre tutti si aspettavano di sentire chiamato a deporre Delli Santi , è arrivato De Masi. I difensori hanno protestato con veemenza. Ma non è cambiato nulla. De Masi è stato interrogato (senza contro-esame) sino alle 18 e poi l’udienza è stata aggiornata al 7 aprile.

La vicenda ruota attorno ad un falso attentato al maresciallo Maniscalchi, componente, come gli altri sottufficiali, del Nucleo operativo e radiomobile (Norm) di Fasano. Il 6 marzo del 2004 questi carabinieri fecero irruzione ad Ostuni nell’abitazione di Carmelo Vasta e Maria Loparco. L’abitazione era munita di una telecamera. Per accecarla i carabinieri fecero togliere l’energia elettrica. Entrarono in casa di Vasta e trovarono una bomba a mano di fabbricazione sovietica sotto un divano.

L’ordigno che all’indomani mattina – sostennero i carabinieri – l’albanese Marvin Strazimiri avrebbe dovuto lanciare contro la vettura di Maniscalchi mentre da Carovigno, dove abitava, si dirigeva a Fasano. Altre due bombe e una pistola furono rinvenute in un tronco cavo di albero nelle campagne di Carovigno.

Vasta, Loparco e Strazimiri furono arrestati. Quest’ultimo aveva consentito di scoprire tutto perché poche ore prima aveva raccontato a Maniscalchi cosa bolliva in pentola. L’allora pm Leonardo Leone de Castris, ora procuratore capo a Crotone, sentì un terribile tanfo di marcio. Peraltro Strazimiri aveva cominciato ad agitarsi. I carabinieri gli avevano garantito che avrebbe avuto i benefici di collaborante e sarebbe stato scarcerato immediatamente. Ma questo non avvenne e l’albanese raccontò come erano andate le cose. E cioè che era stato tutto orchestrato dal capitano Delli Santi, che le bombe le avevano portate i carabinieri sia nell’albero, sia in casa di Vasta.

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Oggi De Masi ha parlato della perquisizione in casa di Vasta. All’epoca disse di avere visto una bomba, che oggi, invece, è stata derubricata in un sacchetto. Il pm d’udienza ha fatto rilevare questa contraddizione. E De Masi ha risposto che quando operò quella notte in casa di Vasta e anche successivamente aveva fatto delle deduzioni. Ma lui in realtà non aveva visto una bomba, ma solo sacchetto. L’udienza, come si è detto, è stata aggiornata al 7 di aprile.

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