Cronaca

Processo Consales, l'ex direttore regionale di Equitalia: "Violato il nostro codice etico"

“Non ci si può attivare per un assegno, né tanto meno mettere a disposizione di un contribuente il proprio conto corrente bancario: noi di Equitalia non possiamo farlo perché è evitato dal nostro codice etico”. L'ex direttore regionale di Equitalia, Alessandro Migliaccio, ascoltato come teste nel processo Consales. Sentito anche il dipendente che andò in banca a fare l'assegno

BRINDISI – “Non ci si può attivare per un assegno, né tanto meno mettere a disposizione di un contribuente il proprio conto corrente bancario: noi di Equitalia non possiamo farlo perché è evitato dal nostro codice etico”.

Il processo e le accuse. L’ex direttore regionale della società Equitalia, Alessandro Migliaccio, attualmente in servizio presso gli uffici generali, ha riferito l’esistenza di una precisa disposizione a cui è obbligato ad attenersi il personale, nel corso del processo in cui è imputato il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales assieme Giuseppe Puzzovio, all’epoca al vertice della struttura brindisina, con le accuse di concussione e abuso d’ufficio, in aggiunta alla violazione della normativa anti-riciclaggio. 

Nel capo di imputazione, si legge che la coppia Consales-Puzzovio, il primo “in qualità di determinatore e/o istigatore” avrebbe “costretto anche con minaccia implicita i dipendenti della sede di Brindisi di Equitalia” a “quietanzare contra legem più rate del debito di Cosimo Consales, persona fisica” facendo in tal modo conseguire “indebite utilità consistite nell’utilizzare provviste di denaro non tracciate e in violazione della normativa antiriciclaggio, nonché consistita nell’evitare la procedura di recupero coattivo del credito”.

Il dirigente è stato ascoltato questa mattina come teste chiamato dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza nella ricostruzione della vicenda legata al denaro contante arrivato negli uffici brindisini di Equitalia due anni addietro, per il pagamento a rate del debito di 351mila euro a carico del primo cittadino di Brindisi. Perché l’inchiesta che ha portato a giudizio il massimo esponente dell’attuale Amministrazione di centrosinistra parte dall’esposizione debitoria.

Consales, difeso dall’avvocato Massimo Manfreda, anche oggi non era in aula, essendo impegnato tra Palazzo Nervegna e Palazzo di città, a differenza di Puzzovio che ha seguito l’udienza andata avanti per poco più di un’ora. 

La testimonianza. “Disposi io il suo trasferimento presso la sede di Bari. Lo feci d’intesa con la direzione nazionale”, ha detto al pubblico ministero che subito dopo gli ha chiesto cosa successe nel mese di maggio 2012, periodo a cui risale l’elezione a sindaco di Consales. “Una premessa: c’era un gruppo di lavoro sul cosiddetto nucleo di morosità rilevante e a Brindisi, per quanto ricordi, la soglia era pari a 50mila euro. Ricordo che la tensione sociale era alta, anche leggendo la stampa, perché Equitalia venne accusata di essere forte con i forti e debole con i deboli, per cui ricordai al personale che era necessario mantenere un atteggiamento di terzietà. Quanto a Consales e al debito del contribuente, come persona fisica, era sicuramente superiore alla soglia di morosità rilevante. Seppi dai miei colleghi che aveva chiesto di rateizzare la somma”.

I contanti e le mail. “La rateizzazione poteva essere revocata?”, ha chiesto al teste il rappresentante della pubblica accusa. Risposta: “Non poteva, doveva essere revocata per il mancato pagamento di due rate. Ricordo che intervenni per sollecitare il pagamento”. Il pm ha chiesto quali fossero i rapporti tra Migliaccio e Puzzovio: “Comunicavamo al telefono e via mail e aggiungo che sono stato anche a Brindisi perché in quel periodo c’erano problemi di natura sindacale”.

L’esame del sostituto procuratore si è spostato sull’aspetto cardine contestato nel capo di imputazione: “Per quali importi era possibile il pagamento in contanti?”. “Le somme vengono cambiate di anno in anno, nel 2012 era di cinquemila euro, successivamente scese a mille. Ma le dirò di più: la nostra soglia interna è più bassa ed è pari a 400 euro, anche per evitare il rischio di rapine”.

Il pm, infine, ha chiesto, sempre con riferimento all’accusa mossa: “E’ possibile che un dipendente di Equitalia possa coadiuvare un contribuente?”. “Se per coadiuvare intendiamo indirizzare ad Equitalia sì, altrimenti no”, ha risposto Migliaccio. “E’ possibile attivarsi per un assegno?”. “No, è vietato dal nostro codice etico”.

Il pm ha prodotto e chiesto l’acquisizione al fascicolo del dibattimento di tutte le mail che il dirigente di Equitalia scrisse in quel periodo e che lo stesso Migliaccio consegnò all’epoca delle indagini: “Le riconosco tutte, sono le mie. Ci sono anche quelle che scrissi a Puzzovio”. Prima di lasciare l’aula l’ex direttore regionale ha salutato l’imputato, stringendogli la mano.

L’impiegato di banca. Questa mattina, all’inizio dell’udienza, è stato sentito in qualità di teste, sempre dell’accusa, l’ex dipendente della Banca popolare di Bari, Roberto Aquino, ora in pensione, che  eseguì l’operazione di emissione di un assegno circolare per la somma di 4.550 euro: “Si presentò Alfredo Longo per chiedere di procedere e alla domanda come mai, cioè il motivo, mi disse che gli serviva per cose personali, perché doveva pagare tasse e poi c’erano i figli”, ha riferito in aula. “Quando, poi, gli dissi che in ufficio c’erano gli agenti della Digos, lo pregai di dirmi come fossero andati fatti”, ha aggiunto dopo un aiuto alla memoria da parte del pm che ha anche mostrato la scheda relativa all’operazione bancaria, riconosciuta dall’impiegato.

Il dipendente di Equitalia. Longo è stato interrogato subito dopo: era ed è impiegato di Equitalia: “Non ho mai avuto nessun rapporto con Consales, non l’ho mai conosciuto”, ha detto. “Ricordo che in quel periodo, a febbraio 2013, il mio collega Leonardo Cofano (ascoltato la scorsa udienza, ndr) venne chiamato dal direttore Puzzovio il quale gli disse che sarebbe venuto il segretario di Consales. Cofano mi disse anche che dovevamo andare in banca per fare l’assegno circolare intestato a Equitalia, ma io rifiutai di farlo sul mio conto corrente”.
“Il denaro contante lo portò il segretario del sindaco: era in una busta, c’erano 4.500 euro circa, servivano per rateizzare il debito di Consales. Incontrai il segretario solo in quella occasione”.

Il pm ha anche chiesto se quell’operazione si potesse fare il giorno successivo: “Credo di sì”, ha risposto Longo. “Ma telefonò il direttore anche perché la rata era scaduta. Io non ho seguito la pratica personalmente. Comunque andai in banca con Cofano e poi rientrammo in ufficio e l’assegno lo lasciammo da (Angelo) Bartolotti (già ascoltato la scorsa udienza, ndr). Era orario di chiusura, più o meno le 13,30”.
E’ stato sentito anche l’attuale direttore regionale di Equitalia, Arrigoni, a cui il pm ha chiesto quali fossero i compiti di Puzzovio e se tra questi rientrasse il monitoraggio delle posizioni dei debitori: “Si occupava anche di segnalare i contribuenti che sulla base dell’anagrafe tributaria non pagavano, ai fini delle procedure esecutive”.

Sulla posizione di Consales ha precisato: “E’ stato destinatario di revoca poiché non pagava le rate e sono per questo partite le procedure esecutive, ma devo aggiungere che ci sono stati interventi normativi con i quali è stata riconosciuta la possibilità di riammissione. Per quanto ne so io, Puzzovio si è dimesso in seguito alla notifica del provvedimento”.
Prossima udienza a febbraio con l’ascolto di nove testimoni.

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