Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Processo “Do ut des”, spuntano nuove intercettazioni

L'elenco delle conversazioni depositato dal pm: imputati Tommaso Ricchiuto, presidente Igeco, Alfredo Bruno responsabile tecnico della società e l'ex assessore Gabriele Elia di Cellino. Sono accusati di corruzione per l'appalto dei servizi di igiene urbana da oltre tre milioni di euro

Il Tribunale di Brindisi

BRINDISI – Ci sono nuove intercettazioni che per il pm sono importanti per sostenere l’accusa di corruzione costata il processo per Tommaso Ricchiuto, 70 anni, presidente del Consiglio di amministrazione della società Igeco (socio di maggioranza di Bocche di Puglia), Alfredo Bruno, 58, responsabile tecnico della stessa Igeco e Gabriele Elia, 32, l’ex assessore ai Servizi sociali del Comune di Cellino San Marco.

L’elenco con il numero progressivo delle conversazioni, fra telefoniche e ambientali, è stato depositato questa mattina nell’udienza del processo ordinario scaturito dall’inchiesta chiamata “Do ut des” che il 10 aprile 2015  decapitò l’Amministrazione cittadina di centrodestra, portando all’arresto dell’ex sindaco con l’accusa di aver promosso un’associazione per delinquere che avrebbe pilotato alcuni appalti pubblici, anche in concorso con imprenditori privati. Accusa per la quale l’allora primo cittadino ha patteggiato la pena a tre anni e quattro mesi, tornando in libertà.

Tutti e tre gli imputati si professano innocenti rispetto alle accuse mosse dal sostituto procuratore Antonio Costantini, sulla base “dell’evidenza della prova, all’esito delle indagini svolte” dai carabinieri.

Ricchiuto e Bruno sono accusati – in concorso – di corruzione in relazione agli incarichi ricoperti in seno alla Igeco Costruzioni spa, “società che si era aggiudicata in via definitiva l’appalto per i servizi di igiene urbana nel comune di Cellino, per l’importo di tre milioni e 397.844,01 euro, anche all’esito del contenzioso amministrativo che l’aveva visto opposta alla prima aggiudicataria Gialplast”. Le dazioni di denaro sarebbero state pari a “ventimila euro ogni tre-quattro mesi” e sarebbero state “promesse”, stando all’impostazione accusatoria.

La somma, poi, sarebbe stata “concretamente su incarico di Ricchiuto da Bruno per mezzo del Ricchiuto e Bruno, inoltre, “promettevano l’assunzione a tempo pieno di due lavoratori” part-time “affinché tutti si adoperassero ad omettere o a fattivamente compiere plurimi atti contrari comunque imputabili all’Amministrazione comunale di Cellino e in particolare per ricevere illeciti vantaggi personali e in favore della Igeco”, si legge nel capo di imputazione. “Illeciti vantaggi – è scritto – da conseguirsi attraverso la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, attraverso la conseguente omessa contestazione di inadempienze nell’espletamento del servizio”. Secondo il pm, le “circostanze” sarebbe state “anche implicitamente promesse e realizzate con la nomina” di un professionista avvenuta il 22 marzo 2013.

Igeco “attraverso la predisposizione di atti amministrativi illegittimi ovvero omessi comunque imputabili al Comune” avrebbe usato dei “terreni urbanisticamente incompatibili rispetto alla allocazione del centro raccolta materiali” che, stando a quanto stabilito nel bando di gara “era onere della stessa società offerente realizzare e organizzare tanto da necessitare, della predisposizione di un idoneo progetto e da ricevere specifici punteggi da parte della Commissione”. Tutto questo sarebbe stato possibile “attraverso l’illecito aumento del canone da corrispondere alla società aggiudicataria dell’appalto”.

La documentazione acquisita in fase di indagine ha portato il pm a sostenere che ci sia stato un “incremento dei servizi nella misura annua di 34mila euro oltre Iva, corrispondente a circa il 5 per cento dell’importo mensile di 56.630,73 euro, in palese violazione del principio di immodificabilità dell’oggetto del contratto”.

“Promesse fatte e accettate in Cellino San Marco, in data precedente e prossima al 27 aprile 2013, presso la tenuta Carrisi (la famiglia è ovviamente assolutamente estranea all’inchiesta, ndr), a Lecce il 2 luglio davanti al bar di via Zanardelli, e dazioni avvenute presso lo studio legale del sindaco di allora, a San Pietro Vernotico, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2014 e l’aprile dello stesso anno”.

L’ex sindaco Francesco Cascione figura tra i testi citati dal pm assieme agli altri che hanno scelto di patteggiare:  Francesco Francavilla, titolare di un chiosco per alimenti, che ha concordato la pena a due anni; Omero Molendini, “consulente non retribuito del Comune e referente politico di rilievo ” e Gianfranco Quarta, ex assessore alle Attività produttive per i quali la pena è tre anni e otto mesi. Testimoni dell’accusa sono anche: Corrado Prisco, ex vice sindaco con delega ai Lavori Pubblici e Gianfranco Pezzuto, ex assessore al Bilancio, condannati entrambi  a tre anni e quattro mesi.

Nella lista della difesa, figurano tra gli altri Luigi Vitali e Pietro Iurlaro.

Parte civile è il comune di San Pietro Vernotico rappresentato dall’avvocato Cosimo Pagliara, il quale ha depositato istanza di richiesta danni per cinque milioni di euro, sia nel processo ordinario che in quello abbreviato.

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