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L'ex direttore Inps: “Mai corrotto nessuno, né minacciato il mio successore”

Lungo esame davanti al Tribunale per Cesare Bove, ex dirigente dell'Istituto di Brindisi: è accusato di corruzione per biglietti al Verdi e per il basket e per l'assunzione di un parente

BRINDISI – “Non ho mai corrotto nessuno, né mai ho minacciato il nuovo direttore dell’Inps e non ho neppure rilasciato Durc non corrispondenti al vero”: esame fiume davanti al Tribunale per Cesare Bove, 64 anni, ex dirigente responsabile della sede dell’Istituto di Brindisi, finito sotto processo con le accuse di minacce ai danni del suo successore e di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, in concorso con l’ex amministratore della Colmec, Antonio Corlianò,  ex presidente della New Basket, scomparso un anno fa.

La sede Inps di piazza Vittoria a BrindisiNell’udienza di oggi (2 novembre) davanti al Tribunale in composizione collegiale, presidente Gienantonio Chiarelli, Bove si è sottoposto al fuoco di domande del rappresentante della pubblica accusa e del suo difensore, Massimo Manfreda. Il penalista ha depositato due volumi contenenti documenti ritenuti prove determinanti per dimostrare la correttezza delle condotte del funzionario. L’esame proseguirà nella prossima udienza fissata prima della fine dell’anno, destinata ad altri contestazioni mosse nei capi di imputazione.

Il Tribunale si è espresso in relazione alla posizione di Corlianò, con sentenza di non doversi procedere per morte del reo, come chiesto dai difensori dell’imprenditore, Ladislao Massari e Simona Attolini. Bove e Corlianò sono stati entrambi rinviati al giudizio del Tribunale perché “il primo in qualità di direttore vicario dell’Inps, dal 30 agosto 2004 sino al primo gennaio dell’anno successivo e poi come reggente” avrebbe permesso il “rilascio alla Colmec Srl di documenti unici di regolarità contributiva, Durc, necessari sia per la partecipazione a gare pubbliche sia per il pagamento di appalti già aggiudicati, in assenza dei presupposti di legge, poiché la ditta avrebbe avuto pendenze debitorie nei confronti dell’Inps.

In cambio il dirigente dell’ente di previdenza avrebbe ottenuto “un contratto a progetto in favore di un familiare, laureato in chimica e nominato consulente esterno dell’azienda, nonché il pagamento di tre abbonamenti al Nuovo Teatro Verdi e altrettanti per il palazzetto per gli anni 2008-2011”. Bove è accusato, inoltre, di aver usato “violenza e minaccia nei confronti di Tommaso Chimenti” che era subentrato al suo posto in qualità di direttore per “costringerlo a compiere attività contrarie ai suoi doveri di ufficio”.

Nella ricostruzione della Procura, lo contattò “telefonicamente, presso la sede dell’istituto , in una lunga conversazione piena di invettive, minacce e insulti, per la collaborazione doverosamente prestata all’autorità giudiziaria nel corso dell’indagine” e poiché Chimienti “riagganciò, lo attese al termine dell’orario di lavoro nei pressi del luogo in cui aveva posteggiato l’auto, gli sbarrava il cammino con la sua vettura, lo costrinse a fermarsi lo minacciò dicendo ‘io ti faccio trovare morto steso su un letto’ se avesse continuato ad ostacolare i suoi interessi”. Successivamente, quando Chimienti riuscì a “disimpegnarsi, lo raggiunse costringendolo a fermarsi di nuovo”.

Con rito abbreviato erano stati giudicati gli altri tre imputati: la compagna di Bove, Gabriella Iafelice che ha incassato l’assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto, così come invocato dal suo difensore, Massimo Manfreda, mentre il finanziere  Pasquale Lisi, all’epoca in servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria, è stato condannato alla pena di cinque anni e sei mesi e l’avvocato Giovanni Faggiano a un anno e quattro mesi.

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